L’allarme di Confindustria: guerra in Iran e caro energia frenano la ripresa, crescita a rischio anche nel terzo trimestre
L’allarme di Confindustria: guerra in Iran e caro energia frenano la ripresa, crescita a rischio anche nel terzo trimestre
Il Centro Studi di viale dell’Astronomia avverte che la nuova fiammata dei prezzi dell’energia rischia di frenare ancora il pil italiano. Inflazione elevata e credito più restrittivo

di di Giusy Iorlano 24/07/2026 11:30

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La riaccensione della guerra tra Stati Uniti e Iran nel mese di luglio rischia di prolungare il rallentamento dell’economia italiana oltre il secondo trimestre. È quanto emerge dalla Congiuntura Flash di luglio del Centro Studi Confindustria, secondo cui l’incertezza geopolitica ha già avuto un impatto immediato sui mercati energetici e sulle prospettive di crescita.

«La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo», evidenzia il rapporto.

Secondo gli economisti di Confindustria, il contesto resta caratterizzato da inflazione ancora sostenuta, condizioni di credito più restrittive e un indebolimento dell’attività industriale e degli investimenti.

Petrolio e gas di nuovo in rialzo

La ripresa delle ostilità ha avuto ripercussioni dirette sulle rotte energetiche internazionali. Confindustria segnala che i transiti navali attraverso lo Stretto si sono ridotti del 32% a metà luglio, alimentando nuove tensioni sui prezzi delle materie prime energetiche.

Il Brent è tornato a salire dopo il calo registrato a giugno, riportandosi ben al di sopra dei livelli di febbraio, pur restando sotto i massimi toccati a maggio. Anche il gas naturale ha ripreso la corsa, senza essere mai tornato ai livelli precedenti all’escalation del conflitto.

L’aumento dei costi energetici rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la crescita, comprimendo il potere d’acquisto delle famiglie e aumentando i costi per le imprese.

Inflazione più persistente del previsto

Il rallentamento dell’inflazione registrato a giugno, scesa al 3%, non viene interpretato come l’inizio di una rapida normalizzazione. Secondo il Centro Studi di Confindustria, l’inflazione è un fenomeno strutturalmente «vischioso»: anche qualora le tensioni energetiche dovessero attenuarsi, gli effetti sui prezzi richiederebbero tempo per riassorbirsi. L’istituto di viale dell’Astronomia ricorda che nel precedente ciclo inflazionistico sono stati necessari dodici mesi perché l'inflazione italiana scendesse dal 12% all’1%.

Inoltre, anche un aumento dei prezzi temporaneo lascia un livello dei prezzi permanentemente più elevato, con effetti negativi sulla crescita economica. Sul fronte delle aspettative, i mercati continuano a ritenere credibile l’azione della Banca centrale europea. Le aspettative d’inflazione di medio periodo restano infatti sostanzialmente ancorate intorno al 2,1%, mentre risultano in aumento solo quelle di breve termine.

Fiducia delle famiglie ai minimi

L’aumento delle aspettative d’inflazione ha già avuto effetti sul clima di fiducia dei consumatori. Secondo i dati richiamati da Confindustria, le aspettative di aumento dei prezzi da parte delle famiglie italiane hanno raggiunto un picco ad aprile, su livelli prossimi a quelli osservati durante la crisi inflazionistica del 2022, per poi moderarsi leggermente nei mesi successivi.

Parallelamente, l’indice di fiducia dei consumatori è sceso ai minimi dell’anno e continua a mantenersi su livelli contenuti. Il Centro Studi evidenzia una forte correlazione negativa tra percezione dell’inflazione e fiducia delle famiglie: più elevate sono le aspettative sui prezzi, più debole risulta la propensione ai consumi.

Industria in difficoltà, tengono i servizi grazie al turismo

Sul fronte produttivo, l’industria continua a risentire degli shock accumulati negli ultimi mesi. Il clima di maggiore incertezza e il progressivo irrigidimento delle condizioni di credito stanno rallentando gli investimenti delle imprese.

I servizi mostrano, invece, una maggior capacità di tenuta, sostenuti dal recupero del turismo internazionale. Tuttavia, secondo Confindustria, il comparto non sta registrando una vera fase espansiva, limitandosi a una sostanziale stabilizzazione.

Tre fattori frenano la crescita

Nello scenario delineato dal Centro Studi, la crescita italiana continuerà quindi a essere condizionata da tre elementi principali: il permanere di un’inflazione elevata, il peggioramento della fiducia di famiglie e imprese e il progressivo irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Anche nell’ipotesi di un graduale rientro delle tensioni sui prezzi, conclude Confindustria, questi fattori continueranno a esercitare un effetto frenante sull’economia italiana nei prossimi mesi, limitando la dinamica di consumi, investimenti e attività produttiva. (riproduzione riservata)