Quante volte si dice che la miglior difesa è l’attacco? E quanto servirebbe all’Italia di oggi far valere la sua forza, economica e storica, piuttosto che subire quella degli altri?
Franco Baresi, lo storico capitano del Milan cui Milano ha dato l’estremo saluto nella chiesa di Sant’ Ambrogio, ha trasformato questo motto in realtà, spostando più in alto la linea gotica della squadra di Arrigo Sacchi, decine di metri più avanti. Tanto da far dire a Paulo Roberto Falcao alla notizia della sua morte: è stato il centrocampista più forte contro cui ho giocato. Centrocampista, non difensore.
Baresi è stato un calciatore che ha interpretato il ruolo di libero in una nuova chiave e la Milano rossonera che ha affollato il sagrato e la chiesa meneghina lo sa bene perché quel tipo di calcio non esiste più, non esiste più la classe nel giocare e nel parlare, non esiste quella testa nel disegnare football, e non esistono più campioni come il Piscinìn e questo la nazionale di Roberto Mancini lo sa bene.
Composta come solo Milano sa esserlo, la città si è stretta attorno alla famiglia Baresi, in prima fila il Sindaco Beppe Sala e un’unica presenza istituzionale, Andrea Abodi, ministro dello Sport e dei giovani. Poi tifosi, calciatori, tutto il suo Milan - hanno portato il feretro Albertini, Costacurta, Virdis, Ambrosini, Simone e Evani - Claudio Ranieri nuovo ds della nazionale, che ha deposto la maglia azzurra numero 6 sull’altare, mentre Paolo Maldini e Mauro Tassotti hanno fatto lo stesso con la sua rossonera, che tutti hanno sempre visto nella sua interezza portandola egli fuori dai pantaloncini.
E con la compostezza che ancora sfoggia, anche se non è più un calciatore professionista, Beppe Bergomi, simbolo dell’Inter, ha aperto le letture, in un messaggio fortissimo di fratellanza che si stenta a pensare possa accadere in altre città: Milan, Inter, Milano, Italia, quattro parole un solo destino.
Se non c’era nessuno della famiglia Berlusconi né un altro grande del Milan come Gianni Rivera, ci ha pensato Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, a ricordare con la sua presenza cosa era quel Milan per il suo presidente, insieme alla società attuale, con Paolo Scaroni e Gerry Cardinale, e a tantissimi calciatori noti e meno noti, ma solo perché le loro facce non sono più quelle delle figurine Panini.
Fuori dalla Basilica una folla rossonera con bandiere e striscioni. Lo stesso pubblico che salutò Silvio Berlusconi a piazza Duomo, unendo il rosso sangue col nero del Diavolo. Cavaliere e Capitano ora potranno parlare di pallone dopo il fischio finale. (riproduzione riservata)