Ma dove va il mondo?
Non credo di essere né il primo né l’unico a chiederselo, vista la pioggia di pessime notizie che ogni giorno arrivano ai cittadini da ogni parte del mondo e che, se parlano di guerre in atto, mettono più che paura, terrore. Ma ci sono anche notizie tecnologiche che, magari, con minor evidenza, se analizzate mettono anch’esse paura.
Tanto per non girare intorno al problema, mi riferisco a quanto viene comunicato dagli stessi produttori di intelligenza artificiale o AI che dir si voglia.
In primo luogo, mettono paura le cifre, sempre di trilioni di dollari che sono in ballo. Poi ci sono le dichiarazioni degli stessi produttori di AI, come i fratelli Dario e Daniela Amodei di Anthropic, i primi a parlare chiaramente di pericoli veri per la civiltà in cui viviamo. Ora si legge che per non apparire come lupi mannari, anche OpenAI e Google, stimolati dagli avvisi dei fratelli Amodei, sembrano volersi allineare con loro in una sorta di ipotesi di dialogo per trovare, si sente dire, soluzioni condivise appunto ai rischi sempre più gravi della nuova AI.
Ma quali sono questi rischi? Lo ha spiegato con chiarezza Dario Amodei sostenendo, per semplificare, che l’intelligenza artificiale stessa è in grado di autoalimentare il suo sviluppo che quindi dipende dalla macchina stessa e non dall’opera dell'uomo. Una prospettiva che non aveva riguardato neppure il crescente pericolo atomico, perché le bombe atomiche non erano intelligenti, ma dipendevano dall’intelligenza, o prudenza, o rispetto per il genere umano, che per esempio un essere come Adolf Hitler non aveva e per la verità anche altri non ebbero, se ci fu l’esplosione di Hiroshima. E ora si ha notizia che il ras russo minaccia di usare proprio la bomba atomica contro l’Ucraina. La storia del mondo è quindi costellata di scoperte derivate dalla scienza che, avendo anche alti valori positivi come la AI, sono diventate allo stesso tempo causa di gigantesche catastrofi e minacce per la libertà e la sicurezza degli esseri umani.
Se da una parte, quindi, fa piacere che a far suonare l’allarme siano stati il figlio e la figlia di italiani emigrati negli Usa da Massa Marittima, in Maremma, dall’altra non è difficile prevedere che per il vile denaro o il vile potere ci possano essere altri che da quei poteri catastrofici tentano e tenteranno di ricavarne il maggior potere e il maggior profitto.
Ma in passato non era mai successo che qualcuno potesse avere il potere che oggi può generare l’intelligenza artificiale. Neppure, appunto, con lo sfruttamento dell’atomo era mai successo che gli uomini potessero essere soverchiati dall'atomo stesso, se non con un uso della bomba atomica come a Hiroshima, e Dio sa se lo sfruttamento dell'atomo ha avuto e ha anche valori super positivi nelle cure mediche a vantaggio del genere umano.
Intendiamoci, a oggi la AI non ha gli stessi pericoli distruttivi delle bombe atomiche, ma ha una caratteristica altrettanto pericolosa: cioè quella di potere essere essa stessa a decidere, sostituendo l'intelligenza e la volontà dell'uomo.
Al di là della volontà di chi domina l’evoluzione della AI (e certamente il gesto di Amodei di imporre l’allarme anche agli altri due giganti, è molto importante) ora spetta ai governi del mondo ma in particolare a quello americano di stabilire le regole e di imporre sanzioni enormi (fino al carcere) a chi non le rispettasse. Ma si dà il caso che alla Casa Bianca ci sia il presidente meno equilibrato (non parliamo di saggezza) della storia americana.
Ci sarebbe da meravigliarsi se le società dei figli di Donald Trump partecipassero alla quotazione in borsa di OpenAI? Visto i precedenti, anche sulle criptovalute, non c’è spazio per meravigliarsi di nulla con questa presidenza americana.
Ma intanto è necessario capire perché i fratelli Amodei sono partiti con l’allarme e sono riusciti a coinvolgere, almeno nell’allarme, anche OpenAI e Google. Se alla Casa Bianca ci fosse un presidente diverso dall'attuale, a quest’ora sarebbe già partito l’allarme generale. Invece, silenzio, che del resto è meglio di una qualsiasi dichiarazione che sicuramente l’ossigenato presidente potrebbe avere nel retroterra del suo gruppo qualche interesse diretto o indiretto della famiglia.
