Gli italiani e le pensioni: un popolo di risparmiatori, non di pianificatori
Gli italiani e le pensioni: un popolo di risparmiatori, non di pianificatori
Solo l'8% dei lavoratori italiani ha pianificato la propria pensione. La ricerca di Athora evidenzia un diffuso orientamento al breve termine e una scarsa conoscenza del sistema previdenziale pubblico

di Paola Valentini 24/03/2026 15:27

Ftse Mib
43.369,53 17.40.00

+0,42%

Dax 30
22.636,91 18.00.00

-0,07%

Dow Jones
46.233,00 20.32.57

+0,05%

Nasdaq
21.829,86 20.27.50

-0,53%

Euro/Dollaro
1,1592 20.12.59

+0,12%

Spread
91,16 17.29.45

+2,79

Italiani, popolo di risparmiatori sì, ma non di pianificatori. Soltanto l’8% dei lavoratori dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita in pensione. La metà degli over 50 sostiene che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. E tra i sottoscrittori di previdenza complementare, il 91% si dice soddisfatto della scelta. E’ quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine condotta da Athora con Nimosma, che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, con il capitolo rivolto alla longevità e alla previdenza complementare.


La prospettiva di vivere a lungo genera infatti sentimenti contrastanti nel tessuto sociale italiano: se oltre la metà della popolazione in pensione guarda al futuro con ottimismo (63%), tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione (29%). La ricerca evidenzia una contraddizione sociologica profonda, dove il timore per la perdita di vigoria fisica e autonomia prevale sulla pianificazione economica. Tre italiani su quattro (74%) si dicono preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza, temendo soprattutto il carico di cura sui familgiari, la necessità di modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e l’impegno economico.

Nonostante queste paure, prevale un diffuso orientamento al breve termine: solo l’8% dei non pensionati, come accennato, si è già attrezzato per finanziare gli anni dopo la fine della carriera. Gli italiani attribuiscono al risparmio un valore centrale, ma adottano spesso strategie basate sul senso comune, più che sul buon senso: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, agendo come accantonatori di risorse, ma senza una reale finalizzazione. Quindi risparmio non pianificato. E tra chi non sta accumulando risorse economiche per la propria vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare risorse sufficienti.


Ma è la difficoltà di visione a riflettersi in una marcata sottostima del tempo e della realtà previdenziale. Oltre un terzo dei lavoratori prevede infatti di andare in pensione all’età di vecchiaia prevista di 65-67 anni. Parallelamente, solo un terzo (33%) di chi lavora immagina di trascorrere più di 20 anni in pensione, mentre chi ha già concluso l’attività lavorativa ha ben compreso che il tempo della longevità sarà molto più esteso (57%).

Leggi anche: Pensioni, Brambilla (Itinerari Previdenziali): il problema dell’Italia non è la longevità, ma l’assistenzialismo

A ciò si aggiunge un mix di sfiducia e scarsa conoscenza del sistema pubblico: il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato e il 42% è convinto che i contributi versati oggi serviranno ad erogare le pensioni di domani.
Eppure, la preoccupazione per il futuro non si traduce in attivazione: solo il 27% degli italiani dichiara di avere attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% dichiara che si attiverà, manifestando tuttavia una chiara tendenza alla procrastinazione. A questo si accompagna una certa ingenuità nel rapporto tra versamenti e prestazioni, dove si genera un’asimmetria: se il 36% di coloro che conoscono fondi pensione o piani individuali pensionistici (Pip) desidera un’integrazione superiore ai 700 euro mensili, la disponibilità media a investire rimane modesta, con il 75% del campione che non sarebbe disposto a superare i 200 euro al mese.


Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto costo del rimpianto: la ricerca mostra come la consapevolezza dell’importanza di una pianificazione tempestiva cresca con l’avanzare dell’età. La metà degli over 50 dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo. Di contro, per il 27% che ha agito, l’assenza di rimpianto è totale: il 91% dei sottoscrittori di piani pensionistici si dichiara tra soddisfatto ed estremamente soddisfatto della scelta fatta.

Il deficit informativo e il ruolo della consulenza

Un ostacolo determinante alla pianificazione è rappresentato dalle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità della materia, solo il 21% degli italiani che non conoscono questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali, contro il 45% dei poco o per nulla interessati. In questo vuoto informativo, le scelte vengono spesso delegate ad amici e parenti, ritenuti più attendibili rispetto alle figure professionali, o ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria.


«I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel capitale in un progetto di vita solido», afferma Jozef Bala, ceo di Athora Italia, che chiama in causa la previdenza complementare. «Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta. In continuità con gli elementi emersi nella prima edizione della ricerca, si rafforza il bisogno di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a vero consulente finanziario e troviamo anche conferma della necessità di implementare percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, che aiutino a superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli». (riproduzione riservata)