L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, petrolio sull’orlo di uno shock dopo gli attacchi USA-Israele la morte di Khamenei
L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, petrolio sull’orlo di uno shock dopo gli attacchi USA-Israele la morte di Khamenei
Teheran blocca il passaggio chiave del greggio mondiale. Usa: «Evitate il Golfo». Lunedì i mercati misureranno il rischio di un balzo fino a 100 dollari al barile, dallo Stretto passa un terzo delle esportazioni mondiali di petrolio via mare

di di Giusy Iorlano 01/03/2026 10:02

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Lo scenario che i mercati temevano si è materializzato: l’Iran sotto attacco degli Stati Uniti e di Israele è travolto dalla morte della Guida Suprema Ali Khamenei – primo obiettivo dell’azione militare congiunta - ha chiuso da sabato 28 sera lo Stretto di Hormuz. Mettendo a rischio la circolazione di buona parte del greggio dell’area. Lo ha annunciato l’agenzia di stampa iraniana Mehr News Agency.

Le navi non possono quindi più attraversare il cruciale passaggio marittimo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, con Paesi esportatori come Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi Uniti che da lì inviano la maggior parte della loro produzione.

Secondo l'agenzia il blocco, descritto come una misura di sicurezza e controllo in risposta alle recenti aggressioni militari statunitensi e israeliane sul territorio iraniano, ha portato a un arresto completo del traffico commerciale, con numerose petroliere ferme in attesa fuori dal Golfo Persico o accumulate all'ingresso orientale dello stretto.
 

Dati di monitoraggio marittimo indipendenti confermano una drastica riduzione dei transiti, con molte compagnie di navigazione e major petrolifere che hanno sospeso le spedizioni di greggio, carburanti e Gnl per precauzione, temendo rischi per la sicurezza.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc, i pasdaran) ha notificato alle navi che il passaggio non è autorizzato in questa fase, definendo lo stretto "zona di operazioni militari”. Teheran ha ribadito che la misura è temporanea ma proporzionata alle minacce in corso, riservandosi il diritto di mantenere il controllo totale per tutelare la sovranità nazionale.

In parallelo, anche gli Stati Uniti hanno esortato le navi commerciali a evitare l’area dopo l’attacco congiunto di Washington e Israele contro Teheran. Il Dipartimento dei Trasporti americano ha segnalato «significativa attività militare» nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico, raccomandando alle imbarcazioni di tenersi alla larga.

I mercati guardano a lunedì: rischio shock sul greggio

Gli occhi ora sono puntati sull’apertura dei mercati. Da Hormuz transita circa un terzo delle esportazioni mondiali di petrolio via mare. Secondo Kpler, nel 2025 sono passati nello Stretto circa 13 milioni di barili al giorno, pari al 31% dei flussi globali marittimi di greggio.

A giugno 2025, quando Israele colpì i siti nucleari iraniani, il petrolio registrò un forte scossone per poi stabilizzarsi una volta chiarito che Hormuz non era stato chiuso. Ma questa volta il rischio appare più sistemico.

«L’attacco all’Iran ha sicuramente ripercussioni più ampie rispetto al Venezuela», ha osservato Florian Weidinger, cio di Santa Lucia Asset Management, alla Cnbc. «Il Venezuela era una storia di produzione. L’Iran è una storia di strozzature».

Il Financial Times sottolinea che i prezzi sono già saliti di 10 dollari al barile dall’inizio dell’anno per effetto delle tensioni geopolitiche. Ora il mercato teme un’ulteriore impennata legata a possibili rallentamenti o blocchi dei flussi marittimi.

Opec+ valuta un maxi-aumento

Il primo marzo è in calendario una riunione già programmata dell’Opec+. Secondo indiscrezioni, i Paesi membri potrebbero discutere un aumento più consistente della produzione rispetto a quanto previsto. Resta da capire se un eventuale maxi-aumento sarebbe sufficiente a stabilizzare i prezzi in caso di escalation.

William Jackson, capo economista per i mercati emergenti di Capital Economics, ha dichiarato al Khaleej Times che in caso di conflitto prolungato il petrolio potrebbe salire «fino a 100 dollari al barile».

I possibili scenari per il greggio

Per Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia in caso di attacco simbolico o circoscritto, con risposta iraniana moderata, il petrolio potrebbe registrare uno spike iniziale seguito da un riassestamento. Possibile rialzo tra +2% e +6%, con volatilità laterale-rialzista.

Se Teheran mantenesse alta la pressione sulle rotte marittime senza arrivare a un blocco prolungato, la volatilità resterebbe elevata e il greggio sensibile alle notizie.

L’altro scenario, quello con un attacco massiccio e blocco definitivo di Hormuz, è il più estremo. Il mercato inizierebbe a prezzare una vera dislocazione dell’offerta globale. Possibile rialzo tra +5% e +15%, con ampliamento della volatilità intraday e rischio gap su nuove headline.

In questo contesto non si muoverebbe solo il petrolio: attese tensioni anche su oro, dollaro e yen giapponese, con dinamiche tipiche da fuga verso beni rifugio. (riproduzione riservata)