L’ambasciatore Minuto Rizzo: ecco perché uscire dalla Nato non comporterebbe alcun vantaggio agli Usa
L’ambasciatore Minuto Rizzo: ecco perché uscire dalla Nato non comporterebbe alcun vantaggio agli Usa
Le mosse imprevedibili di Trump possono minare la stabilità dell'alleanza atlantica e la sicurezza globale

di di Silvia Valente 05/05/2026 22:30

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Un eventuale disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato non converrebbe né agli alleati europei né tanto meno agli Usa stessi. Per questo «ritengo improbabile un’uscita, pur nella consapevolezza che abbiamo a che fare con un’incertezza globale senza precedenti, che rende difficili previsioni anche da un giorno all’altro». Lo ha spiegato l’ambasciatore nonché ex segretario generale della Nato, Alessandro Minuto Rizzo, nel corso di una conversazione con MF-Milano Finanza.

In particolare, per gli Stati Uniti di Donald Trump «non avrebbe senso rinunciare a un alleato fisso come l’Unione europea, che conta 450 milioni di abitanti e che da sempre è intervenuto in suo soccorso, si pensi all’11 settembre e all’Afghanistan dove il 30-40% delle forze sul territorio erano europee». Per di più, l’amministrazione a stelle e strisce andrebbe a «sacrificare a degli alleati su cui comanda». Questo perché, segnala Minuto Rizzo, «il sistema organizzativo-militare della Nato (dall’intelligence alla gestione dello spazio aereo) è nelle mani di generali statunitensi».

Allo stesso tempo, rinunciare a partecipare alla Nato per gli Usa significherebbe dover «rinunciare al network di basi in tutta Europa, a cui ricorrono quasi quotidianamente anche oggi per il conflitto in Iran».

D’altro canto, l’uscita degli Usa dalla Nato sarebbe un problema per l’Europa: «Ci conviene poter fare riferimento a un alleato più forte di noi, militarmente più potente e che si è rivelato dalla nostra parte in entrambe le guerre mondiali, laddove i Paesi Ue dopo la guerra fredda hanno deciso di diminuire gli investimenti in difesa».

Ecco che gli europei e la diplomazia statunitense «stanno lavorando per evitare che si verifichi una crisi» in ambito Nato in vista del decisivo incontro di Ankara dei primi giorni di luglio. Fa eccezione, però, il presidente Trump che continua ad alzare «in modo un po’ casuale (ossia senza una vera e propria strategia)» i toni del dibattito internazionale, restringendo i margini di manovra per il raggiungimento di una pace in primis in Iran.

La mancanza di una bussola nelle posizioni della Casa Bianca deriva dal fatto che il tycoon «era convinto di riuscire a rovesciare in breve tempo e con bassi costi il regime religioso in Iran, affermandosi così come figura che decide il destino del mondo, in particolare dei Paesi cattivi come l’Iran». Un po’ perché, spiega Minuto Rizzo, «ritengo che la questione iraniana sia stata spiegata in maniera troppo semplice a Trump che si era dunque convinto di avere a che fare con un altro Venezuela». Un po’ perché comunque «subisce una forte influenza da parte di Israele per legami personali».

Il nodo dei rapporti tra Usa e Italia

L’assenza di una ferma strategia di Trump rende difficile l’interazione con gli Stati Uniti anche per un alleato storico come l’Italia. Roma e Washington hanno sempre avuto «ottimi rapporti, con gli Usa che hanno portato avanti sempre una sorta di benevola protezione nei confronti dell’Italia».

Negli ultimi mesi, però, il governo tricolore (non certo da solo) ha a che fare con «un interlocutore aggressivo, con cui è difficile intavolare un dialogo sereno». E l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non può che «fare del suo meglio per limitare i danni, aspettando che la tempesta passi». In un mondo, evidenzia l’ambasciatore, in cui «dominano gli interessi nazionali, non certo il diritto internazionale». (riproduzione riservata)