Jp Morgan: il buyback di Treasury non risolve il problema, con il debito pubblico a 40 mila miliardi i rendimenti continueranno a salire
Jp Morgan: il buyback di Treasury non risolve il problema, con il debito pubblico a 40 mila miliardi i rendimenti continueranno a salire
Secondo gli strategist della banca d’affari il maxi-buyback obbligazionario annunciato dal Tesoro americano è un tampone temporaneo, ma i problemi di fondo restano. E il rischio di una crisi sistemica non va escluso

di Marco Capponi 20/08/2026 10:15

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Dopo l’impennata dei rendimenti dei Treasury a lunga scadenza (e quindi il brusco calo dei prezzi) di inizio settimana, è dovuto intervenire il Dipartimento del Tesoro di Washington, guidato da Scott Bessent, per riportare la calma sul mercato del reddito fisso.

Il T-bond trentennale, spaventato dai timori di un’inflazione persistente e dalla nuova fiammata del prezzo del petrolio, era arrivato nella mattinata di mercoledì 19 agosto a toccare il 5,3%, per poi tornare sotto il 5,2% nel momento in cui il Tesoro ha annunciato un raddoppio del buyback di titoli di Stato, da 2 ad «almeno» 4 miliardi di dollari con decorrenza da settembre.

I problemi di fondo restano

Gli strategist di Jp Morgan hanno tuttavia avvertito che i mercati potrebbero considerare poco credibile il tentativo del Tesoro Usa di contenere i costi di finanziamento a lungo termine, con il rischio di spingere nel tempo al rialzo il term premium (cioè il rendimento extra che un investitore richiede per detenere un'obbligazione a lungo termine) e i rendimenti.

Secondo gli esperti della banca d’affari la misura di Bessent affronta soltanto i sintomi e non la causa alla radice del problema: gli Stati Uniti registrano un deficit pari al 6% del pil in un'economia vicina alla piena occupazione.

«In assenza di un reale consolidamento fiscale, temiamo che i mercati considerino questa iniziativa poco credibile», hanno scritto in una nota gli strategist, tra cui Jay Barry. «Questo potrebbe contribuire a un aumento del term premium e dei rendimenti nel tempo, qualora il Tesoro adottasse un approccio più opportunistico nella gestione del debito e si allontanasse ulteriormente dal principio di operare in modo regolare e prevedibile».

La zavorra del debito pubblico alle stelle

Come se non bastasse, segnalano gli strategist, il debito pubblico statunitense ha superato i 40 mila miliardi di dollari, aumentando la pressione sui responsabili della politica economica che devono cercare di tenere sotto controllo i costi di finanziamento, proprio mentre Washington continua a emettere quantità sempre maggiori di titoli di Stato,

Circa il 60% degli intervistati in un sondaggio Markets Pulse ritiene che la situazione del debito Usa continuerà a peggiorare fino a provocare una grave crisi. Le implicazioni, spiegano gli esperti, vanno ben oltre il bilancio federale, perché i rendimenti dei Treasury rappresentano un parametro di riferimento per i costi di finanziamento a livello globale. Rendimenti più elevati possono riflettersi sui mutui e sul debito societario negli Stati Uniti, oltre che sulle valute e sui titoli di Stato di tutto il mondo.

Una boccata d’ossigeno

Rimane il fatto che l'ultima iniziativa ha dato un po’ di supporto ai T-bond a lunga scadenza. L’iniziativa è arrivata dopo una serie di decisioni prese dal Tesoro nelle ultime settimane, che hanno segnalato una crescente preoccupazione per l'aumento dei rendimenti, che hanno recentemente raggiunto il livello più alto dal 2001.

L'annuncio del buyback ha fatto rapidamente scendere al 5,19% il rendimento del Treasury trentennale.

Citigroup ha peraltro consigliato ai propri clienti di acquistare Treasury a 20 anni, sostenendo che la misura sembra finalizzata proprio a tenere sotto controllo i rendimenti sulla parte lunga della curva. Insieme al rallentamento dell'inflazione, Citi ritiene – al contrario di Jp Morgan – che ci siano le condizioni per un forte rally dei bond nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)