L’oro è ancora un bene rifugio in portafoglio? Dai 15 titoli europei ad alto dividendo ai Btp lunghi, ecco le alternative
L’oro è ancora un bene rifugio in portafoglio? Dai 15 titoli europei ad alto dividendo ai Btp lunghi, ecco le alternative
L’oro sopra i 5.500 dollari espone il portafoglio al rischio di volatilità e di azioni speculative sul lingotto. Tutto il contrario della sua funzione tradizionale: per questo è utile guardare alle alternative

di di Marco Capponi e Francesca Gerosa 30/01/2026 20:00

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Euro/Dollaro
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L’oro è ancora il bene rifugio per eccellenza? La dinamica che i mercati hanno osservato tra giovedì 29 e venerdì 30 gennaio sembrerebbe suggerire il contrario: dopo essere arrivato sopra il traguardo record (l’ennesimo) di 5.500 dollari l’oncia - con una crescita del 13% in appena una settimana - il lingotto ha ritracciato con forza scendendo sotto quota 5.000.

I valori restano altissimi, certo, ma oscillazioni così marcate e repentine spingono non pochi commentatori a domandarsi se il metallo giallo sia ormai qualcosa di diverso rispetto al bene rifugio per antonomasia di un portafoglio. E a prescindere dalla futura traiettoria del lingotto la domanda è quasi d’obbligo: esistono asset che assolvano alla funzione tradizionale dell’oro, ma senza il rischio di azioni speculative improvvise contro il prezioso metallo?

Cedole alte e qualità

Di base, al di là della contingenza attuale, «l’oro ha uno svantaggio rispetto ad altri asset: non incorpora un rendimento, o carry, come un’obbligazione», sottolinea Diego Franzin, head of portfolio strategies di Plenisfer sgr. Al contempo, però, aggiunge, «è l’unico dei rifugi a non presentare rischio di controparte. Questo permette di essere effettivamente svincolati da qualsiasi decisione geopolitica».

Morale della storia: «una parte di oro in portafoglio andrebbe a mio avviso tenuta, ma a fianco si possono mettere aziende di qualità che producono cash flow tramite dividendi». È proprio questo il primo potenziale rifugio nella fase di incertezza attuale: titoli azionari di qualità, che magari stacchino dividendi elevati.

La tabella in basso riunisce le 15 azioni dello Stoxx Europe 600 più generose a livello di rendimento da dividendo atteso: la classifica parla anche molto italiano perché tra i titoli compaiono Mps (9,8% il dividend yield), Stellantis e Banco Bpm (8,3%), ma anche Var Energi (14,1%), la controllata norvegese di Eni quotata a Oslo. Il dividendo non è tutto però: in ottica di rifugio, è importante guardare anche alla tenuta dei fondamentali, privilegiando aziende solide, magari leader nei loro settori. Quelle che tecnicamente ricadono sotto l’ombrello del fattore quality. Come ricorda Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments Italia, «a volte i dividendi troppo alti non sono sostenibili a lungo e i prezzi tendono a decrescere: meglio puntare su aziende che staccano cedole nell’ordine del 3-6%, ma sostenibili e crescenti nel tempo».

Evergreen Bund, alternativa Btp

Sempre in ottica di flusso cedolare e stabilizzazione del portafoglio (con un occhio al fisco, vista la tassazione agevolata al 12,5%), un valido rifugio può essere rappresentato dai titoli di Stato. A cominciare dal Bund tedesco, prima scelta per Gianni Piazzoli, cio di Vontobel Wealth Management Sim. «Il Bund può contare sull’unica grande economia europea in grado di imprimere un forte stimolo fiscale pluriennale da 1.000 miliardi di euro e mantenere contemporaneamente un debito pubblico al 67% nel 2027, quando la media dei paesi Ue, esclusa appunto la Germania, si collocherà intorno al 110%». Con l’idea di utilizzare il Bund come bene rifugio, «quindi senza correre rischi di rialzo della parte lunga della curva dei tassi, è preferibile restare su scadenze medio corte, cioè 3-5 anni», aggiunge Piazzoli.

