Italo prende il treno per la Germania: così sfideremo il monopolio di Deutsche Bahn. Parla Luca Cordero di Montezemolo
Italo prende il treno per la Germania: così sfideremo il monopolio di Deutsche Bahn. Parla Luca Cordero di Montezemolo
A vent’anni dalla sua ideazione Italo ora lancia la campagna di Germania con investimenti, commesse e posti di lavoro per i tedeschi Perché in Europa il treno batterà l’auto e l’aereo, sostiene Montezemolo

di Roberto Sommella 05/09/2026 02:00

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A vent'anni dall’ideazione di Italo, Luca Cordero di Montezemolo è sicuro di tre cose: il treno è il mezzo del futuro europeo, serve un’Unione Europea più forte che metta in sicurezza i suoi cittadini (il caso vuole che Montezemolo sia nato lo stesso giorno di Altiero Spinelli) e occorre che in Italia qualcuno cominci a parlare di cosa vuole fare “domani”.

Il presidente di Italo comincia così la sua intervista esclusiva a Milano Finanza, all'indomani dell'avvio della campagna di Germania, dove la società privata di trasporti ferroviari proverà a portare la concorrenza, con treni nuovi di zecca, blu nazionale, accordi e commesse pluridecennali per le aziende tedesche, duemila posti in più per i lavoratori dei lander.

«So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un solo operatore come quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania. Siamo partiti nel 2012 con quattro dipendenti, uno ero io, ma l’idea mi venne per la prima volta vent’anni fa, nel 2006, dopo un colloquio con il mio amico Gianni Punzo», afferma.

Domanda. Presidente Montezemolo, che gli disse quel giorno di venti anni fa il suo amico Punzo?

Risposta. Gianni mi venne a trovare, all’epoca ero presidente di Confindustria, e mi disse: dobbiamo metterci nel settore ferroviario, perché sarà liberalizzato, dobbiamo fare i treni merci. Io risposi a Gianni: ho tante cose da fare - ero anche presidente della Fiat - come faccio… Poi la sera ci pensai su e mi venne in mente che si poteva fare, ma treni per i passeggeri. E così è nata l’avventura di Italo.

D. E ora sbarcate nel Paese più grande d’Europa. Perché è importante per Italo questa operazione in Germania che avete avviato e perché è importante per l'Italia questa operazione di Italo?

R. Significa molto, se penso a come partimmo, col fondamentale sostegno di alcuni amici e di Banca Intesa. Ma le rispondo con tre dati. Da quel primo viaggio di Italo nel 2012, il prezzo medio dei biglietti ferroviari scese del 40%, il mercato aumentò del 100%, il treno non venne più considerato un mezzo di trasporto di serie B. E questi numeri valgono anche per Fs, che dalla concorrenza ci ha guadagnato.

D. La concorrenza fa bene al mercato ma anche ai competitor, è un beneficio per tutti.

R. La concorrenza è un vaccino, non un virus, e dalla nostra esperienza italiana, da cui anche Banca Intesa ha avuto un guadagno eccellente dal suo investimento, intendiamo muoverci per l’operazione in Germania. In Italia abbiamo fatto segnare un boom dell’utilizzo del treno rispetto all’aereo. Prima era al 30% rispetto al 70%, ora l’utilizzo del mezzo sui binari si è capovolto come proporzioni. E abbiamo migliorato la qualità del servizio, delle stazioni e dei mezzi. Ci hanno guadagnato tutti.

D. Le ferrovie tedesche vi metteranno dei cancelli per impedire di accedere ai binari come accaduto con Fs in Italia?

R. Non lo so, certo qualcosa ci aspettiamo dall’ultimo operatore nazionale monopolista rimasto nei Paesi europei, Deutsche Bahn. So che affronteremo le difficoltà di chi entra in un mercato con un monopolio quello ferroviario tedesco, ma abbiamo le spalle grosse e se penso proprio a quello che abbiamo passato in Italia, quando sfidammo il monopolio delle Ferrovie dello Stato, so che ce la faremo anche in Germania.

