Israele, oggi in 7 milioni al voto. Ecco cosa c’è in gioco
Israele, oggi in 7 milioni al voto. Ecco cosa c’è in gioco
A quasi tre anni dal più grave attacco nella storia di Israele - il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023 - 7.331.981 elettori israeliani si preparano a votare in una corsa ampiamente considerata tra le più importanti della storia

di Francesca Costantini  27/10/2026 08:00

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Il voto di oggi 27 ottobre si svolge in un clima di profonde divisioni su questioni quali la responsabilità per gli errori che hanno reso possibile l'attacco di tre anni fa, il peso del servizio militare, l'indipendenza delle istituzioni democratiche e della magistratura israeliane, e la capacità del Paese di preservare la propria prosperità economica e le alleanze internazionali in un contesto di crescente polarizzazione interna e isolamento globale.

I tentativi dell’opposizione di fermare la deriva autoritaria

Per i critici della coalizione di estrema destra e ultraortodossa di Netanyahu, le elezioni rappresentano l'ultima possibilità per arrestare la trasformazione di Israele da una democrazia liberale orientata verso l'Occidente in uno Stato sempre più autoritario, dominato dalla religione e isolato a livello internazionale, in cui i meccanismi di controllo e bilanciamento democratico, l'indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto vengono progressivamente erosi. Netanyahu e i suoi alleati, dal canto loro, difendono il proprio operato e sostengono che le loro politiche siano necessarie per proteggere la sicurezza di Israele, rafforzarne il carattere ebraico e restituire il potere ai rappresentanti eletti dal popolo.

La sfida Netanyahu-Eisenkot

Il primo ministro è riuscito a mantenere intatta la sua coalizione per un intero mandato di quattro anni, un'impresa che nessun governo israeliano riusciva a compiere da decenni, nonostante i catastrofici fallimenti in materia di sicurezza durante il suo mandato, una prolungata guerra su più fronti, il processo per corruzione a suo carico in corso, le massicce proteste contro la campagna del governo contro la magistratura e le ripetute crisi politiche. Non sarà la prima volta che Netanyahu si troverà ad affrontare un avversario temibile. L'ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Gadi Eisenkot, il cui partito Yashar, di recente formazione, ha superato il Likud in numerosi sondaggi, è emerso come il principale contendente dell'opposizione alla carica di primo ministro. Recenti sondaggi hanno inoltre posizionato Eisenkot davanti a Netanyahu come premier preferito dagli elettori.

Il vantaggio dei partiti di opposizione nei sondaggi

A differenza del 2022, quando gli alleati di destra e religiosi di Netanyahu riuscirono a ottenere la maggioranza, i partiti contrari alla sua permanenza al potere godono ora di un certo vantaggio in Parlamento secondo la maggior parte dei sondaggi. Anche i quattro principali partiti di opposizione sionisti - Yashar di Eisenkot, B'Yachad di Naftali Bennett, Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman e i Democratici di Yair Golan - insieme, seppur di poco, superano il blocco di Netanyahu. Tuttavia, la loro capacità di formare una maggioranza di governo potrebbe dipendere dall'inclusione di partiti arabi, che la maggior parte dell'opposizione sionista non vuole far entrare nel governo.

Il ruolo dei partiti minori

Di conseguenza, si prevede che nessuna delle due parti ottenga da sola i 61 seggi necessari per formare un governo di maggioranza, e il complesso sistema elettorale israeliano implica che Netanyahu potrebbe rimanere in carica anche se i suoi avversari conquistassero un numero di seggi considerevolmente maggiore. Il destino di diversi partiti minori potrebbe rivelarsi decisivo. Il partito di destra Popolo d'Israele dell'ex generale delle Idf Ofer Winter, che si è impegnato a sostenere Netanyahu, e il partito dei Riservisti di Yoaz Hendel, che non si è espresso in merito alle proprie preferenze di coalizione, si sono mantenuti intorno o al di sotto della soglia elettorale del 3,25%. Il loro ingresso o meno alla Knesset potrebbe spostare gli equilibri tra i blocchi, mentre la loro mancata entrata potrebbe favorire i loro rivali.

La questione della responsabilità per il massacro del 7 ottobre

A differenza delle elezioni precedenti, che sono state in gran parte referendum su Netanyahu, e nonostante una campagna elettorale dominata dai calcoli di coalizione e dai sondaggi, queste elezioni si concentrano su molto altro. La questione della responsabilità per gli eventi del 7 ottobre è centrale, a quasi tre anni dal massacro perpetrato da Hamas che ha messo in luce catastrofiche fallimenti nella sicurezza e nella leadership politica di Israele. I partiti di opposizione hanno fatto dell'istituzione di una commissione d'inchiesta statale indipendente un punto chiave della loro campagna elettorale, sostenendo che l'opinione pubblica merita risposte su come sia stato possibile l'attacco e su chi ne sia responsabile. Il governo Netanyahu si è opposto all'istituzione di tale commissione e il primo ministro ha rifiutato di assumersi la responsabilità personale per i fallimenti avvenuti durante il suo mandato.

