Gli Stati Uniti valutano la possibilità di nuovi raid contro l’Iran, mentre si intensificano gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz e il conflitto coinvolge anche lo Yemen. Secondo la Cnn, i piani militari americani comprenderebbero l’eventuale impiego della Gbu-43/B, la bomba convenzionale conosciuta come «madre di tutte le bombe», contro obiettivi militari ed energetici iraniani.
Anche fonti citate dalla Cbs riferiscono che la Casa Bianca e il Pentagono avrebbero predisposto piani per nuove operazioni. Qualsiasi intervento richiederebbe comunque l’autorizzazione del presidente Donald Trump. La Casa Bianca non ha commentato le indiscrezioni.
Trump ha dichiarato di non voler ricorrere ad armi nucleari contro Teheran e ha giudicato improbabile l’impiego di truppe terrestri statunitensi. In un’intervista a Newsmax, tuttavia, ha indicato tra i possibili obiettivi il sito nucleare iraniano noto come Pickaxe Mountain: «Potrebbe essere necessario intervenire lì». Il presidente ha inoltre sostenuto che la guerra finirà «molto presto» e ha affermato che sono in corso negoziati con l’Iran. Ha anche escluso nuovi attacchi prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembrei. La Gbu-43/B, una delle più potenti bombe convenzionali dell'arsenale statunitense, è stata utilizzata per la prima volta in combattimento in Afghanistan nel 2017.
Intanto il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha annunciato che il 19 ottobre effettuerà una visita di lavoro a Teheran. «Si terranno i suoi colloqui con il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi», ha fatto sapere la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
La sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz resta uno dei principali fronti di tensione. Secondo un’analisi della Bbc basata sui dati dell’agenzia marittima britannica Ukmto, tra il 5 e l’11 ottobre dodici imbarcazioni hanno segnalato attacchi: il dato settimanale più alto dall’inizio del conflitto, rispetto ai dieci episodi registrati nella settimana precedente. Domenica si sarebbe concentrato il picco, con sei attacchi segnalati in una sola giornata. Altri quattro episodi sono stati riportati nel corso della settimana successiva.
La pressione sulla navigazione sta rallentando anche la ripresa dei flussi petroliferi. Secondo i dati di Kpler, il 13 ottobre attraverso lo stretto sono transitati circa 12,6 milioni di barili al giorno, contro i 15 milioni di fine settembre e i circa 17 milioni giornalieri precedenti al conflitto.
Il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha rivendicato il controllo dello stretto da parte delle forze armate iraniane e dei Guardiani della rivoluzione, affermando che il passaggio resterà chiuso fino a quando non saranno rispettati i diritti dell’Iran. Di segno opposto la versione del comando centrale statunitense, secondo cui gli Stati Uniti e i partner regionali mantengono il controllo del passaggio e le navi commerciali continuano a transitare.
L’escalation si estende allo Yemen, dove il governo riconosciuto internazionalmente ha denunciato un attacco degli Houthi contro l’area del palazzo presidenziale al-Maashiq, ad Aden.
Secondo il ministro della Sanità yemenita, il bilancio è di cinque morti e sedici feriti. Il ministro dell’Informazione Moammar al-Eryani ha riferito del lancio di cinque missili. Il premier sarebbe rimasto illeso, mentre due guardie del corpo sono morte.
Gli Houthi hanno rivendicato l’operazione. Il loro portavoce militare Yahya Saree ha sostenuto che l’edificio ospitasse una sala operativa militare saudita. Il governo yemenita ha annunciato che proseguirà le proprie operazioni. Nell’area di Taiz sono stati inoltre segnalati due raid aerei contro postazioni Houthi.
La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha dichiarato che l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad è stato preso di mira almeno venti volte negli ultimi undici giorni. Secondo il bilancio diffuso dalla coalizione, gli attacchi contro il regno avrebbero provocato 17 morti e oltre 300 feriti. La stessa coalizione ha annunciato di aver intercettato un drone diretto verso la Provincia Orientale saudita, senza indicarne la provenienza. Gli Houthi hanno inoltre rivendicato l’abbattimento di un drone saudita a Marib.
Le tensioni hanno conseguenze anche sul calendario sportivo: il Saudi International di golf è stato rinviato, mentre per il momento resta confermata la Coppa d’Asia di calcio del 2027, anche se è stata evocata la possibilità di uno slittamento al 2028.
Nella Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso giovedì, in due attacchi distinti, Mohammed Mohammed Abd al-Khalek Hala, indicato come comandante di Hamas coinvolto nell’assalto del 7 ottobre 2023 e nella produzione di armamenti, e Ahmad Jabrin Tawfiq Dalha, identificato come membro della Jihad islamica palestinese.
Secondo le autorità israeliane, entrambi stavano preparando nuovi attacchi, in violazione del cessate il fuoco. Giornalisti palestinesi hanno riferito di bombardamenti notturni su Gaza City. Il ministero della Sanità di Gaza ha inoltre denunciato che la chiusura del valico di Rafah impedisce da due settimane l’evacuazione di malati gravi e feriti che necessitano di cure all’estero.
In Cisgiordania, secondo Al Jazeera, si sono verificati attacchi da parte di coloni israeliani contro raccoglitori di olive nei villaggi di Abu Falah, Burqa e Turmus Aya, vicino a Ramallah, con incendi di ulivi. L’agenzia palestinese Wafa ha riferito di operazioni delle forze israeliane a Tammun e dell’arresto di tre palestinesi a Kafr Dan.
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha chiesto al presidente israeliano Isaac Herzog di aprire gli accessi a Gaza e fermare gli insediamenti, ribadendo il sostegno di Pechino alla soluzione dei due Stati.
Anche il fronte libanese resta instabile. Dopo nuovi bombardamenti israeliani nel sud del Paese, il presidente Joseph Aoun ha chiesto al segretario di Stato americano Marco Rubio di esercitare pressioni su Israele affinché interrompa gli attacchi e rispetti l’accordo trilaterale di giugno, secondo quanto riferito dall’agenzia nazionale libanese Nna.
Un funzionario del Dipartimento di Stato citato dalla Cbs ha riferito che Rubio ha sollecitato Beirut a non restituire a Hezbollah gli esplosivi sequestrati la settimana precedente e a perseguire i responsabili del loro trasferimento. Il segretario di Stato avrebbe inoltre chiesto l’attivazione di comunicazioni dirette tra le forze armate libanesi e quelle israeliane, con l’obiettivo di ridurre il rischio di incidenti e contenere un'ulteriore escalation. (riproduzione riservatata)