Se la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran dovesse durare a lungo, potrebbe emergere un vincitore inatteso: Vladimir Putin. Non a caso nei giorni scorsi il capo del Cremlino ha espresso la disponibilità della Russia a fornire petrolio e gas ai Paesi europei a patto che gli acquirenti si impegnino con contratti stabili, duraturi e privi di «pressioni politiche». Parole contraddette da sue dichiarazioni successive, ma comunque, come si direbbe con linguaggio non diplomatico, l’ha buttata lì.
Può darsi che Putin abbia letto un articolo del Financial Times pubblicato lo scorso 5 marzo in cui viene menzionata esplicitamente l'ipotesi di un ritorno agli acquisti di gas russo da parte dell'Europa. Discutendo del forte aumento dei prezzi del gas a causa della guerra contro l’Iran viene riportata una speculazione degli analisti di Rystad Energy, società indipendente di ricerca energetica e business intelligence con sede a Oslo, in Norvegia. Un’opzione «estremamente remota» per rafforzare le forniture di gas europee sarebbe quella di estendere gli acquisti di gas russo, dicono gli analisti norvegesi.
Tanto è bastato per dar vita a speculazioni più o meno fantasiose. Però il problema resta (certo, ieri i prezzi del gas in Europa sono crollati, ma siamo sicuri che la guerra contro l’Iran stia davvero per finire?).
Una lunga guerra che esaurisca le scorte militari occidentali, distolga l'attenzione dall'Ucraina e renda il petrolio e il gas russi indispensabili per le economie occidentali sarebbe un premio per Putin, ha dichiarato ieri al Wall Street Journal Alexandra Prokopenko, ex consigliera della banca centrale russa e ricercatrice al Carnegie Russia Eurasia Center. Fate presto!, direbbe qualcuno. Altrimenti vince Putin. (riproduzione riservata)