L’economia globale cambia pelle: ecco chi vince e chi perde secondo Kkr. E l’Italia si smarca dal freno Ue
L’economia globale cambia pelle: ecco chi vince e chi perde secondo Kkr. E l’Italia si smarca dal freno Ue
Nel report The Divergence Conundrum, il fondo americano fotografa un’Europa a due velocità: la manifattura tedesca soffre, la periferia accelera grazie a turismo, reti e fondi Ue. Ma sui mercati pesa lo spettro di un’inflazione strutturale al 3%

di Anna Di Rocco 10/06/2026 14:27

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Il mondo è sempre più diviso tra «vincitori» e «vinti» della nuova economia. E la nuova economia, quella globale, non si ferma: cambia pelle a una velocità mai vista, spaccandosi in due. Da un lato c’è la spinta dell’intelligenza artificiale e dell’automazione nei servizi, dall’altro la morsa di un’inflazione strutturale alimentata dalle tensioni geopolitiche e dalla crisi energetica. 

È questa la fotografia scattata da Kkr, colosso mondiale degli investimenti, nel suo outlook macro-economico di metà anno intitolato, non a caso, The Divergence Conundrum (Il dilemma della divergenza, ndr), curato da Henry McVey, chief investment officer del bilancio del gruppo.

La pubblicazione del report arriva in un momento cruciale per il mercato italiano, a poche settimane dall’inaugurazione ufficiale del nuovo ufficio di Kkr a Milano. Una scelta strategica che i co-ceo Joe Bae e Scott Nuttall hanno motivato evidenziando le «crescenti opportunità per il capitale privato» in un Paese in cui il fondo americano opera ormai da vent’anni, con oltre 10 miliardi mobilitati dal 2005.

Eurozona a due velocità: l’Italia tiene duro 

Per l’Europa, l’analisi di Kkr delinea uno scenario di profonda biforcazione. Il fondo ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona, fissandole allo 0,7% per il  2026 e all’1,3% per il 2027. A pesare sul dato complessivo è la crisi della manifattura che ha colpito i Paesi del core, a partire dalla Germania, schiacciati dallo shock dei costi energetici e dalla spietata concorrenza industriale della Cina. 

In questo quadro, però, la periferia non solo tiene ma sovraperforma. Il rapporto segnala esplicitamente che Italia, Spagna e Polonia si stanno smarcando dal rallentamento generale grazie a una domanda interna solida, dalla tenuta del turismo e dalla capacità di intercettare una grande fetta della spesa pubblica europea per la modernizzazione delle reti, la transizione energetica e la difesa. 

L’altra faccia della medaglia di questa crescita asimmetrica è la resistenza dei prezzi. Kkr stima un’inflazione nell’Eurozona al 3% per il 2026 e al 2,2% per il 2027, cifre superiori al consensus degli analisti. Per evitare che questa fiammata si traduca in un aumento strutturale delle aspettative salariali, Kkr prevede una reazione decisa da parte della Banca Centrale Europea: due rialzi precauzionali dei tassi d’interesse, rispettivamente nelle riunioni di giugno e settembre, che porteranno il tasso sui depositi al 2,50%.

Difesa, energia e private equity: dove si sposta il capitale

Le conclusioni del report tracciano una mappa chiara per i grandi investitori, segnando il tramonto dell’era della finanza creativa e della leva monetaria facile che aveva caratterizzato il 2021. Con un costo del capitale stabilmente più alto, i rendimenti si faranno esclusivamente con il miglioramento operativo, la governance e l’efficienza aziendale.

Una tendenza che in Italia vede Kkr in prima linea attraverso partnership di lungo periodo con fondatori e imprese familiari per accelerarne l’internazionalizzazione, come confermato da Nicolò Della Casa, responsabile del Private Equity per l’Italia. I settori chiave su cui puntare riflettono l’ossessione globale per la sicurezza. La spesa militare nel mondo ha toccato il record di 2.630 miliardi di dollari, aprendo spazi enormi alle aziende capaci di sviluppare droni, cybersicurezza e intelligenza artificiale.

I soli bilanci pubblici, avverte il fondo, non basteranno a coprire questa modernizzazione. Allo stesso modo, le infrastrutture energetiche (stoccaggio, gnl e reti elettriche destinate a nutrire anche i data center dell’AI) si confermano l’asset di lungo periodo più solido del decennio. Per la prima volta, infine, Kkr ha inserito i titoli della difesa globale e persino il grano tra le proprie scelte d’investimento preferite. (riproduzione riservata)