L’intelligenza artificiale non sta riducendo i posti di lavoro nell’Eurozona, né dovrebbe farlo nei prossimi dodici mesi, mentre il quadro a più lungo termine resta incerto. È quanto emerge dai sondaggi condotti dalla Bce a metà e fine 2025 tra 5 mila imprese dell’area euro.
«In base ai piani di assunzione delle aziende, gli investimenti e l’uso intensivo dell’AI non stanno ancora sostituendo posti di lavoro», hanno osservato gli economisti Bce Laura Lebastard e David Sondermann.
«Anzi, alcune aziende stanno assumendo personale aggiuntivo, forse perché desiderano sviluppare e implementare tecnologie AI mantenendo i processi produttivi esistenti, o perché l’intelligenza artificiale è un modo per aiutarle a crescere più rapidamente». Guardando al futuro, «le aziende che intendono investire nell’AI prevedono ancora di assumere più personale rispetto alle aziende che non hanno questi piani».
Questi risultati sembrano essere in contrasto con le notizie di alcuni grandi gruppi (come Amazon) che hanno detto di voler licenziare dipendenti anche come conseguenza dell’uso dell’AI.
Gli economisti Bce però osservano che nel breve termine il quadro europeo è ancora differente rispetto a quello Usa: gli investimenti negli Stati Uniti sono stati molto più ingenti e rapidi.
Inoltre rimane meno chiaro lo scenario per l’Europa nel lungo termine: in tal senso una recente analisi dell’istituto Ifo tedesco ha osservato che molte aziende in Germania si aspettano una riduzione dei posti di lavoro entro cinque anni.
Per il momento, tuttavia, non si osservano scossoni nel mercato del lavoro europeo. «Le aziende che fanno un uso significativo dell’AI hanno circa il 4% di probabilità in più di assumere personale aggiuntivo. In altre parole, le aziende che fanno un uso intensivo dell’AI tendono ad assumere piuttosto che a licenziare», ha rilevato l’analisi. «Lo stesso si può dire per le aziende che investono in AI, che hanno quasi il 2% di probabilità in più di assumere personale aggiuntivo rispetto a quelle che non lo fanno».
Nell’Eurozona quasi il 90% delle aziende con 250 o più dipendenti utilizza l’AI, rispetto al 60% di quelle con meno di dieci dipendenti. Al contrario, solo un quarto delle aziende europee investe nella tecnologia. Questo evidenzia che la barriera d’ingresso per l’utilizzo dell’AI è bassa e che è possibile un’ampia adozione anche tra le aziende più piccole.
La crescita complessiva dell’occupazione è così trainata dalle imprese minori e dalle aziende che utilizzano l’AI per promuovere la ricerca e l'innovazione, secondo lo studio Bce. Al contrario, le aziende che la usano per ridurre i costi del lavoro vedono calare le assunzioni, ma queste sono solo il 15% del totale.
I risultati non cambiano se si passa dallo scenario attuale a quello atteso tra un anno.
Le aziende che pianificano di investire nell’AI prevedono in media una crescita dell’occupazione. Questo suggerisce secondo l’analisi che «anche una pausa nelle assunzioni dovuta agli investimenti in tecnologia AI è improbabile nel prossimo anno».
Tuttavia questi risultati potrebbero cambiare in un orizzonte temporale diverso.
Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale resta così aperto. Da un lato, l’AI potrebbe sostituire lavoratori e ridurre l’occupazione. Dall’altro, potrebbe aumentare i profitti aziendali e creare tipologie di lavoro nuove.
Per la Bce, come ha detto la presidente Christine Lagarde, sarà importante verificare l’impatto su produttività e inflazione. (riproduzione riservata)