La corsa globale all’intelligenza artificiale ha un nuovo terreno di scontro: quello delle infrastrutture. Mentre le big tech si preparano a investire centinaia di miliardi per alimentare i propri modelli (e le valutazioni), l’Italia prova a conquistare un posto nella partita attirando i grandi operatori internazionali dei data center. La posta in gioco è di 25,4 miliardi di euro di investimenti potenziali nel triennio 2026-2028, oltre tre volte i 7,1 miliardi spesi nel triennio precedente. E il conto potrebbe salire ancora, perché diversi progetti sono ancora fuori dal perimetro di quelli già riconosciuti come strategici. E anche perché il governo si prepara ad approvare in Consiglio dei ministri un nuovo progetto che nascerà in Sicilia.
Sono sette i programmi di investimento superiori al miliardo di euro che hanno ottenuto il riconoscimento di interesse strategico nazionale dal governo, per un valore complessivo superiore ai 25 miliardi. A fare la parte del leone è la Lombardia, con Milano e il suo hinterland diventati il principale polo di attrazione.
Il progetto più grande è quello di Vantage Data Center, che punta a investire circa 8 miliardi tra Melegnano, Settimo Milanese, Cornaredo e Travezzano. Seguono K2 Strategic Infrastructure, con 5,3 miliardi per un campus tra Zibido San Giacomo e Lacchiarella, ed Equinix, che prevede sette nuovi data center tra Settimo Milanese e Cusago per circa 4 miliardi. Altri 3 miliardi sono in programma con EdgeConneX tra l’area milanese e la provincia di Lodi, mentre Amazon Web Services investirà circa 1,2 miliardi tra Rho, Pero e Zibido San Giacomo.
La mappa si allarga anche fuori dalla Lombardia. Techbau punta a riqualificare l’ex centrale elettrica Galileo Ferraris di Trino, in Piemonte, con un investimento da 4 miliardi. In Sardegna, Energy Vault ha invece presentato Digital Vault Sulcis, un progetto da 1,49 miliardi nell’area dell’ex miniera di carbone di Monte Sinni. E potrebbe aggiungersi un nuovo intervento in Sicilia: secondo quanto anticipato dal ministro Adolfo Urso, il progetto arriverà prossimamente in Consiglio dei ministri.
Il riconoscimento di interesse strategico, previsto dall’articolo 13 del decreto-legge 104/2023 e ampliato nel 2025, consente di accelerare gli investimenti sopra il miliardo anche attraverso la nomina di un commissario straordinario. Ma i sette progetti non esauriscono il potenziale del mercato: altre iniziative, anche di grandi dimensioni, sono ancora in fase di sviluppo.
Le ricadute non si fermano alla costruzione degli impianti. La filiera italiana può intercettare una parte della domanda globale di sistemi di raffreddamento, generatori di corrente, turbine a gas e fibra ottica: comparti nei quali le imprese nazionali vantano competenze e una presenza consolidata sui mercati esteri. Un esempio arriva dagli Stati Uniti, dove secondo Istat l’export italiano di fibra ottica è raddoppiato nel triennio 2023-2025 rispetto ai tre anni precedenti. La ricerca Ida 2026 stima che lo sviluppo del settore possa sostenere 26 mila occupati a regime e attivare 36,9 miliardi di investimenti infrastrutturali tra il 2026 e il 2036. (riproduzione riservata)