L'export manifatturiero italiano cresce del 53% tra il 2016 e il 2025, meglio di Germania e Francia
L'export manifatturiero italiano cresce del 53% tra il 2016 e il 2025, meglio di Germania e Francia
Secondo un’analisi di Intesa Sanpaolo, le esportazioni italiane di manufatti raggiungono 611,4 miliardi nel 2025. Nei primi otto mesi del 2026, l'export è salito del 5%, con metalli e automotive in forte espansione, nonostante le sfide energetiche

di Gaia Di Fraia 08/11/2026 15:12

Ftse Mib
50.052,96 6.55.38

-0,90%

Dax 30
25.820,36 23.50.40

-1,92%

Dow Jones
51.285,73 15.37.00

-0,46%

Nasdaq
24.573,21 23.50.40

+1,09%

Euro/Dollaro
1,1145 23.00.29

-0,85%

Spread
108,39 17.29.26

-1,00

L’export manifatturiero italiano è cresciuto del 53% tra il 2016 e il 2025, a prezzi correnti, superando la performance della Germania (+33,3%) e della Francia (+34,7%). È uno dei dati principali che emergono dall’analisi di Intesa Sanpaolo al centro dell’intervento di Gregorio De Felice, Chief Economist del Gruppo, al Festival dell’Impresa di Bergamo, nell’incontro “L’industria che resiste”.

Il valore delle esportazioni italiane di manufatti è aumentato di 216 miliardi di euro tra il 2015 e il 2025, circa il doppio dell’incremento registrato nel decennio precedente (109 miliardi tra il 2005 e il 2015). Nel 2025 le esportazioni manifatturiere hanno raggiunto 611,4 miliardi, mentre il dato complessivo delle esportazioni italiane è stato pari a 643,2 miliardi.

Tenuta nel 2026, ma differenze tra settori

Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni italiane sono aumentate del 5% a prezzi correnti rispetto allo stesso periodo del 2025. Il saldo commerciale ha raggiunto 34,7 miliardi, sostenuto dall’avanzo del manifatturiero (82,9 miliardi), che ha più che compensato il deficit energetico. Tra i comparti in crescita figurano la filiera dei metalli (+26,4%), l’automotive (+10,4%) e l’elettronica (+5,9%); in calo il mobile (-5,8%).

Energia, innovazione e prospettive

La crescita si confronta con pressioni energetiche e un’inflazione che, secondo le previsioni di De Felice, si attesterebbe al 3,3% nel 2026 e al 2,9% nel 2027. Il Pil italiano ha tenuto meglio delle attese nel primo semestre 2026, prima di una fase di stagnazione durante l’estate. Sul fronte strutturale, il 69,2% delle imprese dell’industria in senso stretto ha svolto attività innovative nel periodo 2022-2024: una delle risorse su cui puntare per sostenere la competitività internazionale.

Nel suo intervento, De Felice ha inoltre evidenziato il ruolo delle piccole e medie imprese, cui è riconducibile una quota prossima alla metà delle esportazioni italiane, e l’interesse per la diversificazione dei mercati, con opportunità in India, Nord Africa e altri mercati extraeuropei.

«Negli ultimi 25 anni l'Italia ha rafforzato significativamente la propria presenza sui mercati internazionali, con una propensione all'export passata dal 25,6% del 2000 al 31,6% del 2025. Un risultato che conferma la competitività del nostro sistema produttivo, fondata sulla qualità delle produzioni, sulla capacità di innovare e sul contributo delle piccole e medie imprese. In una fase segnata da tensioni geopolitiche e rincari energetici, sarà fondamentale continuare a investire in tecnologia e competenze e diversificare i mercati di sbocco», ha fatto notare l’economista .(riproduzione riservata)