Immigrati sì, ma di lusso. Perché l’Italia viene scelta sempre più dai grandi ricchi. E come fanno a ottenere il visto
Immigrati sì, ma di lusso. Perché l’Italia viene scelta sempre più dai grandi ricchi. E come fanno a ottenere il visto
Italia terza al mondo per afflussi dalle grandi ricchezze. La guerra Usa-Iran accelera la corsa alle richieste di visti. Fra ville e Piazza Affari, ecco dove puntano i capitali stranieri

di di Elena Dal Maso 13/03/2026 18:00

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L’Italia è stata la terza meta preferita al mondo e la prima in Europa da parte dei grandi capitali extra Ue nel 2025. Un fenomeno che nei Paesi anglosassoni chiamano relocation. Sono arrivate 3.600 persone lo scorso anno per una ricchezza complessiva stimata in 20,7 miliardi di dollari, con un incremento del 20% nel periodo 2014-2024 secondo il report di Henley & Partners. Al primo posto in classifica c’erano, lo scorso anno, gli Emirati Arabi con 63 miliardi di dollari, a seguire gli Stati Uniti con 43,7 miliardi. La Svizzera, per esempio, è quarta in classifica con 3.000 soggetti per 16,8 miliardi.

Nel Billionaire Report 2025, il 36% degli 87 clienti miliardari di Ubs dice di essersi trasferito all’estero (relocated) almeno una volta, mentre quasi un altro 9% sta prendendo in considerazione l'idea di trasferirsi. I miliardari più giovani sono i più propensi ad muoversi oltre confine: il 44% delle persone intervistate fino a 54 anni si è spostato almeno una volta nella vita e il 15% sta valutando questa possibilità.

Fra le ragioni più rilevanti per le quali i miliardari intervistati potrebbero decidere di trasferirsi emergono la ricerca di una migliore qualità della vita (36%), le preoccupazioni geopolitiche (36%) e la possibilità di gestire le questioni fiscali in modo più efficiente (35%). Nell'area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), le questioni fiscali e la geopolitica sono le motivazioni principali, mentre in Asia-Pacifico la qualità della vita e la geopolitica si classificano ai primi posti.

I grandi capitali del Golfo verso l’Italia

Questa indagine è stata condotta nel 2025, prima dello scoppio della guerra Usa-Iran che ha portato alla chiusura dello strategico Stretto di Hormuz attraverso il quale transita buona parte del petrolio mondiale. E l’attacco ad un’area protetta e dorata come Dubai sta accelerando il deflusso dei grandi capitali verso Paesi più stabili. E’ quello che gli avvocati dello studio Lexia Private, Elmira Shahbazi, Managing Director e Pietro Derossi, Head of Global mobility Visa and Relocation, definiscono l’Italian Dream, il sogno italiano. Lexia Private è la business unit del gruppo dedicata ai clienti di fascia alta e molto alta, come Hwni, ultra-Hwni, family office e fondi di investimento di famiglia.

Perché piace l’Investor Visa

«Nel 2025», intervengono i due legali, «l'Italia è stato il primo Paese in Europa per arrivo dei grandi capitali esteri alla ricerca di sicurezza, di luoghi belli in un contesto di stabilità politica e di fiscalità favorevole. In sintesi, l'Italian Dream». Perché oggi l’Italia è una nazione stabile dal punto di vista politico, ricca di bellezze naturali e artistiche e con una serie di norme favorevoli ai capitali extra-Ue. «Con lo scoppio della guerra Usa-Iran le richieste dal Golfo sono raddoppiate», riprendono i due specialisti. «Non è necessario chiedere la residenza in Italia, è più agile la strada dell'Investor Visa che permette ai cittadini extracomunitari di muoversi dentro e fuori dall'Italia e dall'Ue in agilità, in presenza di alcuni requisiti di investimento».

Infatti la Legge di Bilancio 2017 ha introdotto nel Testo Unico sull’Immigrazione (Tui) una nuova tipologia di visto, valido due anni, dedicata ai cittadini stranieri provenienti da Paesi non Ue. Il permesso può essere rilasciato a chi acquista titoli di Stato (Btp) per almeno 2 milioni di euro, oppure investe un in una società di capitali italiana (anche quotata) per almeno 500 mila euro. Oppure investe in una startup innovativa per almeno 250 mila euro. E’ ammessa dalla legge una donazione filantropica di almeno un milione di euro nei settori della cultura, dell’istruzione, della gestione dell’immigrazione, della ricerca scientifica, o della conservazione dei beni culturali e paesaggistici.

Milano, Toscana, Lago di Como...

I singoli o le ricche famiglie in arrivo dall'area del Golfo, riprendono gli avvocati Shahbazi e Derossi, «investono in immobili di pregio a Milano, centro finanziario internazionale, ma anche in ville, eventualmente da ristrutturare, con un ampio verde attorno per ragioni di privacy». Le zone più richieste vanno dalla Toscana alla Puglia (Salento e Alberobello per i trulli), dal Lago di Garda a quello di Como, dalla Sicilia (per esempio Palermo e Ragusa) alla Sardegna.

Vengono acquistati non solo edifici singoli, in alcuni casi anche alberghi. «Spesso queste famiglie, per adempiere ai requisiti della norma sull'Investor Visa, investono nelle grandi società di Piazza Affari. Il permesso viene rinnovato quando si dimostra allo Stato italiano di detenere ancora in portafoglio i titoli», raccontano gli avvocati. Dagli Stati Uniti arrivano da un anno a questa parte non solo richieste di Investor Visa, ma anche quelle per i Visti da Nomadi Digitali che permettono ai dipendenti dei colossi tech californiani di poter lavorare per esempio dal nord della Sardegna con il pc fronte mare.

Big Tech ama la Sardegna

«Le richiese dagli Usa stanno aumentando in questo senso e il consolato in California lavora con grande intensità», sottolineano i legali. Che notano: «le richieste dall'estero sono ormai così rilevanti che lo scorso settembre abbiamo creato una divisione private dedicata alla gestione di questi grandi patrimoni internazionali. Non a caso, molte di queste famiglie amano anche le auto d’epoca, le imbarcazioni di lusso e le opere d’arte». (riproduzione riservata)