L’inflazione sale al 3,3% nell’Eurozona ad agosto. Si avvicina l’aumento dei tassi Bce
L’inflazione sale al 3,3% nell’Eurozona ad agosto. Si avvicina l’aumento dei tassi Bce
È il livello più alto da settembre 2023. I mercati scontano una stretta della banca centrale nella riunione del 10 settembre. Sale anche il dato in Italia

di Francesco Ninfole 01/09/2026 11:36

Ftse Mib
51.915,18 17.40.00

-1,33%

Dax 30
25.970,11 18.00.00

-1,10%

Dow Jones
52.727,44 19.26.48

-0,86%

Nasdaq
26.123,41 19.21.45

-0,94%

Euro/Dollaro
1,1588 19.07.04

-0,03%

Spread
84,73 17.30.07

+0,20

L’inflazione sale al 3,3% ad agosto nell’Eurozona rispetto al 2,9% di luglio, raggiungendo così il livello più alto da settembre 2023 e rafforzando le aspettative di un aumento dei tassi Bce nella riunione del 10 settembre. È quanto emerge dalla stima preliminare di Eurostat.

L’aumento del valore su base annua è stato in linea con le attese degli analisti e risente dell’aumento dei prezzi dell’energia (+14,3%, dal +10,3% di luglio) legato al conflitto in Medio Oriente.

La buona notizia, come ha osservato anche il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, è che l’inflazione di fondo, al netto di energia e cibo, è scesa al 2,4% (dal 2,5% di luglio). Questo vuol dire che gli aumenti di gas e petrolio per il momento non si stanno trasferendo in misura rilevante agli altri prezzi. Anche il dato nei servizi è calato al 3% (dal 3,3%). Il carovita alimentare è rimasto stabile all’1,2%.

I mercati scontano un rialzo dei tassi Bce (dal 2,25% al 2,5%) nella riunione del 10 settembre e vedono altre due strette l’anno prossimo (entro febbraio 2027 e poi entro luglio).

Per Capital Economics «l’aumento dell’inflazione di agosto, trainato dal settore energetico, potrebbe rafforzare le ragioni a favore di un aumento dei tassi la prossima settimana, ma la Bce dovrebbe trarre rassicurazione dall’assenza di effetti indiretti e di secondo ordine».

Secondo Ing l’aumento dell’inflazione «rende più facile per la Bce giustificare un rialzo a settembre. Tuttavia il tasso di inflazione di fondo, che rimane ostinatamente contenuto, dovrebbe dare vita a un dibattito interessante su un possibile successivo aumento che porterebbe i tassi in territorio restrittivo». Il capoeconomista Bce Philip Lane ha fissato il livello neutrale dei tassi tra 1,75% e 2,50%.

Per Citi i dati di inflazione «non incidono in modo significativo sulle decisioni della Bce in vista della riunione di settembre. Il dato di agosto è risultato probabilmente inferiore di 10-20 punti base rispetto a quanto indicato nelle proiezioni di giugno, ma a causa dell’aumento dei prezzi del gas le previsioni sull’inflazione sono destinate a essere riviste al rialzo entro la fine del 2026 o a inizio 2027».

Citi prevede un’inflazione complessiva del 3,7-3,8% su base annua intorno alla fine dell’anno, mentre le proiezioni Bce di giugno la collocavano al 3,4% nel quarto trimestre del 2026. In ogni caso, ha sottolineato Citi, «i segnali di ricadute (o di effetti di secondo livello) dal settore energetico su altri prezzi rimangono per lo più assenti».

Rehn: comprensibili le attese di un rialzo dei tassi

Il governatore finlandese Olli Rehn, membro del consiglio direttivo Bce, ha sottolineato in un’intervista al Financial Times che un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe mantenere l’inflazione dell’area euro su livelli elevati. «Non dobbiamo mostrare alcun compiacimento di fronte alle pressioni inflazionistiche», ha detto.

Rehn ha aggiunto che le aspettative dei mercati riguardo a un aumento dei tassi nella riunione del 10 settembre sono «comprensibili», pur senza arrivare a sostenere esplicitamente una decisione in tal senso, dato l’approccio «riunione per riunione» della Bce in un contesto geopolitico incerto. Il governatore finlandese ha comunque espresso un’opinione più falco rispetto a quelle indicate nei mesi scorsi.

«I rischi al rialzo per l’inflazione sono nuovamente aumentati di recente», ha detto il governatore austriaco Martin Kocher. «Se questo quadro dovesse trovare conferma nelle nuove previsioni della Bce, ritengo che nel prossimo futuro sarà necessario un ulteriore aumento dei tassi».

Un’analisi di economisti Bce ha intanto evidenziato che nel 2026 l’aumento dell’inflazione è stato determinato finora quasi esclusivamente dall’aumento dei costi energetici. Nel 2021-22 invece si sono manifestati anche altri fattori di grande impatto, ovvero le carenze di approvvigionamento legate alla pandemia, la forte domanda dopo i lockdown e il sostegno da parte dei governi. Perciò la reazione della Bce è stata quest’anno più misurata.

L’inflazione in Italia

In Italia l’inflazione è arrivata al 3,3% (3,2% il valore armonizzato a livello europeo), dal 2,9% di luglio, sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici (+17%, da +11,6%) che risentono ancora delle tensioni internazionali. Istat ha sottolineato che «nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua ad essere moderata (stabile a +1,1%), esercitando un freno alla crescita dell’indice generale». Il cosiddetto “carrello della spesa” è rimasto stabile (a +1,0%), mentre l’inflazione di fondo è scesa lievemente (da +1,6% a +1,5%). L’inflazione acquisita ad agosto, per il 2026, sale a +2,9%.

Le politiche monetarie sono state discusse intanto anche alla riunione del G20. Nell’occasione Nagel ha criticato gli Usa per la decisione di sostenere lo yen vendendo euro senza interloquire con le autorità europee. (riproduzione riservata)