Jp Morgan abbandona i proxy advisor: userà una piattaforma AI
Jp Morgan abbandona i proxy advisor: userà una piattaforma AI
La divisione di asset management, con oltre 7 mila miliardi di masse, utilizzerà la piattaforma Proxy IQ: con l’intelligenza artificiale saranno analizzate oltre 3 mila assemblee

di Nicola Carosielli 07/01/2026 14:58

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Si iniziano a vedere i primi effetti della stretta voluta da Donald Trump sui proxy advisor, società specializzate nell’analisi delle informative societarie e nel fornire consulenza a investitori (come fondi pensione, fondi comuni di investimento e hedge fund) su come votare alle assemblee degli azionisti. L’unità di asset management di Jp Morgan sta interrompendo immediatamente tutti i legami con le società di consulenza in materia di delega. L’asset management, tra le più grandi società di investimento al mondo con oltre 7 mila miliardi di dollari di asset dei clienti, deve votare per le azioni di migliaia di società e nella prossima stagione delle deleghe inizierà a utilizzare una piattaforma interna basata sull'intelligenza artificiale, chiamata Proxy IQ, per assistere nelle votazioni delle società statunitensi.

Saranno analizzate oltre 3 mila assemblee

A riportarlo è il Wall Street Journal, spiegando che la banca utilizzerà la piattaforma per gestire i voti, con l’AI che analizzerà i dati di oltre 3 mila assemblee annuali e fornirà raccomandazioni ai gestori di portafoglio, sostituendo i ruoli tipici dei consulenti per i delegati. Jp Morgan ritiene di essere la prima grande società di investimento a rinunciare completamente all’utilizzo di proxy advisor, che forniscono gran parte del supporto al settore. In precedenza, aveva dichiarato che avrebbe smesso di avvalersi di consulenti per le raccomandazioni di voto, affidandosi invece al proprio team interno di stewardship.

Le critiche ai proxy advisor

Da tempo negli Stati Uniti le raccomandazioni di voto dei proxy advisor hanno attirato le ire dei ceo, sostenendo che esercitino un’influenza indebita sui voti degli azionisti e che i loro modelli di business creino conflitti di interesse. Come riportato da MF-Milano Finanza a dicembre, un ordine esecutivo dell’amministrazione Trump ha chiesto alle autorità di regolamentazione dei titoli e antitrust di indagare sui proxy advisor. Lo stesso ad di Jp Morgan, Jamie Dimon, è stato uno dei critici più duri, dichiarando la scorsa primavera a un convegno del settore che i consulenti per il voto sono «incompetenti» e «dovrebbero essere eliminati e morti, basta». (riproduzione riservata)