L’epica stroncatura dell’Ulisse di Nolan firmata dalla traduttrice dell’Odissea
L’epica stroncatura dell’Ulisse di Nolan firmata dalla traduttrice dell’Odissea
Emily Wilson implacabile: manca di profondità, la scrittura è pessima. E Matt Damon non è né complesso, né astuto, né raffinato

di di Marcello Bussi 28/07/2026 20:40

Ftse Mib
51.698,19 17.40.00

-0,69%

Dax 30
25.464,01 23.30.15

+0,41%

Dow Jones
52.747,32 23.10.24

+1,03%

Nasdaq
24.874,79 23.30.00

-0,22%

Euro/Dollaro
1,1393 23.16.33

-0,11%

Spread
81,65 17.30.07

+1,15

«Mi vergognerei di avere scritto anche solo un pezzo della sceneggiatura». Questo il giudizio lapidario di Emily Wilson, la traduttrice inglese dell’Odissea, sulla versione cinematografica del poema omerico girata da Christopher Nolan, che finora ha incassato 652 milioni di dollari a livello globale a fronte di un budget di produzione stimato in 250 milioni di dollari.

Una stroncatura epica quella della Wilson, pubblicata dalla prestigiosissima London Review of books e intitolata An Uncomplicated Man, in contrapposizione all’attacco dell’Odissea da lei tradotto così: «Tell me about a complicated man».

Eccone un assaggio: «L’Odissea di Nolan è priva di molti degli elementi che rendono grande il poema. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, la memoria, la storia, la guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e le vite della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha una motivazione convincente per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile».

L’impietosa Wilson si spinge a dire che l’opera di Nolan «non possiede la raffinata essenzialità» del film low cost, solo 20 milioni di dollari, Il ritorno (2024) di Uberto Pasolini (non è parente di Pier Paolo, ndr), «con un Ralph Fiennes sfregiato, disperato e perlopiù nudo, combattuto tra il suo ritorno a casa e una Juliette Binoche infelice in maniera convincente».

E se la Wilson - nata a Oxford e docente di lettere classiche all’Università della Pennsylvania, insomma un’inglese naturalizzata statunitense ma un gradino sotto Nolan, che ha invece la doppia cittadinanza fin dalla nascita - è abbastanza magnanima con la Penelope interpretata da Anne Hathaway (il suo viso «è espressivo come sempre e appare bella e misteriosa»), Zeus ci liberi da Matt Damon. Il suo Ulisse, secondo la grecista, «non è né complesso, né astuto, né raffinato». E per quanto riguarda il suo rapporto con Penelope, «la coppia non ha chimica e non ha niente in comune. Durante i suoi viaggi, l’Ulisse devoto si aggrappa a una piccola bambola, che dovrebbe rappresentare sua moglie (come la trottola stretta da Leonardo DiCaprio in Inception); la donna reale è a malapena più interessante». La conclusione è desolante: «L’Ulisse brizzolato di Damon non è né un magistrale narratore né un seduttore».

Dal punto di vista linguistico, poi, il risultato è altrettanto deprimente: «Non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nel tentativo del film di approssimare il linguaggio americano contemporaneo», osserva la Wilson. «Se non si vuole scrivere una sceneggiatura in greco omerico, o persino in versi inglesi metrici, tanto vale usare qualcosa come l’inglese americano colloquiale. Ma scrivere dialoghi non è uno dei talenti di Nolan. Il linguaggio è implacabilmente espositivo, privo di umorismo e piatto. I tentativi di un linguaggio energico - «Mio papà sta tornando a casa» o «Andiamocene da questa fottuta spiaggia» - stonano con le grandiose meditazioni: «Sì, mia regina. La violazione della legge di Zeus, che si diffonde come una pestilenza. La nostra età del bronzo sta crollando e forse non sopportava di vedere le rovine di ciò che aveva fatto. Da nessuna parte. Men che meno, la sua casa».

Insomma, pur andando a vivere dall’altra parte dell’Oceano, la Wilson ha mantenuto il suo umorismo britannico. Mentre Nolan forse non l’ha mai avuto. (riproduzione riservata)