In altri tempi avrei telefonato alla mia amica, oltre che bravissima collega, Maria Bartiromo, per sapere qual è l’esatta situazione. Ma, ahimè, da quando ha lasciato i nostri partner televisivi di Cnbc, Maria ha imboccato la strada del rapporto personale, tutto a favore del presidente Trump. Fino al punto che un uomo tutt’altro di sinistra come l’editore di Fox News, Rupert Murdoch, l’ha licenziata. Mi dispiace per un’amica di famiglia come Maria ma i messaggi che si è scambiata con il presidente Trump non hanno lasciato spazio, appunto, neppure a un editore conservatore come Murdoch. Nonostante ciò, al primo viaggio a New York, andrò sicuramente a trovare Maria.
E non vi è sicuramente dubbio che nel frattempo Trump avrà trovato il modo di affacciarsi alle recenti finestre dell’AI. Lo faranno i figli che potranno sottoscrivere azioni della prima società di AI americana che si quoterà in borsa, ma non è detto che non intervenga lui stesso con qualche dichiarazione interessata. Le prime reazioni sono preoccupanti. Nel suo social, Trump ha definito una bufala questi allarmi, e che l’unico argine di cui l’IA ha bisogno, «è un presidente forte e intelligente, con un quoziente di intelligenza elevato». Siamo messi bene.
Proprio per questo allarme, essendo noi di Class editori, i primi (e per ora unici), realizzatori di una AI generativa in Italia, MFGpt, ritengo necessario spiegare la natura nient’affatto pericolosa della nostra realizzazione e la correttezza dei contenuti e delle risposte alle domande di chi ha avuto il privilegio di usarla, avendone sottoscritto l’abbonamento.
MFGpt è una AI conversazionale che attinge, per le risposte, all’archivio di 40 anni della casa editrice, la cui ricorrenza è avvenuta proprio all'inizio di questa settimana con la proiezione di uno straordinario documentario «Una giornata lunga 40 anni» curato dal professor Davide Rampello e la illustrazione di altri documenti alla Triennale di Milano, con un ricevimento e cena a cui hanno partecipato alcune delle più significative personalità italiane, o in presenza o con collegamenti televisivi, come quello del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, del sottosegretario di stato Alberto Barachini, del presidente della Consob Guido Stazi, dell’editore del Corriere della Sera, Urbano Cairo con il direttore Luciano Fontana, dei Ceo di Stellantis, Antonio Filosa, di Eni, Claudio Descalzi, di Alessandro Benetton.
Come eravamo riusciti a fare a pochi anni dalla fondazione, con la creazione del primo sito internet dedicato all’informazione economica e finanziaria, ottenendo immediatamente una valutazione borsistica stratosferica sopra al miliardo di euro, oggi siamo i primi non solo in Italia ma anche in Europa, con l’unica eccezione del Financial Times che tuttavia ha improvvidamente ceduto gli archivi fino al 2004 proprio a OpenAI. E proprio quell’acquisto spiega che, senza una base di informazione digitalizzata, non è possibile realizzare una AI autonoma. Vari editori, italiani, allettati dalle offerte consistenti di strutture come OpenAI hanno venduto i loro archivi, ora pentendosene amaramente.
È successo anche ad alcune case editrici italiane, mentre sta maturando un grande progetto europeo di cui Class Editori è promotore con quotidiani di 27 paesi europei, sì da garantire agli europei una struttura concorrenziale unica, sul piano della conversazione attraverso domande, con risposte che si differenziano da quelle di OpenAI perché per ogni componente della risposta viene indicata la fonte. Chi fa, in maniera indipendente, il mestiere di informare sa che per il lettore la conoscenza delle fonti è fondamentale per essere sicuro di quanto legge. Impostazione del tutto diversa quella di OpenAI perché o non mette affatto le fonti o, al massimo, riunisce le sigle delle stesse dopo il testo. Insomma, fa una marmellata di cui non si conosce l’origine.
Non vi è dubbio che nell’ambito dei nostri accordi internazionali il nostro data base sarà arricchito dei contenuti dei maggiori editori indipendenti, con la rigorosa indicazione delle fonti ogni pezzo della risposta.
