Italy’s Best Employers: Lavazza si conferma al top tra i datori di lavoro. Ecco le 50 società in vetta alla classifica
Italy’s Best Employers: Lavazza si conferma al top tra i datori di lavoro. Ecco le 50 società in vetta alla classifica
Lavazza è di nuovo il miglior datore di lavoro in Italia secondo il sondaggio Statista. De Cecco e FinecoBank completano il podio. Tra AI, talenti e trasparenza salariale, cambia il rapporto tra aziende e dipendenti

di Redazione Milano Finanza  06/10/2026 09:51

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Per il secondo anno consecutivo Lavazza conquista il primo posto degli Italy’s Best Employers, con il punteggio massimo di dieci. Sul podio anche De Cecco e Fineco. Seguono altre realtà italiane come l’Istituto nazionale dei tumori, Gabetti, Accademia Belle Arti di Napoli e Banca d’Italia. Un mix di imprese private e istituzioni pubbliche che precede i grandi gruppi internazionali: Roche occupa l’ottavo posto mentre Google è decima.

È il risultato della settima edizione del sondaggio di Statista, piattaforma online che ha raccolto 300 mila risposte attraverso gli accessi da Corriere.it. L’indagine, basata sui giudizi anonimi dei dipendenti sulla propria e su altre imprese, individua le società con almeno 250 dipendenti in Italia considerate migliori per qualità dell’ambiente di lavoro.

Tra talenti e AI

Il sondaggio fotografa anche le principali trasformazioni del lavoro nel 2026. Accanto alla ricerca di un migliore equilibrio tra vita privata e professionale e alla necessità per le aziende di attrarre e trattenere i talenti, emerge il tema dell’intelligenza artificiale e dei timori legati al suo impatto sull’occupazione.

Per Valerie Schena Ehrenberger, ceo di Valtellina Lavoro e presidente di Ecssa, l’AI «non azzera l’occupazione ma riorganizza le mansioni», assorbendo le attività ripetitive e lasciando spazio alla progettualità. Per la manager, empatia, pensiero critico e creatività sono competenze che la tecnologia non può sostituire. L’attenzione al dipendente e all’ecosistema umano, aggiunge, «non è un costo, ma un investimento in produttività».

Una lettura condivisa da Tomaso Mainini, ad di Michael Page, secondo cui il fattore distintivo per le imprese non è soltanto la tecnologia, ma la capacità di accompagnare le persone nel cambiamento. Formazione continua, comunicazione trasparente e sviluppo delle competenze diventano quindi elementi per sostenere fiducia e coinvolgimento.

Trasparenza e clima aziendale

Mainini richiama inoltre la direttiva europea sulla trasparenza salariale, che sta spingendo le imprese a rendere più chiari criteri di remunerazione e sviluppo della carriera già nelle prime fasi del recruiting. La qualità dell’esperienza lavorativa, sottolinea, dipende anche dalla coerenza tra le promesse fatte in fase di selezione e l’effettiva esperienza in azienda.

Per Schena Ehrenberger, infine, un buon clima di lavoro «non è un benefit accessorio ma una condizione necessaria» per la prestazione e il business: riduce il burn-out, stimola la proattività e consolida l’ingaggio, tanto nelle multinazionali quanto nelle realtà più piccole. (redazione online)