L’Esg è morto? I fondi ed Etf green che sfidano i mercati e rendono il 17%
L’Esg è morto? I fondi ed Etf green che sfidano i mercati e rendono il 17%
Gli investitori preferiscono inserire in portafoglio fondi ed Etf definiti light green perché meno vincolati a strategie ambientali. E che rendono bene, fino al 17% nel 2026. La classifica 

di di Elena Dal Maso 31/07/2026 18:00

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Che ne è stato dei fondi Esg? Negli ultimi due anni gli investimenti sostenibili sono stati travolti dall'aumento dei tassi, dalla crisi delle energie rinnovabili e dalla crescente ostilità politica negli Stati Uniti. Oggi però il settore sta tornando a crescere. Non con il marchio Esg che aveva dominato il mercato tra il 2019 e il 2021, ma attraverso i fondi classificati come Articolo 8 del regolamento europeo Sfdr, strumenti che promuovono caratteristiche ambientali o sociali senza avere come unico obiettivo l'investimento sostenibile.

Articolo 8 o 9?

Di fatto, le norme Ue prevedono oggi due categorie di veicoli che si inseriscono nel grande mondo della sostenibilità: gli Articoli 8 e 9 (Sustainable Finance Disclosure Regulation), approvati nel 2019 ed entrati in vigore nel 2021 che rispondono al obblighi di trasparenza per i gestori in materia di sostenibilità. La distinzione è diventata rapidamente uno standard di mercato. I fondi Articolo 8 (chiamati light green) promuovono caratteristiche ambientali e sociali, ma non hanno come obiettivo principale l'investimento sostenibile. In pratica, integrano o criteri Esg nella selezione degli investimenti e devono rispettare le caratteristiche dichiarate green nel prospetto ma possono investire anche in società non perfettamente sostenibili. E, come si può immaginare, sono la categoria più numerosa del mercato.

Invece i fondi Articolo 9 (definiti dark green) hanno un obiettivo esplicito di investimento sostenibile. Per esempio, la riduzione delle emissioni, oppure gli investimenti allineati alla transizione climatica o la generazione di un impatto ambientale o sociale misurabile. Devono rispettare requisiti più stringenti e dimostrare che gli investimenti non arrecano un danno significativo agli altri obiettivi di sostenibilità («Do No Significant Harm»).

Tra il 2022 e il 2023 i gestori hanno riclassificato molti fondi dall'articolo 9 all'articolo 8, dopo che le autorità europee hanno chiarito che i requisiti dell'articolo 9 erano più severi di quanto inizialmente interpretato.

L’Europa green vuole gli Etf

Secondo l'ultimo report di Morningstar sul mercato globale dei fondi sostenibili, nel secondo trimestre del 2026 i fondi europei hanno raccolto 3,5 miliardi di dollari. Si tratta di un rallentamento rispetto agli 8,2 miliardi del primo trimestre, ma il dato conferma che il Vecchio Continente continua ad attirare capitali, mentre negli Stati Uniti prosegue la fuga dagli investimenti sostenibili. Oltreoceano i deflussi hanno raggiunto 5,7 miliardi di dollari nel trimestre, il peggiore risultato degli ultimi anni, in un contesto segnato dalla crescente opposizione politica ai criteri Esg dell’amministrazione Trump e dalla forte rotazione verso difesa, energia tradizionale e intelligenza artificiale.

Il dato più interessante riguarda però la composizione della raccolta europea. La crescita non arriva più dai fondi attivi, che continuano a registrare deflussi per circa 7,8 miliardi di dollari, bensì dagli Etf e dagli altri strumenti passivi, che hanno attirato oltre 11 miliardi. La trasformazione del mercato appare ormai evidente: gli investitori continuano a credere nella sostenibilità, ma preferiscono prodotti meno costosi, più liquidi e facilmente inseribili nei portafogli.

Meglio i bond delle azioni

Anche la tipologia di investimento è profondamente cambiata. Se fino a pochi anni fa la raccolta era concentrata sui fondi azionari focalizzati sulla transizione energetica, oggi sono le obbligazioni a guidare gli acquisti. Nel trimestre i fondi sostenibili obbligazionari hanno raccolto 14,4 miliardi di dollari, mentre quelli azionari hanno registrato deflussi per circa 9,3 miliardi. Il ritorno del reddito fisso riflette il nuovo contesto di mercato, caratterizzato da rendimenti tornati interessanti e da una maggiore ricerca di stabilità in mercati caratterizzati da forte volatilità.

