La tensione politica tra Italia e Spagna, con lo scontro su Schengen tra i governi Meloni e Sanchez, arriva nel momento forse peggiore dell’anno: quello del grande esodo estivo. Madrid ha fatto scattare sabato 8 agosto i controlli alle frontiere interne per i viaggiatori provenienti dall’Italia come ritorsione alle misure adottate da Roma. Una decisione che ha spinto la Farnesina a rafforzare l’assistenza consolare ai connazionali presenti in Spagna o diretti nel Paese e ad attivare attraverso l’Unità di crisi un canale WhatsApp dedicato.
Ma per capire la dimensione potenziale del problema basta un numero: in questa estate tra gli aeroporti italiani e quelli spagnoli viaggiano mediamente circa 250 voli al giorno in ciascuna direzione. Nella sola giornata di sabato 8 sono programmati negli aeroporti iberici poco più di 250 arrivi dall’Italia, di cui 64 a Madrid Barajas. E i controlli sono partiti, anche se per il momento non vengono segnalate code o particolari disagi.
Lo scontro tra Roma e Madrid coinvolge due economie molto integrate. Gli scambi commerciali tra Italia e Spagna superano i 65 miliardi di euro l’anno, con una bilancia sostanzialmente equilibrata. I due Paesi occupano abitualmente le prime posizioni tra i rispettivi partner commerciali europei.
La specializzazione dei flussi racconta anche quanto le due economie siano decisamente complementari. La Spagna vende all’Italia soprattutto automobili, prodotti agroalimentari - a partire dall’olio d’oliva - e tessile. L’Italia esporta invece verso il mercato spagnolo principalmente macchinari industriali, prodotti metallurgici, componentistica specializzata, prodotti chimici e farmaceutici.
Una relazione inserita in un momento particolarmente positivo per il commercio estero italiano: nel 2025 l’export complessivo del Made in Italy ha raggiunto 643 miliardi di euro, in crescita del 3,3%, mentre nei primi quattro mesi del 2026 le esportazioni hanno registrato un ulteriore incremento del 3,2%.
Secondo il quadro di indicatori economici raccolto da fonti istituzionali italiane, spagnole ed europee, il pil nominale italiano nel 2025 vale circa 2.260 miliardi di euro contro 1.680 miliardi della Spagna. Anche il pil pro capite a parità di potere d’acquisto resta superiore in Italia, 39.900 euro contro 38.100.
Madrid, però, corre molto più velocemente: nel 2025 il pil spagnolo è cresciuto del 2,8%, contro appena lo 0,5% dell’Italia. Il prezzo di questa maggiore vivacità è anche un’inflazione più elevata: a marzo 2026 il tasso annuo risultava al 3,4% in Spagna contro l’1,7% italiano.
Roma presenta soprattutto due grandi punti deboli. Il primo è il debito pubblico, pari al 137,1% del pil contro il 100,7% spagnolo; il secondo è il costo dell’energia. Ad aprile il prezzo dell’elettricità era indicato in circa 129 euro per MWh in Italia, più del doppio dei 56 euro della Spagna. Anche lo spread fotografava la diversa percezione dei mercati, con un premio per il rischio di 77 punti base per l’Italia contro 44 per Madrid.
La fotografia si capovolge sul mercato del lavoro. Ad aprile 2026 il tasso di disoccupazione italiano era del 5,1%, meno della metà del 10,3% spagnolo. Lo stesso vale per quella giovanile: 16,9% in Italia contro 23,7% in Spagna.
La Spagna mantiene invece un vantaggio demografico relativo e soprattutto una crescita economica superiore. Al primo gennaio 2026 l’Italia contava 58,94 milioni di abitanti, contro i 49,57 milioni della Spagna.
È però sul piano sociale che la profondità dei rapporti emerge ancora più chiaramente. Circa 330 mila italiani vivono oggi in Spagna, contro appena 35 mila spagnoli residenti in Italia: quasi dieci italiani oltre i Pirenei per ogni cittadino spagnolo stabilito nel nostro Paese.
A questo si aggiunge un legame immobiliare sempre più forte. Negli ultimi anni, secondo i dati forniti a MF-Milano Finanza da fonti diplomatiche spagnole, circa il 70% delle case vacanza acquistate all'estero dagli italiani è stato comprato in Spagna.
E c’è poi la generazione Erasmus. La Spagna è la prima destinazione degli universitari italiani che partecipano al programma europeo, mentre l’Italia è la prima scelta degli studenti spagnoli. Anche il turismo viaggia in entrambe le direzioni: nel 2025 sono state registrate circa 5,68 milioni di visite italiane in Spagna e 2,5 milioni di visite spagnole in Italia.
Tutti questi numeri spiegano bene perché la crisi diplomatica scoppiata in questi giorni sarebbe stato forse molto meglio evitarla. Italia e Spagna sono concorrenti su molti dossier europei, ma sono anche due economie e due società profondamente interconnesse.
I controlli alle frontiere rappresentano per ora soprattutto un disagio per chi viaggia, ma un eventuale prolungamento dello scontro metterebbe sotto pressione uno degli assi economici e sociali più intensi dell’Europa mediterranea. (riproduzione riservata)