L’inflazione nell’Eurozona scende al 2% a causa del calo di gas e petrolio. Ecco i rischi per la Bce e l’impatto sui tassi
L’inflazione nell’Eurozona scende al 2% a causa del calo di gas e petrolio. Ecco i rischi per la Bce e l’impatto sui tassi
In discesa a dicembre anche il carovita core, cioè al netto di energia e cibo, e quello nei servizi. Secondo alcuni analisti l’inflazione potrebbe scendere nei prossimi mesi sotto l’obiettivo Bce rendendo possibili nuovi tagli dei tassi

di Francesco Ninfole 07/01/2026 11:36

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L’inflazione nell’Eurozona è scesa al 2% a dicembre, dal 2,1% di novembre, secondo i dati preliminari di Eurostat. La flessione è dovuta soprattutto al calo dei prezzi dell’energia (-1,9% su base annua, da -0,5% del mese precedente). Sono scesi anche i valori dell’inflazione core, cioè al netto di energia e cibo (al 2,3%, dal 2,4%), e di quella nei servizi (al 3,4%, dal 3,5%). Il dato europeo era atteso dopo i valori nazionali che avevano mostrato ieri una discesa oltre le attese del carovita.

I mercati non si aspettano movimenti dei tassi Bce nel 2026, ma ora scontano in misura lievemente maggiore un taglio ed escludono invece un incremento (ipotesi evocata a metà dicembre dal falco del comitato esecutivo Bce Isabel Schnabel).

La Bce prevede che l’inflazione sarà all’1,9% quest’anno e all’1,8% nel 2027, prima di tornare all’obiettivo del 2% nel 2028 (anche grazie alla spinta delle regole del nuovo Ets2). Queste proiezioni, pubblicate a dicembre, considerano però prezzi dell’energia più alti di quelli attuali: se l’esercizio fosse rifatto oggi, probabilmente le stime di inflazione sarebbero inferiori.
La Bce non è preoccupata in modo particolare del rischio di inflazione sotto il target (quella core dovrebbe restare sopra il 2%), anche se questa possibilità è stata evidenziata dal governatore francese François Villerou de Galhau e dal finlandese Olli Rehn. I falchi al contrario temono i rischi al rialzo sul carovita, legati a una frammentazione delle catene produttive e al piano di spesa della Germania.

Le valutazioni degli analisti

Gli economisti di mercato sono più propensi ad evidenziare i rischi al ribasso sull’inflazione rispetto a quelli al rialzo. Gli analisti prevedono tassi stabili o in lieve calo nel 2026.

«Il calo dell’energia porterà l’inflazione all’1,5% circa a gennaio, mentre prevediamo una diminuzione dell’inflazione alimentare nel corso dell’anno», ha commentato Capital Economics. «Anche il tasso core dovrebbe diminuire, sebbene in modo graduale, a causa del rallentamento della crescita salariale e del calo delle componenti più in ritardo come le assicurazioni. Le nostre previsioni sull’inflazione sono inferiori a quelle della Bce e suggeriscono che nel 2026 saranno più probabili tagli dei tassi rispetto a un loro mantenimento» al livello attuale del 2%.

Bofa ha confermato l’attesa di una riduzione dei tassi all’1,75% a marzo, come conseguenza di uno scenario economico nell’Eurozona di ripresa contenuta e di inflazione sotto il target del 2%.

Più cauti invece gli economisti di Ing: «La Bce si trova in una posizione privilegiata che le consente di attendere ulteriori indicazioni sull’andamento dell’economia e dell’inflazione prima di decidere la prossima mossa».

L’inflazione di dicembre è stata «probabilmente una sorpresa al ribasso anche per le proiezioni Bce» secondo Citi. «Tuttavia lo scostamento è solo marginalmente dovish e non è tale da influenzare la valutazione più ampia della Bce secondo cui l’inflazione è e rimarrà intorno all’obiettivo».

In Italia l’inflazione armonizzata è salita a dicembre all’1,2% (dall’1,1 % del mese precedente) e quella del carrello della spesa al 2,2% (da 1,5%), mentre in Germania il carovita è sceso al 2% (da 2,6%), in Francia allo 0,7% (da 0,8%) e in Spagna al 3% (da 3,2%). (riproduzione riservata)