L’Italia spinge sul gas libico: da Ravenna il maxi-impianto per azzerare lo spreco energetico
L’Italia spinge sul gas libico: da Ravenna il maxi-impianto per azzerare lo spreco energetico
Il gruppo Rosetti Marino vara un’infrastruttura da 5.200 tonnellate per il giacimento di Bouri. Un investimento da 1,3 miliardi che unisce la decarbonizzazione della Libia alla sicurezza energetica italiana, mentre a Roma il Governo accelera su rinnovabili e materie prime critiche

di Anna Di Rocco 06/05/2026 10:38

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Un gigante d’acciaio alto 45 metri prende il mare per ridisegnare gli equilibri del Mediterraneo. Domani giovedì 7 maggio, dal porto di Ravenna, salperà il maxi-modulo offshore realizzato da Rosetti Marino: destinazione campo petrolifero di Bouri, missione recuperare 3 milioni di metri cubi di gas al giorno che oggi vanno letteralmente in fumo. L’infrastruttura, un colosso da oltre 5.200 tonnellate, rappresenta una chiave di volta per il futuro energetico della Libia e, indirettamente, per la sicurezza degli approvvigionamenti italiani.

Operazione Bouri: un investimento da 1,3 miliardi contro il flaring

L’installazione del modulo sarà gestita dalla nave gru Saipem 7000 a circa 170 chilometri dalla costa libica. L’obiettivo dell’operazione, condotta da Mellitah Oil & Gas (joint venture tra Eni e la National Oil Corporation libica), è ambizioso: intercettare il gas associato che attualmente viene bruciato in torcia (flaring) durante le attività estrattive.

Questa iniziativa rientra in un piano d'investimento complessivo da 1,3 miliardi di euro, fondamentale per la strategia di Tripoli che punta all’azzeramento del flaring entro il 2030. Per la Libia, questo significa non solo ridurre drasticamente le emissioni e gli sprechi, ma anche sostenere un sistema energetico interno sempre più sotto pressione, specialmente durante i picchi di domanda estivi.

Per il sistema Italia, la commessa di Ravenna ha una duplice valenza strategica. Da un lato, conferma l’eccellenza della filiera industriale offshore nazionale e consolida lo storico asse energetico con Tripoli. Dall’altro, il recupero di questi volumi di gas lascia aperta la concreta possibilità di aumentare i flussi verso l’Europa attraverso il gasdotto GreenStream, che collega il terminale di Mellitah direttamente a Gela, in Sicilia.

La strategia di governo tra sicurezza e transizione

Il filo che lega il porto romagnolo alla Capitale è emerso chiaramente nell’incontro tenutosi a Palazzo Piacentini, mercoledì 6 maggio, tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Mentre l’industria offshore presidia le forniture tradizionali, il governo è al lavoro per accelerare sul fronte della transizione.

Al centro del colloquio tra i due ministri è stata ribadita la necessità di semplificare le procedure burocratiche per sbloccare le autorizzazioni nel settore delle rinnovabili, indispensabili per proteggere il sistema produttivo dagli shock energetici e dalla competizione globale. Durante il vertice in via Veneto sono stati esaminati i sette progetti italiani sulle materie prime critiche, già approvati dal Cite e inviati a Bruxelles nell’ambito del Critical Raw Materials Act. (riproduzione riservata)