Jp Morgan in vetta all’investment banking italiano nel 2025. Seconda Unicredit. Ecco la classifica dei ricavi
Jp Morgan in vetta all’investment banking italiano nel 2025. Seconda Unicredit. Ecco la classifica dei ricavi
L’m&a ha sostenuto il giro d’affari del colosso di Wall Street che è stato l’advisor di Mps nella scalata a Mediobanca. I dati Dealogic

di di Marco Capponi e Luca Gualtieri 07/01/2026 21:00

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In Italia il 2025 ha rimescolato non solo le geografie del settore bancario con l’avvio del consolidamento, ma ha anche ridisegnato in parte il mondo dell’investment banking. A favore di Jp Morgan.

Secondo i dati di Dealogic (gruppo Ion), l’istituto guidato da Jamie Dimon ha consolidato il primato per ricavi nel comparto attestandosi a 206 milioni di dollari e portando la quota di mercato all’11,6%, con una crescita di oltre 3,5 punti. Nel 2024 il giro d’affari era stato invece di 143 milioni, il 44% in meno.

Le grandi operazioni della banca Usa

L’annata è stata proficua in tutte le principali aree dell’investment banking. Nel debt capital markets Jp Morgan (guidata in Italia dal senior country officer Francesco Cardinali) ha assistito il Tesoro in un collocamento di Btp da 18 miliardi di euro che si è tenuto nel settembre scorso, mentre nell’equity ha partecipato a diverse operazioni, dalla cessione del 4% di Ferrari da parte di Exor (3 miliardi) all’uscita di Apollo dal capitale di Lottomatica.

Il motore delle attività italiane per Jp Morgan è stato soprattutto l’m&a che ha realizzato più della metà dei ricavi. Qui i deal principali sono stati la cessione di Golden Goose da 2,5 miliardi e l’opas da 14 miliardi di Montepaschi su Mediobanca, della quale è ora presidente proprio l’ex chairman per l'Italia e del cib Emea di Jp Morgan Vittorio Grilli.

Il peso di Jp Morgan nell’area Emea

Un altro dato certifica l’importanza del mercato tricolore per la banca d’affari a stelle e strisce: Jp Morgan realizza in Italia quasi l’11% dei suoi ricavi da investment banking in area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), pari a 1,9 miliardi. Per capire le proporzioni in gioco, tra le principali economie del Vecchio continente solo nel Regno Unito la banca di Wall Street genera più ricavi da questo segmento di attività (414 milioni): ma il mercato italiano vale per la banca come quello francese e più di Germania (179 milioni), Spagna (151 milioni), Svizzera (115), Paesi nordici (132) e Benelux (167).  E solo in un altro mercato oltre a quello italiano Jp Morgan occupa la prima posizione: la Spagna, dove ha conquistato la vetta proprio nel 2025 scalzando la domestica Santander e superando l’11% di quota di mercato.

Il flop delle altre banche americane

Se il 2025 è stato un anno di crescita per Jp Morgan sul mercato tricolore, lo stesso non può dirsi per le competitor americane Goldman Sachs, Bofa e Morgan Stanley. La prima che ha visto i ricavi da investment banking scendere da 129 a 89 milioni di dollari (-31%), con una quota di mercato in calo dal 7,2 al 5%, mentre Bofa ha ridotto il giro d’affari da 99 a 67 milioni, perdendo 1,7 punti di quota di mercato passata da 5,5 a 3,8%. Da parte sua Morgan Stanley è arretrata da 66 a 61 milioni di ricavi con una market share scesa dal 3,7 al 3,4%.

Il 2025 è stato invece un anno positivo per le grandi banche europee attive nell’investment banking italiano. Bnp Paribas sale sul podio dei ricavi a 107 milioni (erano 102 milioni nel 2024) e una quota di mercato salita dal 5,7 al 6%. Quasi la metà del giro d’affari della divisione per la banca francese guidata in Italia da Elena Goitini è stata generata dalle emissioni di debito pubblico. In questo ambito i ricavi sono stati pari a 50 milioni di euro, consentendo alla banca di arrivare in vetta alla classifica a parimerito con Unicredit. L’integrazione di Credit Suisse ha garantito un’annata positiva anche a Ubs che è entrata nella top 10 posizionandosi al nono posto forte di 65 milioni di dollari di ricavi e una quota di mercato del 3,7%. Stabile invece il giro d’affari di Deutsche Bank a 78 milioni.

La classifica delle italiane

Tra le italiane si è difesa Mediobanca, pur nell’anno della scalata ostile da parte del Montepaschi. Piazzetta Cuccia ha visto i ricavi scendere del 10% a quota 92 milioni ma ha difeso una quota di mercato compresa tra il 5 e il 6%. Il contributo principale è arrivato dall’m&a (al secondo posto in classifica con 57 milioni di euro e una quota di mercato del 7,6%) grazie soprattutto ai deal Bper-Popolare di Sondrio e Golden Goose.

Per Unicredit invece il settore di punta è stato il debito sia pubblico che corporate che ha generato circa i tre quarti dei ricavi su un controvalore totale di 119 milioni di dollari. Forte di questo risultato la banca guidata da Andrea Orcel (Richard Burton è il capo del Cib) si è aggiudicata il secondo posto in classifica con una quota di mercato in crescita al 6,7%. Intesa Sanpaolo invece ha registrato ricavi totali per 94 milioni con una netta predominanza del segmento obbligazionario. Numeri che valgono alla banca guidata dal consigliere delegato Carlo Messina (Mauro Micillo è invece il responsabile della divisione Imi Cib) il quarto posto in classifica e una quota di mercato del 5,3%.

Il dominio dei big americani 

I big di Wall Street dominano anche la classifica Emea di Dealogic. La top 5 parla interamente americano con in ordine di ricavi Jp Morgan, Goldman, Morgan Stanley, Citi e Bofa che da sole controllano quasi il 30% delle quote di mercato complessive. La prima europea a quota 1,1 miliardi (4,3% la market share) è Bnp Paribas seguita da Deutsche Bank a 955 milioni (3,7%) e Barclays a 889 milioni (3,5%). In totale l'industria dell’investment banking Emea ha generato lo scorso anno quasi 26 miliardi di dollari di ricavi, di cui 1,8 in Italia. (riproduzione riservata)