«Ogni euro investito oggi contribuisce a determinare il futuro dei territori per i prossimi 50-100 anni». L’ad di Iren, Gianluca Bufo, spiega la direzione del piano industriale al 2035, che prevede 10,4 miliardi di investimenti, più della metà destinati a ciclo idrico, distribuzione elettrica e termovalorizzatori: «Rafforziamo il posizionamento di Iren nei business in cui esprimiamo competenze distintive e un solido vantaggio competitivo». La sfida è trasformare la crescita infrastrutturale in maggiore redditività: «Sinergie, digitalizzazione, AI» sono tra le leve per portare il Roi al 10% a fine piano.
Domanda. Perché puntare sulle infrastrutture strategiche?
Risposta. Vogliamo evolvere a focused multiutility, concentrando il capitale sui business in cui abbiamo competenze distintive, contribuendo a colmare i ritardi infrastrutturali del Paese e migliorare la qualità dei servizi.
D. Quali risultati vi attendete sul fronte delle reti?
R. Nel servizio idrico investiremo 2,4 miliardi, con la sostituzione di circa 1.700 km di condotte e l’obiettivo di ridurre le perdite al 26%. Sulla distribuzione elettrica, a cui destiniamo 1,4 miliardi, puntiamo ad aumentare del 60% la potenza disponibile e a dimezzare la durata delle interruzioni. Sono interventi che rafforzano resilienza e affidabilità dei servizi.
D. Anche l’Ambiente avrà un ruolo centrale nel piano.
R. Investiremo 2,2 miliardi nella business unit, puntando sulla chiusura del ciclo dei rifiuti e sul recupero energetico. Sono previsti quattro interventi sui termovalorizzatori, con oltre 1,1 milioni di tonnellate di capacità aggiuntiva. L’obiettivo è aumentare l’autonomia impiantistica dei territori e ridurre il ricorso alla discarica.
D. Quali altre attività sosterranno la crescita?
R. Nell’Energia investiremo 2,2 miliardi, soprattutto per sviluppare il teleriscaldamento, con 700 milioni dedicati all’estensione delle reti e al potenziamento degli impianti. Valorizzeremo inoltre gli asset di generazione, fondamentali per la flessibilità e la sicurezza del sistema energetico.
D. Il Roi è atteso al 10% nel 2035. Come raggiungerete l’obiettivo?
R. Dal 6,7% del 2025 passeremo all’8% nel 2030, fino al 10% a fine piano. Prevediamo circa 130 milioni di euro di sinergie al 2030, attraverso un programma di circa 150 progetti. Digitalizzazione, AI e semplificazione organizzativa contribuiranno a migliorare l’efficienza.
D. L’ebitda salirà a 1,95 miliardi nel 2035. Da dove arriverà la crescita?
R. Puntiamo a circa 600 milioni in più rispetto al 2025. Reti raggiungerà 820 milioni di ebitda e Ambiente circa 500 milioni; Energia arriverà a 390 milioni. Nel Mercato, dove prevediamo 235 milioni, privilegeremo la redditività rispetto alla crescita dimensionale, mantenendo circa 2,3 milioni di clienti e sviluppando servizi a valore aggiunto.
D. ll piano prevede una riduzione dell’ebitda dell’area Mercato. Quali sono le ragioni?
R. Dopo i margini straordinari registrati dal 2023, è attesa una normalizzazione, cui si aggiungono il calo dei consumi di gas e la maggiore concorrenza. Puntiamo quindi sulla fidelizzazione e sui servizi aggiuntivi: oggi 4 clienti su 10 acquistano prodotti oltre a luce e gas, l’obiettivo è arrivare a uno su due.
D. Come si concilia il piano di investimenti con la solidità finanziaria e la remunerazione degli azionisti?
R. Il rapporto tra indebitamento finanziario netto ed ebitda scenderà da 3,1 volte nel 2025 a 3 volte nel 2030 e 2,8 volte nel 2035. Le attività regolate e semiregolate arriveranno a rappresentare l’80% dell’ebitda. Confermiamo inoltre la politica dei dividendi: crescita dell’8% annuo fino al 2027 e del 6% dal 2028 al 2030.
D. Cosa accadrebbe agli investimenti idroelettrici se la Quarta Via non venisse approvata?
R. Sarebbe un peccato per il Paese. La Quarta Via è l’opportunità per sbloccare il rinnovo delle concessioni idroelettriche, confermando gli investimenti e la cessione di parte dell’energia a prezzi calmierati, intorno a 70 euro per Mwh. (riproduzione riservata)