L’inflazione è salita oltre le attese a settembre nei maggiori Paesi europei, sulla scia dell'aumento dei prezzi dell’energia per la guerra in Medio Oriente. Il dato armonizzato a livello europeo è arrivato al 4,1% su base annua in Italia (dal 3,2% di agosto e rispetto al 3,8% atteso), al 3,3% in Germania (dal 2,9% di agosto e rispetto al 3,2% atteso), al 3,4% in Francia (dal 2,6% di agosto e rispetto al 3,1% atteso) e al 5% in Spagna (dal 4,6% di agosto, come reso noto martedì).
Venerdì 2 ottobre sarà pubblicato il valore complessivo dell’Eurozona, che ad agosto aveva toccato il 3,2% e a settembre potrebbe salire attorno al 3,7% secondo le previsioni di mercato.
La crescita dell’inflazione mette in difficoltà i governi (con Italia e Francia che si preparano alle elezioni l’anno prossimo) e mette pressione sulla Bce per un ulteriore rialzo dei tassi, saliti dal 2 al 2,5% dopo le due strette di giugno e settembre. I mercati vedono altri tre-quattro aumenti dello 0,25% entro fine 2027, con la prossima mossa scontata al 30% per ottobre e considerata certa per dicembre.
Nei giorni scorsi la presidente Bce Christine Lagarde ha comunque ricordato che la risposta di politica monetaria «appropriata» resta quella «misurata», cioè senza forti rialzi dei tassi, poiché i più alti rendimenti di mercato freneranno l’economia e l’inflazione dell’energia si è trasferita finora in modo limitato agli altri prezzi. Tuttavia più a lungo dura il conflitto in Medio Oriente, più aumenta la probabilità di propagazione del carovita.
Secondo le previsioni Bce, l’inflazione dovrebbe salire al 3,6% nel quarto trimestre, dal 3,3% del terzo. Tuttavia nello scenario avverso delle proiezioni, con prezzi dell’energia non lontani da quelli attuali, l’inflazione arriverebbe al 4% nel quarto trimestre di quest’anno e anche nel primo del 2027. (riproduzione riservata)
In dettaglio in Italia l’inflazione ha raggiunto a settembre il livello più alto da tre anni (4,2% il valore nazionale non armonizzato Ue, dal 3,3% di agosto).
Istat ha rilevato che l’accelerazione è dovuta soprattutto alla crescita dei prezzi dei beni energetici (da 17,1% a 22,3%) e degli alimentari non lavorati (da 3,8% a 5,5%). In aumento anche i dati relativi al carrello della spesa (da 0,9% a 1,7%) e ai prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da 4,3% a 5,3%). L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è salita in misura più lieve, da 1,5% a 1,7%.
«Il quadro è meno allarmante di quanto suggerisca il dato aggregato, ma non è del tutto rassicurante», ha osservato Paolo Pizzoli, senior economist di Ing. «Il picco di settembre sembra dovuto soprattutto allo shock energetico piuttosto che a una ripresa generalizzata delle pressioni sui prezzi domestici. Tuttavia l’aumento del valore sugli acquisti ad alta frequenza renderà il rimbalzo dell’inflazione particolarmente visibile alle famiglie e potrebbe pesare sul potere d’acquisto reale».
L’inflazione acquisita in Italia per il 2026 si attesta ora al 3,1% per l’indice complessivo, mentre rimane all’1,9% per l’inflazione di fondo. Secondo Pizzoli, «considerando che da ottobre ci saranno ulteriori aumenti delle bollette energetiche in regime tutelato, l’inflazione rimarrà probabilmente al di sopra della soglia del 4% nell’ultimo trimestre del 2026, spingendo l’inflazione media del 2026 al 3%».
I prezzi dell’energia «hanno registrato un’impennata in tutti i Paesi», ha rilevato Giada Giani, economista di Citi. «Il trasferimento dell’aumento dei prezzi del gas è più difficile da monitorare rispetto a quello del petrolio, e quindi più suscettibile di generare sorprese inflazionistiche. Inoltre in Italia la tariffa elettrica regolamentata salirà del 37,3% a ottobre, come annunciato questa settimana dall’Arera. All’inizio del prossimo anno sono previsti anche ulteriori adeguamenti dei contratti delle utility».
Dopo i dati di Italia, Germania, Francia e Spagna, Citi stima che l’inflazione complessiva dell’Eurozona salirà al 3,8% a settembre, oltre le attese di mercato. In tal caso il dato sarebbe superiore di circa lo 0,2% rispetto alle previsioni Bce. (riproduzione riservata)