D. Perché avete scelto la Germania?

R. Perché è un Paese perfetto per il treno, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia, ed è in ritardo dal punto di vista delle infrastrutture e del grado di soddisfazione della clientela. In principio saranno collegate 18 città tedesche con 50 servizi giornalieri. Poi la Germania è il cuore dell’Europa, possiamo collegare il Nord, dall’Olanda al Mare del Nord, tutto l’Est, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Austria, e il Sud, con l’Italia. E poi faremo lavorare i tedeschi, i fornitori, la Siemens, perché l’azionista di maggioranza, Msc, conosce bene il Paese. Si tratta di un’operazione da 3,6 miliardi di euro, 26 treni più un’opzione per altri 14 e 30 anni di manutenzione, 2.500 assunzioni in Germania tra dirette e indirette, una società tedesca con management e personale tedesco. Stiamo allestendo la macchina, che avrà un software italiano, ma un hardware tedesco.

D. Una grande operazione di apertura della concorrenza.

R. Sì e sostenuta molto dalla Commissione Europea che crede fortemente nel treno, unico mezzo green, come ricordato anche nel libro bianco di Mario Draghi. Credo che si sia riflettuto poco sul successo di Italo.

D. Perché, vi sentite poco considerati?

R. È stata un’operazione di modernizzazione del nostro Paese sottovalutata, ma equivale a quella che fece Mediaset con il monopolio della Rai. E da quando siamo entrati noi, ne ha beneficiato anche Trenitalia, che ha visto aumentare pure il suo fatturato, perché è aumentata la torta. Ed è migliorata come le dicevo in maniera clamorosa anche la qualità delle stazioni, dove sono nati ristoranti, negozi, librerie, cambiando una situazione che a volte era molto negativa.

D. E l’Italia da questa storia di Italo cosa ci ha guadagnato?

R. Ci ha guadagnato tantissimo, in Italia la concorrenza è stata fondamentale. Perché lei o io oggi possiamo scegliere, il viaggiatore può scegliere in termini di servizio di prezzo, di comodità quello che vuole e quindi quando lei chiede se è un’operazione buona per l’Italia, le rispondo che sicuramente l’arrivo di Italo è stata un’operazione buonissima per l’Italia e non solo per il nostro Paese. Italo è stata la prima compagnia privata di alta velocità in Europa e la Comunità Europea quando ha imposto l’apertura della concorrenza ai Paesi europei ha preso proprio Italo come benchmarking.

D. Lei ha avuto ruoli cruciali nel settore automotive, in quello delle compagnie aeree e ora il treno. Questo percorso personale significa qualcosa anche dal punto di vista industriale?

R. Sì, non c’è dubbio. Guardiamo a cosa sta accadendo al settore automobilistico, ai prezzi in crescita nel settore aereo a causa della crisi energetica, sicuramente il treno è il mezzo del futuro in Europa se penso ai prossimi dieci anni. Diventerà preponderante.

D. E se pensa alla Fiat, all’automobile, cosa le viene in mente? Chi ha ucciso l'auto?

R. Devo darle una risposta composita. Innanzitutto, le regole europee non hanno di certo aiutato, perché fissare al 2035 la fine dei motori termici è stato sbagliato. L’Europa ha dato un bel colpo all’auto, pensi che noi italiani eravamo secondi al mondo. Poi non ha aiutato il fatto che le case automobilistiche non hanno capito prima la crisi che stava arrivando. In terzo luogo, non ha aiutato il fatto che i giovani non desiderano più le auto, ma preferiscono cambiare lo smartphone. Quarto elemento sono le zone a traffico limitato che hanno ridotto la circolazione e ovviamente anche l’aspetto climatico. Quinto elemento il boom delle macchine piccole, che ha ridotto i margini di molto e l’avvento di quelle cinesi.

D. Così una Panda elettrica ha finito per costare più di 20.000 euro.

R. Esattamente. Ma soprattutto si è pensato che i cinesi si sarebbero limitati a fare delle buone copie e invece hanno migliorato la qualità dei loro modelli e hanno imparato anche la cultura del bello.

D. Basta per fare macchine belle come quelle di una volta?

R. No. I cinesi devono lavorare ancora sulla rete vendita e sulla percezione dei loro brand. Dispongono però di tecnologie avanzatissime.

