Dopo il sospiro di sollievo di martedì 10 marzo, con il crollo a doppia cifra del prezzo del petrolio in entrambi gli indici di riferimento, sul mercato del greggio regna ancora incertezza, permane volatilità e i prezzi ricominciano a salire.
Nella mattinata di mercoledì 11 il Brent sale di oltre il 5%, sondando di nuovo quota 90 dollari al barile. Anche il Wti americano cresce di oltre il 6%, sopra gli 88 dollari.
Pressioni in acquisto nonostante le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) avrebbe proposto il più grande rilascio di petrolio mai effettuato dalle sue riserve strategiche, superando i 182 milioni di barili che i suoi Stati membri hanno immesso sul mercato dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.
La dinamica in corso è in realtà abbastanza frequente sui mercati, specie in fasi di forte volatilità come quella attuale: i listini hanno già scontato con il crollo di martedì la possibilità che l’Aie effettui il rilascio di riserve strategiche e ora tornano a preoccuparsi per il futuro.
«Crediamo davvero che il fattore critico resti la durata della guerra, quindi queste pubblicazioni delle azioni dell’Aia ci fanno guadagnare qualche giorno, ma in realtà tutto dipende dall’apertura dello stretto di Hormuz», è la sintesi fatta alla Cnbc da Sasha Foss, analista del broker Marex, specializzato in materie prime. «Questo conflitto deve concludersi entro la fine della settimana. Altrimenti, assisteremo a un’impennata dei prezzi del petrolio, che torneranno a superare i 100 dollari».
«Se le tensioni si allentassero nelle prossime settimane, i prezzi del petrolio potrebbero scendere: ma anche in questo scenario è improbabile che i prezzi tornino nel range 60-70 dollari registrato all’inizio di quest’anno», commenta Paul Gooden, responsabile delle risorse naturali globali di Ninety One, che nel caso di un’interruzione dello stretto di Hormuz prolungata vede il greggio «perfino oltre i 120 dollari o anche di più, finché i prezzi più alti non inizieranno a frenare la domanda».
Anche per David Pascucci, analista di mercato del broker Xtb, nonostante il ribasso a due cifre di martedì indichi «che la domanda era effettivamente assente e che i prezzi sono saliti sull’onda della speculazione di breve termine», la dinamica dei prezzi «rimane comunque rialzista ed è molto probabile, vista la situazione della volatilità, un ritorno verso area 100 nel corso dei prossimi giorni».
Nel frattempo, secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti, l'esercito statunitense avrebbe «eliminato» 16 navi posamine iraniane vicino allo stretto di Hormuz. Il presidente americano Donald Trump ha avvertito che qualsiasi mina posata nello stretto dall’Iran deve essere rimossa immediatamente, ribadendo che gli Usa sono pronti a scortare le petroliere attraverso lo stretto, se necessario.
Occhi puntati anche sulle indicazioni che arriveranno dal G7: il presidente francese Emmanuel Macron ospiterà infatti oggi una videoconferenza con gli altri leader dei Paesi del blocco per discutere l’impatto del conflitto in Medio Oriente sull’energia e le misure per affrontare la situazione. (riproduzione riservata)