Il risultato è che oggi gli Articolo 8 rappresentano la parte largamente predominante dell'universo sostenibile europeo. L'approccio è diventato decisamente più pragmatico: meno concentrazione sulle sole energie rinnovabili e maggiore diversificazione verso industria, tecnologia, utility, sanità e servizi finanziari, purché le società rispettino determinati standard di governance e sostenibilità.

Blackrock prima, Amundi seconda

Il mercato continua inoltre a essere dominato dai grandi operatori internazionali. Secondo Morningstar, il colosso Usa Blackrock è il primo gestore europeo nei fondi sostenibili con circa 391 miliardi di dollari di masse, davanti al francese Amundi con 243 miliardi e lo svizzero Ubs con 215 miliardi. Gli stessi gruppi guidano anche la raccolta del trimestre: Blackrock ha attirato 6,8 miliardi di nuovi capitali, seguita da Nordea con 2,4 miliardi e Natixis con 1,6 miliardi.

L'industria, nel frattempo, continua a razionalizzare l'offerta. Nel secondo trimestre sono stati lanciati soltanto 13 nuovi fondi sostenibili in Europa, mentre ben 64 prodotti sono stati chiusi o incorporati. Un dato che conferma come le società di gestione preferiscano consolidare le gamme esistenti piuttosto che moltiplicare i nuovi lanci, anche alla luce delle norme europee sempre più severe sul rischio di greenwashing. Quest’ultima è una pratica che consiste nel costruire un’immagine green senza un corrispondente impegno concreto e misurabile nella riduzione dell’impatto ambientale.

Gli Articolo 8 rendono bene

Mentre il mercato cerca sicurezza e minore volatilità inserendo in portafoglio fondi Articolo 8 di tipo obbligazionario, le performance sono tutte e favore del comparto azionario, come emerge dalla tabella in pagina. Secondo Morningstar Direct, il migliore fondo Articolo 8 da inizio anno è Qfs Sicav European Equities, che registra un rendimento del 16,8% e sale al 31,8% negli ultimi dodici mesi. Seguono Man Systematic Europe con un progresso del 15,1% da gennaio (+26% circa a un anno), Mediobanca European Equity (+14,8%, 23% a un anno), VisionFund Europe Opportunities (+14,6%, 24,5% a un anno) e Ubs European Opportunities (+14,2%, 23,5% a un anno).

Anche tra gli Etf sostenibili i risultati sono significativi, ma in media più contenuti rispetto ai fondi a gestione attiva. L'iShares Stoxx Europe Equity Multifactor guadagna il 14,2% da inizio anno, davanti al Ct Qr Series Europe Equity Active (+14%), all'Hsbc Europe Screened Equity (+13,4%), all'Invesco Msci Europe Catholic Principles (+12,7%) e al Robeco 3D European Equity (+12,5%). Oltre ai rendimenti, gli Etf continuano a conquistare investitori grazie a commissioni comprese tra lo 0,15% e lo 0,30%, contro costi superiori all'1% dei fondi attivi.

Nel reddito fisso le performance sono inevitabilmente più contenute ma accompagnate da una raccolta molto più robusta. Tra i fondi obbligazionari Articolo 8 spiccano Man Euro Corporate Bond (+2,5%), Blackrock Esg Fixed Income Credit Strategies (+1,5%) e Bper International Sicav Fixed Income Credit (+1,1%). Tra gli Etf guidano invece Xtrackers Eur Corporate Green Bond, Invesco Eur Investment Grade Corporate Bond Esg Climate Transition e JP Morgan Eur Ig Corporate Bond Active, con costi che in alcuni casi scendono fino allo 0,04%.

L'Europa si conferma il laboratorio della finanza sostenibile. Il confronto con gli Stati Uniti mostra ormai due mercati che seguono direzioni opposte. Negli Usa la pressione politica sull'Esg continua a frenare i flussi e numerosi operatori hanno rivisto le proprie strategie commerciali. In Europa, invece, la domanda resta solida, ma con caratteristiche diverse rispetto al passato. Gli investitori privilegiano oggi prodotti più equilibrati, costi contenuti e ampia diversificazione, senza rinunciare ai criteri ambientali e sociali. (riproduzione riservata)