L’AI non taglierà posti di lavoro: gli imprenditori prevedono di aumentare le assunzioni. Ecco i lavori più richiesti
L’AI non taglierà posti di lavoro: gli imprenditori prevedono di aumentare le assunzioni. Ecco i lavori più richiesti
Studio di Ubs: gli imprenditori globali si stanno preparando a reinventare i loro lavori per cavalcare l’innovazione tecnologica. E per farlo avranno bisogno di molto personale specializzato

di Andrea Bonfiglio (MF-Newswires) 11/03/2026 12:15

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Gli imprenditori globali scommettono che l’intelligenza artificiale offrirà le maggiori opportunità nei prossimi cinque anni. Oltre due terzi sono ottimisti per l’anno a venire, con più della metà che prevede di aumentare la propria forza lavoro e quasi la metà che sta considerando di espandere o trasferire la rispettiva attività a livello internazionale per espandersi in nuovi mercati.

Lo certificano gli analisti di Ubs nel Global Entrepeneur Report, sottolineando le prospettive favorevoli per il 2026 e per gli anni successivi. L’indagine è stata condotta su 215 imprenditori clienti della banca svizzera e membri della Industry Leader Network di Ubs, spalmati su 26 mercati. Il business di questo gruppo di imprenditori genera complessivamente circa 34,3 miliardi di dollari di ricavi all’anno, che corrispondono a una media di 167 milioni ciascuno.

L’espansione dell’AI non minaccia i posti di lavoro

Più della metà di tutti gli imprenditori intervistati da Ubs prevede di ampliare la propria forza lavoro nel 2026, con l’intenzione di assumere esperti provenienti dai settori tecnologico, sanitario, finanziario e immobiliare.

In Europa, il 63% pensa di assumere nuovi dipendenti, e oltre un terzo (34%) punta a farlo in modo significativo. Nei prossimi cinque anni, l'80% degli imprenditori a livello globale prevede di aumentare il numero di dipendenti, e il 37% intende farlo in modo sostanziale. Gli imprenditori negli Stati Uniti guidano la classifica, con il 94% che ipotizza l’espansione della forza lavoro, seguiti da vicino dall’86% in Europa.

Perché c’è ottimismo sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale

Molti degli intervistati da Ubs indicano come ulteriori motivi alla base dell’ottimismo condizioni economiche favorevoli (34%), progressi tecnologici e innovativi che supportano le loro operazioni (34%) e i benefici dell’adozione di pratiche più sostenibili (23%).

«Stiamo assistendo a nuovi imprenditori che raddoppiano l'innovazione, si espandono in nuovi mercati e adattano le proprie strategie per anticipare le mutevoli dinamiche globali», ha affermato Benjamin Cavalli, responsabile clienti strategici e connettività globale di Ubs Global Wealth Management e co-responsabile Emea di OneUbs. «Gli imprenditori non si stanno preparando a un ridimensionamento. Si stanno preparando a una reinvenzione».

I maggiori rischi percepiti

Tutto questo nonostante la recente e più ampia imprevedibilità politica ed economica, che rimane una delle principali preoccupazioni a breve e lungo termine. Stanno inoltre osservando potenziali cambiamenti nella politica commerciale (36%), il rischio di una recessione globale (35%) e la possibilità di grandi conflitti geopolitici (35%).

L’efficienza operativa e la diversificazione sono considerate le principali azioni per mitigare l’impatto negativo dell’attuale contesto geopolitico, indicate rispettivamente dal 66% e dal 60% degli intervistati. Il rapporto ha rilevato che gli imprenditori di tutto il mondo si stanno concentrando sulla diversificazione dei loro mercati o della loro base clienti.

Nel frattempo, altri si stanno preparando per l'imminente grande trasferimento di ricchezza: il 40% degli imprenditori prevede di vendere a un acquirente strategico nel proprio settore, mentre il 23% prevede di cedere l’azienda alla prossima generazione.

Un processo già in atto

«Il 2025 ha segnato un passaggio storico: per la prima volta, a livello globale, la creazione di nuovi grandi patrimoni è derivata più da eredità che da attività imprenditoriali. Il megatrend del great wealth transfer è ormai pienamente in atto e, all’interno delle famiglie imprenditoriali, osserviamo un numero crescente di persone che diventano vere e proprie imprenditrici della propria ricchezza», segnala Giovanni Ronca, responsabile delle attività di wealth management di Ubs in Italia. «In questo contesto, l’Italia si conferma uno dei Paesi più interessanti in Europa per la ricchezza privata, sia in termini di stock sia di crescita». (riproduzione riservata)