La coscrizione degli ultraortodossi

La guerra ha inoltre intensificato le tensioni di lunga data sulla coscrizione militare degli ultraortodossi. Nonostante la crescente carenza di personale nelle Idf, la dipendenza di Netanyahu dai partiti Haredi, che si oppongono fermamente alla leva obbligatoria, ha contribuito a preservare le diffuse esenzioni di cui gode la comunità ultraortodossa. I partiti di opposizione si sono impegnati a porre fine a queste esenzioni, a tagliare i sussidi per gli studenti delle yeshiva che si sottraggono al servizio militare e a riformare il sistema scolastico ultraortodosso, in cui molte scuole non insegnano le materie fondamentali necessarie per entrare nel mondo del lavoro.

Il futuro delle istituzioni democratiche israeliane

In gioco c'è anche il futuro delle istituzioni democratiche israeliane e, per molti, l'identità stessa di Israele come democrazia. La coalizione di Netanyahu ha portato avanti una radicale riforma giudiziaria che, secondo i critici, mira a indebolire l'indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri, erodendo i poteri del procuratore generale, minando l'autorità dell'Alta Corte e attaccando giudici e altri funzionari legali che contestano le politiche del governo. Il sistema ha inoltre promosso misure volte a tutelare l'indipendenza dei media, in particolare delle testate giornalistiche considerate critiche nei confronti del governo. I sostenitori della riforma affermano che limiterà un sistema giudiziario eccessivamente interventista e consentirà al governo di attuare la volontà dei propri elettori. I partiti di opposizione si sono impegnati a revocare le modifiche controverse, a salvaguardare l'indipendenza della magistratura e la libertà di stampa e a perseguire riforme istituzionali più ampie, tra cui la limitazione dei mandati del primo ministro e restrizioni per i condannati per reati penali che ricoprono tale carica.

La questione della sicurezza

Sul fronte della sicurezza, la maggior parte dei partiti schierati contro Netanyahu non sono meno intransigenti di lui e ci si aspetta che mantengano la linea di opposizione all'Iran e perseguano posizioni bellicose nei confronti dei suoi gruppi alleati, da Hezbollah agli Houthi yemeniti, compreso il dispiegamento di truppe a Gaza, in Libano e in Siria. Un governo guidato da Eisenkot non riavvierebbe in alcun modo i negoziati per la creazione di uno Stato palestinese. L'elettorato israeliano si è spostato considerevolmente a destra, una tendenza preesistente al 7 ottobre ma acceleratasi dopo l'attentato, e la prossima Knesset manterrà una solida maggioranza di destra a prescindere da chi governerà.

L'atteggiamento nei confronti dei palestinesi

Tuttavia, l'atteggiamento di Israele nei confronti dei palestinesi potrebbe ancora cambiare significativamente, e un cambiamento di tono potrebbe avere un effetto modesto sugli sforzi per ripristinare la reputazione internazionale di Israele. I membri della coalizione di Netanyahu hanno apertamente sostenuto il reinsediamento a Gaza, facilitando l'allontanamento della sua popolazione e annettendo la Cisgiordania, mentre la violenza incontrollata dei coloni contro i palestinesi ha raggiunto livelli senza precedenti, venendo ignorata e, in molti casi, sostenuta e finanziata dai ministeri governativi. Un governo epurato da partiti di estrema destra come Sionismo Religioso e Otzma Yehudit probabilmente intensificherebbe gli sforzi per arginare la violenza dei coloni e potrebbe frenare l'espansione incontrollata degli insediamenti in Cisgiordania, concentrandosi inoltre sull'attuazione del piano di ricostruzione di Gaza del presidente Trump, che Netanyahu ha accettato. (ruiproduzione riservata)

Cosa succederà subito dopo il voto

Il giorno delle elezioni, in ogni caso, determinerà solo la composizione della prossima Knesset, non necessariamente chi guiderà il prossimo governo. Dopo lo spoglio dei voti, il presidente Isaac Herzog consulterà i leader dei partiti eletti prima di incaricare il parlamentare che ritiene abbia le migliori possibilità di formare un governo, che non deve necessariamente essere il leader del partito o del blocco più grande. Tale candidato avrà 28 giorni per formare una coalizione, con una possibile proroga di 14 giorni. Se questi sforzi falliranno, un secondo leader di partito potrà avere 28 giorni (senza possibilità di proroga) per tentare, e se anche questo tentativo non dovesse avere successo, la maggioranza di 61 parlamentari potrà chiedere al presidente di affidare l'incarico a un parlamentare specifico entro un ulteriore periodo di 21 giorni.

La maggioranza alla Knesset

Un governo deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti della Knesset per entrare in carica, sebbene un governo di minoranza possa insediarsi anche con meno di 61 voti a favore, a condizione che le astensioni lascino un numero maggiore di voti a favore rispetto a quelli contrari. Se tutti i tentativi falliranno, Israele dovrà affrontare nuove elezioni, con Netanyahu che rimarrà primo ministro ad interim fino alla formazione di un nuovo governo. Herzog ha indicato di voler evitare il ripetersi della situazione del 2019-2020, quando le continue situazioni di stallo portarono il Paese alle urne per ben tre volte in 11 mesi, incoraggiando i leader a valutare la possibilità di un governo di unità nazionale o di rotazione che coinvolga Netanyahu ed Eisenkot qualora nessuno dei due riuscisse a formare un blocco da solo.(riproduzione riservata)