Listini prezzi condivisi, offerte pilotate, forniture negate con la scusa di non riuscire a produrre abbastanza, punti vendita spartiti a tavolino. Così tre società - Pata, Amica Chips e Preziosi Food - hanno messo in piedi un cartello quasi decennale nella produzione di patatine a marchio del distributore (private label). Lo schema è arrivato all’attenzione dell’Antitrust italiano che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, si appresta a chiudere il caso dopo un’istruttoria di un anno e mezzo.
Per ognuno dei gruppi, che nel 2023 avevano un fatturato cumulato di quasi 400 milioni di euro, ci sarebbe sul tavolo una proposta di transazione i cui termini parrebbero includere multe fino a 10 milioni.
Tutto parte nel 2016 con un accordo di non belligeranza tra Pata e Amica Chips. Negli anni successivi il patto si estende a Preziosi Food. Le tre aziende scambiano messaggi, mail e screenshot con le condizioni offerte alle principali catene della gdo, tutte loro clienti, con l’obiettivo di guidare l’assegnazione delle commesse. Così funziona il patto, applicato a una dozzina tra supermercati e discount tra cui Aldi, Lidl, Coop, Penny, Conad.
La lista degli esempi è lunga. A luglio 2022 Amica Chips deve presentare un’offerta al gruppo Selex, cliente di Pata, e formula tariffe volontariamente più care di quelle dell’alleato. A ottobre 2022 Eurospin contatta Amica Chips, ma la società risponde di non riuscire a produrre quanto richiesto. Stesso epilogo, nel 2023, per Carrefour: stavolta è Preziosi Food a dire di non poter fornire i volumi necessari. Ancora, nel 2024 Esselunga incontra Pata, ma non se ne fa niente: il supermercato appura che i prezzi di Amica Chips sono più convenienti.
Il cartello si spezza a fine settembre 2024, oltre otto anni dopo il primo accordo, dopo il primo accordo, quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) apre un’istruttoria. Le indagini scandagliano il mercato di patatine e snack, un mondo con un giro d’affari stimato in quasi 922 milioni nel 2023, di cui più di un terzo riconducibile al private label. Nello stesso anno Amica Chips, Pata e Preziosi Food risultano essere le principali imprese italiane del comparto con un fatturato di circa 140, 171 e 86 milioni.
Il procedimento Agcm si avvia ora verso la fine. Alle società sarà imposta una sanzione, il cui ammontare definitivo sarà calcolato tenendo conto di diversi fattori, tra cui i ricavi e l’adozione di programmi di compliance. Tuttavia, la vicenda potrebbe proseguire in altre sedi.
Almeno uno dei supermercati vittime del cartello, infatti, risulta assistito dall’avvocato Simone Gambuto dello studio Nunziante Magrone, specializzato nel recupero dei danni antitrust. Lo studio ha già seguito il caso del cartone ondulato: in quell’occasione, dopo che l’Agcm ha imposto multe per 287 milioni a una trentina di imprese, è partita una campagna di risarcimento delle aziende danneggiate. Si può, quindi, supporre che anche il patto delle patatine rischi di finire in tribunale. (riproduzione riservata)