L’altra strada, sempre più interessante visto il feeling tra debito pubblico italiano e grandi investitori, è quella del Btp. «Lungo tutta la curva è possibile, infatti, ottenere rendimenti reali positivi o comunque prossimi allo zero», argomenta Tommaso Gragnolati, head of investment consulting di Banca Investis. Nella tabella sono raccolti i titoli di Stato tricolore con le scadenze più lunghe, comprese tra il 2055 e il 2072. In questo caso si possono adottare due strategie: comprare bond che prezzino sopra la pari ma abbiano cedole annue intriganti (ad esempio un titolo al 2055 con cedola del 4,65%), oppure allungare la scadenza, comprare molto sotto la pari e scommettere sull’apprezzamento del capitale. In un’ottica di costruzione del rifugio del portafoglio, va precisato, la prima delle due vie resta di massima la più coerente.

Franco svizzero, porto sicuro?

Impossibile non pensare ai rifugi senza includere nella rosa la valuta che più di tutte incarna questo ruolo in portafoglio: il franco svizzero. Venuto meno lo storico status del dollaro (peraltro, il suo indebolimento è uno dei motivi della corsa dell’oro), il franco può ritagliarsi sempre più un ruolo da stabilizzatore.

La pensa così Piazzoli: «La Svizzera si inserisce nella graduatoria dei Paesi con valute strutturalmente sovraperformanti grazie a una disciplina fiscale ferrea e un avanzo di partite correnti importante». Se il franco si dovesse rafforzare eccessivamente «creerebbe un problema alla Banca Nazionale Svizzera in termini di deflazione importata: tuttavia la decisione da parte della Bns di portare i tassi ufficiali in territorio negativo, che potrebbe indebolire il franco, è ancora poco probabile».

Yen e altre valute

Il mondo valutario è uno di quelli più impattati dal nuovo regime di dollaro debole ed euro forte. Un’altra alternativa in termini di rifugio del portafoglio può essere lo yen, «che dopo anni di debolezza potrebbe stabilizzarsi alla luce dell’attenzione sui rischi di intervento volti a rafforzare la valuta giapponese e indebolire il dollaro», segnala Ole Hansen, head of commodity strategy di Bg Saxo e Saxo Bank. «Tuttavia, resta fragile a causa dei rischi fiscali interni del Giappone».

Come regola generale, ricorda Franzin di Plenisfer, «sulle valute è meglio usare cautela, perché sono soggette non solo alla politica monetaria ma sono sempre più usate anche come strumenti di geopolitica».

Alla finestra con il cash

Se l’incertezza geopolitica e i rischi sistemici (primo tra tutti il fattore Trump) non accennano a scemare e l’oro mostra dinamiche proprie di un asset d’attacco, può aver senso anche rimanere parzialmente liquidi, veicolando parte dei risparmi su strumenti a rischio pressoché inesistente che offrono comunque una sepur minima remunerazione. «In assenza di particolari fenomeni inflattivi, al momento preferiamo gestire le posizioni difensive nel portafoglio attraverso liquidità o titoli governativi», sottolinea, ad esempio, Gragnolati.

Se si vuole parcheggiare il denaro ma con la prospettiva di poterlo utilizzare in tempi rapidi, alla necessità, per investirlo nei mercati, gli strumenti sono essenzialmente due: da una parte i conti deposito svincolabili, con le migliori offerte sul mercato a un anno che arrivano al 2,25% lordo (1,67% al netto della tassazione al 26%). Dall’altra, gli Etf monetari ancorati al tasso interbancario a un giorno della Bce (Estr), attualmente all’1,93%, a cui vengono sommati 8,5 punti base. Di fatto, un rendimento annuo del 2,015%, con tassazione variabile ma più vicina al 12,5% che non al 26%.

Una strategia da rifugio 

Se quelli fin qui elencati sono degli strumenti di investimento utili per costruire un rifugio, rimane il fatto che devono essere collocati in una strategia di ampio respiro, pensata per esaltarne il loro valore in portafoglio. E questa strategia, oggi più che mai, si basa sul concetto di diversificazione.

«La diversificazione degli investimenti è oggi il vero bene rifugio», osserva Pozzi, che poi esemplifica il tutto ricorrendo al caso delle valute: «Non c’è più una valuta sicura, ci sono tante valute che possono fornire un mix di rendimenti e di potenziale di diversificazione, sempre più anche nei Paesi emergenti: da questo momento in avanti vanno guardate anche alcune valute asiatiche che fino a poco tempo fa si sono indebolite perfino contro il dollaro. Ad esempio, lo yuan è tornato a rafforzarsi gradualmente sul biglietto verde e dopo di lui potrebbero seguire anche yen, rupie e won». (riproduzione riservata)