Aerei, l’Europa ha meno di 30 giorni di scorte di carburante: caccia a nuovi fornitori per superare il blocco di Hormuz
Aerei, l’Europa ha meno di 30 giorni di scorte di carburante: caccia a nuovi fornitori per superare il blocco di Hormuz
Prima della guerra in Iran circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi transitavano quotidianamente attraverso questo passaggio

di Giulia Venini 13/07/2026 10:20

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Con la ripresa dell’escalation in Medio Oriente torna di attualità la questione delle scorte di carburante aereo. Secondo il presidente americano Donald Trump lo Stretto di Hormuz è a oggi «aperto» alla navigazione, nonostante l’Iran affermi di averlo chiuso a seguito della ripresa degli attacchi. 

Prima della guerra circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi transitavano quotidianamente attraverso questo passaggio, circa un quinto del consumo mondiale di petrolio. Le continue interruzioni hanno fatto però schizzare i prezzi del petrolio soprattutto per l’Europa, dipendente dal Medio Oriente per circa la metà delle sue importazioni di jet fuel, portando il Brent a ridosso degli 80 dollari al barile e il Wti a 75 dollari.

I dati Iata indicano un aumento del costo del carburante

Secondo dell’Assocazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata) il costo del carburante aereo a giugno è stato di 1.028,40 dollari per tonnellata, in calo del 19,43% rispetto a maggio.

In confronto a giugno 2025 il prezzo medio è però salito di 328,64 dollari. A livello medio settimanale si è passati dai 1.154,93 dollari per tonnellata del 5 giugno ai 921,05 dollari del 26 giugno.

Le disponibilità dell’Europa

Come evidenziato da Reuters, secondo le stime della società di consulenza Energy Aspects nel terzo trimestre il mercato europeo dovrebbe registrare un deficit di offerta di quasi 600 mila barili al giorno. Nello stesso periodo, invece, è previsto un surplus di 116 mila barili al giorno negli Stati Uniti e di 425 mila barili al giorno nell'area Asia-Pacifico.

Energy Aspects aggiunge che all’inizio di giugno le scorte europee ammontassero a circa 38 milioni di barili, a fronte dei 99 milioni di barili detenuti dagli Stati Uniti. Sulla base di questi dati, i calcoli di Reuters indicano che le riserve europee sarebbero sufficienti a coprire meno di 30 giorni di domanda

I nuovi fornitori dell’Europa

Nigeria, India e Oman, ma anche Canada, Stati Uniti, Kuwait e Corea del Sud: sono questi i Paesi da cui l’Europa sta importando jet fuel, aggiunge Reuters.

A giugno le importazioni europee di carburante per l’aviazione sono ammontate a 673 mila barili al giorno, il livello più elevato dall’ottobre 2025, con Usa e Nigeria come principali fornitori del continente. Anche la produzione interna ha attenuato le tensioni sul mercato. Le raffinerie italiane, ad esempio, hanno aumentato del 10% la produzione di jet fuel nei primi quattro mesi dell’anno.

Secondo l’Unione Energie per la Mobilità (Unem) il calo del 6% delle importazioni ha consentito alla produzione nazionale di coprire quasi il 70% della domanda nei mesi di marzo e aprile. Ma il calo dei prezzi del jet fuel non si tradurrà nell’immediato in tariffe aeree più basse, sottolineano gli analisti. (riproduzione riservata)