L’Europa può imparare dall’automotive per produrre armi: la ricetta di Fiocchi per la nuova difesa
L’Europa può imparare dall’automotive per produrre armi: la ricetta di Fiocchi per la nuova difesa
Prima intervista italiana al ceo Alexander Rüstig: «Non bastano i droni, servono grandi volumi e catene sicure». L’Italia per il gruppo acquisito da Csg resta centrale, ma la difesa deve cambiare passo

di di Anna Di Rocco 31/07/2026 21:00

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Alexander Rüstig è arrivato alla guida di Fiocchi in un momento in cui la parola «riarmo» era già entrata nel linguaggio di tutti: non più solo nei documenti dei ministeri della Difesa o nei bilanci delle industrie, ma anche nei discorsi dei cittadini. E forse è proprio per questo che quando gli si chiede che cosa sia successo al mercato negli ultimi quattro anni non parte dai droni, dall’intelligenza artificiale o dai nuovi sistemi d’arma. Ma parte dalla politica.

«Il mercato è cambiato radicalmente», dice Rüstig, ceo del gruppo Fiocchi, a Milano Finanza nella sua prima intervista rilasciata in Italia. Quattro anni fa, spiega, l’industria ragionava soprattutto in termini di efficienza e ottimizzazione. Oggi però «la sicurezza è il fondamento da cui dipende ogni altra politica pubblica».

La lezione dell’Ucraina: produzione di massa e continuità

E così è cambiata anche la gerarchia delle priorità: resilienza, capacità produttiva e sicurezza delle catene di approvvigionamento. È la lezione industriale della guerra in Ucraina, ma anche qualcosa maturato dopo: la consapevolezza che la superiorità tecnologica non mette al riparo dalla materialità di un conflitto potenzialmente interminabile. «Le forze armate moderne necessitano non soltanto di tecnologie avanzate, ma anche della capacità di produrre grandi quantità di munizioni e di altri equipaggiamenti critici per un periodo prolungato», osserva il manager.

E qui la storia di Fiocchi diventa utile per capire il presente. Perché l’azienda di Lecco, fondata da Giulio Fiocchi nel 1876 e oggi alla quinta generazione, ha già attraversato epoche in cui la geopolitica è entrata direttamente dentro una fabbrica. All’inizio del Novecento Fiocchi diventa stabilimento ausiliario per la produzione di munizioni durante la Prima guerra mondiale. Nel Secondo conflitto torna a lavorare a a sostegno delle forze armate. Poi arriva un altro tipo di guerra, quella industriale: la crisi degli anni Settanta costringe l’azienda a cambiare passo e a cercare fuori dall’Italia le occasioni di crescita.

Nascono Fiocchi of America nel 1983 e Fiocchi Uk nel 2007, mentre il gruppo allarga progressivamente mercati e produzioni. A dicembre 2022 arriva il passaggio decisivo: il 70% di Fiocchi viene acquisito da Czechoslovak Group, il colosso della difesa ceco che a gennaio ha debuttato su Euronext mettendo a segno la più grande ipo della difesa al mondo. La trasformazione ha portato la fabbrica lecchese, con un secolo e mezzo di storia, celebrato proprio quest’anno, all’interno di uno dei grandi processi industriali del nuovo ciclo geopolitico.

L’asse atlantico: la sinergia industriale tra Europa e Usa

Un ciclo che chiede all’Europa, e alle sue aziende, maggiore responsabilità. Ma Rüstig non parla di un disimpegno americano, piuttosto di un rapporto «in evoluzione». Washington continua a essere il principale partner dell’Europa nella difesa, mentre chiede agli alleati di assumersi maggiori responsabilità. Per il ceo di Fiocchi, le due cose non sono in contraddizione: una base industriale europea rafforza la Nato, non la indebolisce.

Anche perché, dal punto di vista industriale, le due sponde dell’Atlantico sono già molto intrecciate. Fiocchi è un esempio concreto: «Siamo un’azienda italiana con due stabilimenti produttivi negli Stati Uniti, che servono clienti americani pur continuando a far parte di un gruppo industriale europeo». L’esperienza internazionale mostra anche che la cooperazione ha bisogno sia di tecnologie avanzatissime, sia di strumenti relativamente semplici ma disponibili in grandi quantità.

«Il contrasto ai droni richiede un approccio stratificato», spiega il ceo, nessuna tecnologia è in grado di affrontare da sola ogni minaccia. In mezzo a questo cambiamento, l’Italia resta per Fiocchi un punto fermo. Il gruppo intende continuare a investire nelle attività italiane, aumentando la capacità produttiva e rafforzando ricerca e sviluppo. La sfida che Rüstig descrive è però più grande dell’azienda che guida: è quella di un continente che deve costruire un’industria della difesa efficiente. E per farlo, secondo il manager, non deve per forza riconvertire: può imparare dai modelli produttivi di altre filiere, a partire dalla capacità di produrre su larga scala dell’automotive. (riproduzione riservata)