L’Italia resta in procedura d’infrazione per deficit eccessivo: è questo il verdetto che emerge dai dati ufficiali Istat-Eurostat sulla Notifica dell’indebitamento netto e del debito trasmessi alla Commissione Europea. Nonostante i tentativi di rassicurazione, il deficit del 2025 si è attestato al 3,1% del pil, mancando ancora una volta l’obiettivo della soglia comunitaria del 3%.
Uno sforamento che per il governo guidato da Giorgia Meloni rappresenta non solo un ostacolo politico, ma anche un vincolo concreto sui conti pubblici. Restare sopra il limite, infatti, impedisce all’Italia di accedere alla cosiddetta clausola di salvaguardia, lo strumento che consentirebbe di ottenere margini aggiuntivi di spesa — a partire dai circa 12 miliardi richiesti per la difesa nel prossimo triennio.
Sul fronte del debito, Eurostat stima un rapporto debito/pil in salita al 137,1% nel 2025, rispetto al 134,7% del 2024. Si tratta del secondo valore più elevato nell’Unione europea dopo quello della Grecia, che tuttavia prosegue nel suo percorso di riduzione attestandosi al 146,1% (dal 154,2%). Al di sotto dell’Italia si colloca la Francia, il cui debito è visto in aumento al 115,6% del pil.
Le stime sono state confermate anche dall’Istat e, secondo quanto trapelato, già nelle ore precedenti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe preso atto, in un vertice a Via XX Settembre, dell’impossibilità di riportare il disavanzo sotto il 3% in tempo utile per uscire anticipatamente dalla procedura - che coinvolge altri nove Paesi Ue.
Eurostat ha inoltre precisato che, per rientrare formalmente sotto la soglia, il deficit dovrebbe scendere almeno al 2,95% del pil secondo le regole di arrotondamento. Da Bruxelles era filtrata un’apertura anche a un 2,99%, considerando fattori qualitativi e prospettici, ma la decisione finale sarà presa con il pacchetto di primavera della Commissione europea atteso per il 3 giugno.
Il dato assume un peso centrale anche in vista del nuovo Documento di finanza pubblica (Dfp), che il governo si appresta ad approvare (mercoledì 22 aprile) e inviare a Bruxelles entro fine mese. Il testo conterrà esclusivamente il quadro macroeconomico tendenziale, a legislazione vigente — una scelta dettata dall’elevata incertezza del contesto internazionale, segnata anche dalle tensioni in Medio Oriente e dal nuovo rialzo dei prezzi energetici.
Già a inizio aprile, l’Istat aveva certificato un deficit 2024 pari al 3,07% del pil, arrotondato al 3,1%, dunque sopra la soglia necessaria per chiudere in anticipo la procedura aperta nel 2024. «Io ai miracoli ci credo», aveva commentato nei giorni scorsi Giorgetti. Ma il miracolo, alla fine, non c’è stato. Le indicazioni preliminari sul Dfp segnalano inoltre un rallentamento dell’economia: la crescita del pil per il 2026 è attesa al ribasso rispetto alle precedenti stime, che indicavano un aumento dello 0,7%, confermando un quadro macroeconomico più fragile e complesso per i conti pubblici italiani. (riproduzione riservata)