Tutto ciò si tradurrà in una vera rivoluzione con dimensione europea, in diretta concorrenza con i giganti americani per la parte di AI conversazionale, cioè per avere risposte e informazioni sui temi di interesse costante: il nostro sistema permette infatti di indicare la fonte per i settori, le società, quotate o non quotate, il fashion, le società americane e di molti paesi del mondo grazie all’archivio di Global Finance, la nostra casa editrice a New York, coprendo anche i settori del fashion, del lifestyle, del design, della cultura, con parole e video.
Richiedendo i temi delle aree di maggior interesse, l’abbonato può ricevere ogni mattina tutte le nuove informazioni, oltre a poter fare qualsiasi approfondimento e richiesta estemporanea. La prospettiva europea, almeno sul piano dell’informazione ma anche di analisi, sarà conoscere quanto succede nel mondo essendo colossale la rete di giornalisti basata nei paesi più importanti del mondo. E non ci saranno i rischi che hanno denunciato i fratelli Amodei di una AI che mangia sé stessa e procede senza che sia possibile controllarla, appunto perché avviene quanto ho scritto nella prima parte di questo Orsi&Tori. I fratelli Amodei con maggiore serietà di tutti gli altri operatori hanno denunciato che la tecnologia stramiliardaria genera appunto un auto-sviluppo incontrollabile per la potenza e la struttura stessa dei tre maggiori sistemi al mondo.
Con la possibilità di MFGpt realizzata in casa grazie a un team di grande qualità nel campo tecnologico e con la prospettiva di cedere a molti altri editori europei il nostro sistema, si acquisiranno due fondamentali vantaggi: 1) avere, oltre i nostri 40 anni di informazioni indipendenti, e in prospettiva gli archivi dei migliori editori europei; 2) la creazione di un network unico, non solo perché europeo ma anche perché copre, insieme a noi anche l’informazione dei maggiori paesi del mondo, dove abbiamo giornalisti-corrispondenti.
Vogliamo sfidare i giganti americani? Non sul piano della loro forza finanziaria ma appunto con il legame che ci unisce da tempo attraverso European Business Media, la più importante associazione dei maggiori editori di giornali economico-finanziari del continente europeo.
Inutile dire che, quando tutto ciò diventerà operativo, saremo in grado di coprire integralmente i maggiori mercati, dove per altro le singole partnership che Class Editori ha già con gruppi come CNBC nel campo televisivo, con l’agenzia di news MT Newswires che copre il mondo, con la collaborazione con Dow Jones per Wall Street Journal, con le partnership con i tre gruppi più importanti cinesi e cioè l’agenzia Xinhua News, la catena televisiva China media group e il giornale economico del gruppo People’s Daily, abbiamo giù tutte le informazioni più rilevanti sia dagli Usa che dalla Cina, con la loro rete di corrispondenti in tutto il mondo.
Nella celebrazione dei 40 anni di Class editori, quotata al mercato principale, abbiamo preso lo slancio per sviluppare sempre di più i nostri data base, che messi a disposizione di MFGpt offriranno ai nostri lettori, spettatori dei tre canali televisivi, smanettoni dei nostri siti, partecipanti ai nostri numerosi eventi, lettori delle notizie delle partnership in Europa, Cina, America e Asia un sistema di informazione unico in Italia.
Ma unico anche per un altro fondamentale dettaglio. Class Editori, che è nata in partnership con la Bocconi, la più autorevole università italiana non solo per il settore economico, non ha interessi padronali da difendere, come pochi media in Italia. Ha invece lo spirito di servizio per il paese che da sempre anima l’Università Bocconi, la quale non a caso, giovedì 17 ha ospitato all’interno della Sda, uno straordinario dialogo fra il meglio del sistema produttivo italiano e un gruppetto di straordinari studenti e alunni che hanno animato la più bella conferenza che si poteva organizzate per i 40 anni di Class editori, nata, vale ripeterlo, proprio con la partecipazione azionaria della prima Università italiana.
Grazie signor presidente Andrea Sironi, grazie signor rettore Francesco Billari, grazie a Stefano Caselli, dean della SDA, la scuola di management. E grazie, anche se ci guarda dall'alto del cielo, al professor Luigi Guatri che come amministratore delegato e rettore della Bocconi 40 anni fa, credette in un gruppetto di giornalisti che avevano un solo obbiettivo: fare informazione indipendente e obbiettiva per tutti i lettori e utilizzatori dei nostri sistemi. (riproduzione riservata)