L’operazione UniCommerz dimostra la necessità di una vera Unione Bancaria
L’operazione UniCommerz dimostra la necessità di una vera Unione Bancaria
L'unità normativa nell'Unione Europea è cruciale per facilitare fusioni come Unicredit-Commerzbank. L'attuale complessità regolamentare ostacola le aggregazioni, richiedendo una semplificazione per sostenere famiglie e imprese

di di Angelo De Mattia 30/06/2026 02:00

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È abbastanza semplicistico dare alla progettata operazione Unicredit-Commerzbank anche il ruolo di pilota o meglio di catalizzatore di altre aggregazioni transfrontaliere, qualora la concentrazione in questione vada in porto.

E ciò se solo si tiene conto che, almeno per ora, il governo tedesco ha annunciato che manterrà la sua partecipazione del 12% circa in Commerz senza, perciò, conferirla all'Opas.

Le aggregazioni ben possono anche coesistere con una presenza pubblica nel capitale, importante, ma di livello limitato, soprattutto perché non si prevede di certo un trattamento privilegiato della presenza pubblica.

Ma il vero stimolo alle concentrazioni cross border è l'unità normativa effettiva nell'Unione e nell'Eurozona così come quella dei controlli di Vigilanza, delle metodologie, dei criteri.

Insomma, occorre che il piano e il contesto siano assolutamente espressione dell'Unione bancaria per ora spesso citata ma solo parzialmente attuata; si deve trattare dell'esigenza che in passato spesso si menzionava come costruzione di una situazione di level playing field. Per non parlare poi della progettata, solo di larghissima massima, Unione del risparmio e degli investimenti.

Un quadro normativo da modificare

Sia chiaro: non è che si escluda che vi possano essere nuove aggregazioni e che un qualche stimolo lo dia anche l'eventualità di un approdo positivo dell'operazione in questione.

Ma questa segnala pure i numerosi ostacoli che si debbono affrontare e i diversi complessi autoritativi con il concorso di diverse Authority nonché le decine di autorizzazioni necessarie. Semmai, più che un incentivo a promuovere nuove concentrazioni, il caso Unicredit-Commerz può essere assunto come il quadro regolamentare e di controllo da incisivamente modificare, razionalizzare e semplificare.

Ma poi c'è anche da chiedersi se la diffusione di questo tipo di fusioni sia ineluttabile, quasi un approdo necessario per qualsiasi banca che voglia avere un futuro nel quale sia in grado di affrontare le competizioni nel settore.

E qui bisogna, invece, ribadire che non si compiono le aggregazioni per le aggregazioni: nel settore bancario esse debbono essere, con le relative operazioni, meglio in grado di sostenere famiglie e imprese, tutelare il risparmio, migliorare la qualità dei servizi. Non si tratta di una comune impresa, bensì dell'impresa-banca che, proprio per la sua natura e le sue peculiarità, deve rispondere a una serie di vincoli e obiettivi fissati dalla legge e che, in Italia, discendono dall'art. 47 della Costituzione. Si tratta, in ogni caso, di principi ai quali fa riferimento l'intera area.

A tutto ciò che si è ora detto occorre aggiungere il ruolo, e che ruolo, anche se da convitato di pietra, dei governi e delle forze politiche in presenza di operazioni di concentrazione. Il rigoroso rispetto delle regole del gioco non sempre si manifesta, mentre è, invece, cruciale, come la stessa vicenda tedesca dimostra. (riproduzione riservata)