Una possibile sospensione, anche parziale, del Patto di stabilità europeo in risposta alle tensioni legate alla guerra in Iran potrebbe offrire all’Italia un margine fiscale aggiuntivo fino a quasi 28 miliardi di euro.
L’analisi del Centro studi Unimpresa ipotizza tre scenari basati sul quadro programmatico 2026. Nel più prudente, con deficit al 3% del Pil (dal 2,8% previsto), lo spazio aggiuntivo sarebbe di circa 4,6 miliardi. In uno scenario intermedio, con deficit al 3,4%, le risorse salirebbero a 13,9 miliardi. Nell’ipotesi più espansiva, con deficit al 4%, si arriverebbe a quasi 28 miliardi.
Si tratterebbe di risorse cruciali per contrastare gli effetti di un eventuale shock energetico, sostenere la liquidità delle imprese e proteggere il potere d’acquisto delle famiglie.
Una sospensione del Patto richiederebbe però il riconoscimento, da parte delle istituzioni europee, di uno shock grave e diffuso, come avvenuto durante la pandemia con la clausola di salvaguardia. Più probabile, al momento, è il ricorso a forme di flessibilità temporanea e mirata.
L’esperienza del periodo Covid resta un riferimento, ma non completamente replicabile: i livelli di deficit registrati tra il 2020 e il 2023 riflettevano una crisi senza precedenti e una stratificazione di misure emergenziali difficilmente paragonabili all’attuale contesto geopolitico.
Il margine di manovra italiano resta comunque condizionato da un debito pubblico elevato, sopra i 3 mila miliardi nel 2025, e da una crescita economica debole. In questo quadro, eventuali nuove spese dovranno bilanciare esigenze di sostegno all’economia e sostenibilità dei conti.
Secondo Unimpresa, la fascia più realistica di intervento, in caso di peggioramento moderato dello scenario internazionale, si colloca tra i 10 e i 15 miliardi.
La decisione finale dipenderà soprattutto dalla volontà politica dell’Unione europea. Paesi come la Germania, con conti pubblici più solidi, potrebbero opporsi a una sospensione generalizzata, mentre la posizione di Francia e Italia, entrambe sopra i parametri, potrebbe rafforzare la richiesta di maggiore flessibilità.
«Il rigore non può diventare un dogma in un contesto straordinario», ha sottolineato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, chiedendo un confronto urgente con Bruxelles per adattare le regole fiscali alla nuova realtà economica. (riproduzione riservata)