Le pressioni al rialzo sul mercato dei beni energetici, generate dal conflitto in Medio Oriente, e la conseguente crescita dell'inflazione potrebbero, a seconda della persistenza di tale scenario, rallentare la fase di recupero o addirittura determinare un nuovo periodo di perdita del potere di acquisto. Nel corso dei primi mesi del 2026, le tensioni geopolitiche hanno determinato una brusca inversione di tendenza dei prezzi dell'energia, che hanno registrato un aumento del +9,3% ad aprile. È quanto si legge nel Rapporto annuale 2026 di Istat.
Le retribuzioni contrattuali nel 2025 hanno portato, per il secondo anno, a un recupero in termini reali ma permane una perdita di potere d'acquisto dell'8,6% dal 2019. Anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.
Nel 2025 in Italia la popolazione a rischio di povertà è pari al 18,6% del totale (11 milioni di individui). Sebbene stabile rispetto al 2024 il dato conferma la persistenza di un'area di vulnerabilità economica ampia e strutturale all'interno del Paese. L'incidenza del rischio di povertà è più che doppia per chi vive in famiglie con almeno un componente straniero (33,7 contro il 16,6 delle persone in famiglie di soli italiani).
Particolarmente esposte sono le persone che vivono in famiglie monogenitoriali con figli minori (36,3 per cento) e, con riferimento al territorio, le percentuali più elevate si registrano nelle Isole (35,4 per cento) e nel Sud (30,5 per cento).
Nel 2025 le spese per l'abitazione rappresentano un onere economico pesante per il 35,9% degli individui e il 22,4% riferisce di arrivare alla fine del mese con difficoltà o grande difficoltà. Il 47,7% degli italiani dichiara, invece, di non essere riuscito a risparmiare nell'ultimo anno. Inoltre, il 35,7% della popolazione non può permettersi una settimana di vacanza all'anno lontano da casa e il 25,6% ha difficoltà a far fronte, con risorse proprie, a spese impreviste. Le famiglie che non sono in grado di acquisire un paniere di beni e servizi considerato essenziale per condurre una vita dignitosa vanno incontro a situazioni di povertà assoluta. Nel 2024, tale condizione ha riguardato 5,7 milioni di individui (9,8%) per un totale di 2,2 milioni di famiglie (8,4%), in un quadro sostanzialmente stabile rispetto al 2023.
Con riferimento alla condizione professionale, le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione presentano l'incidenza di povertà assoluta più elevata (21,3%), mentre il valore minimo si conferma per le famiglie di ritirati dal lavoro (5,8%). La cittadinanza si conferma una determinante cruciale della condizione economica, evidenziando la maggiore fragilità dei cittadini stranieri: le famiglie composte solamente da stranieri presentano l'incidenza di povertà assoluta più elevata (35,2 %).
Condizioni socioeconomiche disagiate possono compromettere la capacità di acquistare cibo sufficiente, nutriente e di qualità. Nel 2025, la quota di persone che non può permettersi un pasto proteico si attesta al 9,3% (era 9,9 nel 2024 e 12,6% nel 2014), riguardando 5,4 milioni di individui. Le difficoltà di accesso a un'alimentazione adeguata sono più evidenti per gli individui che vivono in famiglie composte esclusivamente da stranieri, 19,1%, valore più che doppio rispetto a quello degli individui che vivono in famiglie di soli italiani (8,5%).
Resta il problema della natalità in Italia. Nel 2025, le nascite si attestano a 355 mila unità, in calo del 3,9% rispetto all'anno precedente; il numero medio di figli per donna tocca un minimo storico di 1,14, collocando l'Italia tra i Paesi europei con la fecondità più bassa. Le nascite si attestano a 355 mila unità
Le donne diplomate o laureate, in particolare, presentano livelli di fecondità meno elevati e calendari riproduttivi più tardivi, con una concentrazione delle nascite in un intervallo di età più ristretto. In questo contesto, si riduce la quota di 18-49enni che esprimono l'intenzione di avere un figlio (dal 50,7% del 2003 al 45,3% del 2024), frenati principalmente da incertezze economiche e lavorative.
Il calo delle nascite, che si associa a un'età media al parto elevata (32,7 anni nel 2025), è alimentato, oltre che dalla minore propensione ad avere figli, anche dalla ridotta consistenza delle generazioni in età riproduttiva, sempre meno numerose nella popolazione.
Nel 2025 ha confermato la traiettoria di crescita dell’occupazione italiana. Gli occupati sono aumentati dello 0,8%, pur rallentando rispetto agli anni precedenti (+1,5% nel 2024 e +2,1% nel 2023). Tra il quarto trimestre del 2019 e l’ultimo del 2025, l’Italia ha registrato un aumento dell’occupazione del 4,3%, una crescita superiore a quella osservata in Germania (+2,4%), ma ancora distante dai risultati della Francia (+6,4%) e della Spagna (+12,6%).
Nel 2024, tra i giovani italiani di 25-34 anni in possesso almeno della laurea, gli espatri (25 mila) hanno superato ampiamente i rimpatri (oltre 4 mila), determinando una perdita netta di quasi 21 mila giovani altamente istruiti. Le stime relative al 2023, anno per cui sono disponibili i dati sul titolo di studio dei cittadini stranieri, mostrano tuttavia che alla perdita netta di giovani italiani laureati (-16 mila) si affianca un saldo positivo di giovani stranieri con analoghe caratteristiche (+19 mila), che porta in positivo il bilancio complessivo dei giovani 25-34enni qualificati (+3 mila). La perdita di capitale umano qualificato penalizza in particolare il Mezzogiorno che, anche nel 2024, sconta un doppio svantaggio, con flussi in uscita sia verso l'estero sia verso il Centro-nord non compensati dalle entrate: una dinamica meritevole di attenzione, perché inevitabilmente legata alle effettive potenzialità di sviluppo dell'area.
Nel 2025 l'uso dell'intelligenza artificiale riguarda solo il 19,9 per cento dei 16-74enni, collocando l'Italia al penultimo posto nella graduatoria europea (32,7%). Anche tra i giovani 16-24enni lo scarto rispetto alla media europea rimane ampio (47,2 contro 63,8%). L'uso dell'IA è positivamente associato al livello di istruzione: dal 3,6 per cento delle persone con al massimo la licenza media al 32,0 per cento di chi ha un titolo terziario. Nel 2023, in un giorno medio settimanale, il tempo trascorso dalla popolazione nell'utilizzo di Internet e dispositivi digitali è pari a 3 ore e 53 minuti. L'uso del digitale accompagna tutte le fasi della vita, ma il valore più elevato si registra tra i 15 e i 24 anni (5 ore e 47 minuti).
Nel 2025 il pil reale italiano, segnala l’Istat, supera i livelli del 2007 di appena l'1,9%, una performance strutturalmente inferiore a quella di Francia, Germania e Spagna (cresciute in media di quasi il 20%). Il valore dell'export di beni è aumentato di oltre il 60% tra 2007 e 2025, come in Francia e Germania nonostante la maggiore esposizione alla concorrenza delle economie emergenti, compensando la perdita di terreno delle produzioni a bassa tecnologia con la crescita qualitativa e i progressi in altri ambiti, in particolare nell'agroindustria e nella farmaceutica. Permane invece un netto ritardo nelle esportazioni di servizi perché la componente a elevata intensità di conoscenza ha offerto un contributo alla crescita pari a circa metà rispetto a Francia e Spagna, e a meno di un terzo rispetto alla Germania. (riproduzione riservata)