D. Se Sergio Marchionne fosse ancora vivo, si sarebbe evitata questa fine?

R. Non credo, certo con lui la Fiat ha fatto delle acquisizioni mentre dopo di lui abbiamo assistito di fatto a una vendita.

D. Sta messa peggio l’Italia o la Germania in questo momento?

R. Gli stabilimenti italiani sono tutti in cassa integrazione e lavorano al 50% delle loro possibilità produttive. Ma la Germania sta vivendo una crisi drammatica se vediamo Volkswagen: alla fine costruiranno carri armati. E il quadro politico è serio, con la crescita di Afd e un governo timido.

D. Sembra una situazione preoccupante.

R. Sì, sono molto preoccupato, perché vedo il dilagare del nazionalismo populista in tanti Paesi fondatori, Francia, Germania, anche in Spagna, e abbiamo alle porte elezioni importanti in mezza Europa durante un periodo in cui ci sono due guerre e le minacce che arrivano dalla Russia e dai dazi americani.

D. Cosa si può fare?

R. Servono gli Stati Uniti d’Europa, un vero federalismo, e serve subito la difesa unica.

D. Pensa che il presidente russo Vladimir Putin possa davvero attaccare l’Europa?

R. Non lo credo, ma lo temo e per questo sono convinto che noi europei dobbiamo farci trovare pronti con una forza militare bellica europea e che solo così saremo rispettati di più nel mondo.

D. L’Italia è rispettata nel mondo, grazie anche ai risultati ottimi del suo export. La premier Giorgia Meloni, in una intervista esclusiva a Milano Finanza ha detto che l’Italia è più forte di prima, concorda?

R. Credo che la premier Meloni abbia fatto molto bene sull’Ucraina a tenere il punto e credo che nel mondo sia rispettata per questo. Oggi l’Italia sta meglio della Francia, della Germania, della Gran Bretagna. I nostri dati economici sono migliori, ma ci sono molte preoccupazioni, a cominciare dal potere d’acquisto delle famiglie. Le imprese hanno innovato, c’è stato un grande rinnovamento generazionale, ma nella politica abbiamo un grosso problema di classe dirigente. Molti che parlano di Ucraina non sono nemmeno andati a vedere cosa accade davvero a Kiev, c’è un silenzio di tomba sulla crisi climatica e sull’impatto della intelligenza artificiale che cambierà tutto.

D. Il settore privato vive la stessa crisi valoriale?

R. No. Noi abbiamo delle pmi che combattono ogni giorno sui mercati e tengono in piedi un intero Paese, poi molte eccellenze che ci distinguono dal resto del mondo, ma la classe politica non se ne accorge, nessuno che parli di quello che vuole fare domani, nessuno che si occupi di formare il personale in ogni settore, utilizzando anche il grande potenziale fornito dagli immigrati. Occorre avere senso dello Stato e obiettivi ambiziosi. Credo che chi fa oggi l’imprenditore, zavorrato come è da prelievo fiscale, burocrazia e vari ostacoli, sia davvero un eroe, soprattutto al Sud. Oggi ci sono tante aziende in salute, che crescono, delle quali non si conosce il nome né il proprietario.

D. Qualcuno direbbe che ridurre queste zavorre è solo un sogno.

R. Sogno un Paese dove si parli di domani, vorrei sentire degli impegni sul domani.

D. Non c’è anche un problema di premiare il merito?

R. Quello noi imprenditori lo premiamo, perché è nostro interesse farlo. Quando ho fatto il presidente di Confindustria ho avuto pochi vicepresidenti ed erano tutti più bravi di me. È stato fondamentale per fare bene ed è fondamentale per fare meglio.

D. Fondamentale per fare bene è anche il supporto delle banche. Cosa pensa del risiko del credito così effervescente?

R. Questa effervescenza è molto positiva, a patto che non prevalgano argomenti troppo autoreferenziali. Le banche devono essere molto vicine alle aziende, come è accaduto per Italo. È valso per ieri, vale ancora per oggi. (riproduzione riservata)