L'AI sta riducendo i posti di lavoro? L'analisi Bce e il caso InvestCloud
L'AI sta riducendo i posti di lavoro? L'analisi Bce e il caso InvestCloud
Questo articolo è stato pubblicato su Macrobussola, la newsletter di Francesco Ninfole che fa il punto sull’economia globale con focus su banche centrali e settore finanziario. Per riceverla ci si può iscrivere qui.

di Francesco Ninfole 12/03/2026 17:00

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Nelle ultime ore si è parlato molto del caso di InvestCloud, una società Usa che ha licenziato i 37 dipendenti della sede di Marghera con l'obiettivo di «realizzare una piattaforma tecnologica integrata centrata su soluzioni basate sull'intelligenza artificiale». Si è così riaperta la discussione sull'impatto dell'AI sull'occupazione.

Sul tema è stata appena pubblicata un'analisi degli economisti Bce Laura Lebastard e David Sondermann. Cosa è emerso?

Secondo i sondaggi condotti dalla banca centrale a fine 2025 tra 5 mila imprese dell’area euro, nel complesso l’intelligenza artificiale non sta riducendo i posti di lavoro nell’Eurozona, né dovrebbe farlo nei prossimi dodici mesi, ma il quadro a più lungo termine resta incerto.

«In base ai piani di assunzione delle aziende, gli investimenti e l’uso intensivo dell’AI non stanno ancora causando una sostituzione dei posti di lavoro», hanno osservato gli autori della ricerca.

«Anzi, alcune aziende stanno assumendo personale aggiuntivo, forse perché desiderano sviluppare e implementare tecnologie AI mantenendo i processi produttivi esistenti, o perché l’intelligenza artificiale è un modo per aiutarle a crescere più rapidamente».

Il confronto tra il mercato europeo e quello statunitense

Questi risultati sembrano essere in contrasto con le notizie di alcuni grandi gruppi (come Amazon) che hanno detto di voler ridurre dipendenti anche come conseguenza dell’uso dell’AI.

Gli economisti Bce però osservano che nel breve termine il quadro europeo è ancora differente rispetto a quello Usa: gli investimenti negli Stati Uniti sono stati molto più ingenti e rapidi.

Inoltre non è ancora chiaro lo scenario per l’Europa nel lungo termine: in tal senso una recente analisi dell’istituto Ifo tedesco ha osservato che molte aziende in Germania si aspettano un calo dei posti di lavoro entro cinque anni.

Le politiche di assunzione delle aziende

Per il momento, secondo il sondaggio, non si osservano scossoni nel mercato del lavoro europeo. «Le aziende che fanno un uso intensivo dell’AI tendono ad assumere piuttosto che a licenziare», ha rilevato l’analisi. «Lo stesso si può dire per le aziende che investono in AI».

Nell’Eurozona quasi il 90% delle aziende con 250 o più dipendenti utilizza l’AI, rispetto al 60% di quelle con meno di dieci dipendenti. Ma solo un quarto delle aziende europee investe nella tecnologia.

Questo evidenzia che la barriera d’ingresso per l’utilizzo dell’AI è bassa e che è possibile un’ampia adozione anche tra le aziende più piccole che non hanno risorse sufficienti per gli investimenti.

Innovazione e riduzione dei costi

La crescita complessiva dell’occupazione, secondo lo studio Bce, è così trainata dalle imprese minori e dalle aziende che utilizzano l’AI per promuovere la ricerca e l'innovazione.

È vero che le aziende che usano l'intelligenza artificiale per ridurre i costi del lavoro vedono calare le assunzioni, ma queste sono solo il 15% del totale.

I risultati non cambiano se si passa dallo scenario attuale a quello atteso tra un anno. Tuttavia questi risultati, osserva la ricerca, potrebbero cambiare in un orizzonte temporale diverso.

Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale resta così aperto. Da un lato, l’AI potrebbe sostituire lavoratori e ridurre l’occupazione. Dall’altro, potrebbe aumentare i profitti aziendali e creare tipologie di lavoro nuove.

Per la Bce, come ha detto la presidente Christine Lagarde, sarà importante verificare l’impatto su produttività e inflazione. (riproduzione riservata)

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