Iran, Crosetto e Tajani alle Camere: «Nessuna missione militare nello Stretto di Hormuz senza il via libera del Parlamento»
Iran, Crosetto e Tajani alle Camere: «Nessuna missione militare nello Stretto di Hormuz senza il via libera del Parlamento»
L’informativa dei ministri degli Esteri e della Difesa alle Camere: nessuna missione militare nel Golfo senza tregua e voto del Parlamento. Il governo intanto lavora a misure cautelari: in movimento due cacciamine nel Mar Rosso 

di Anna Di Rocco 13/05/2026 09:00

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Nessuna missione militare italiana nel Golfo, almeno per ora. E nessun coinvolgimento operativo senza una tregua stabile, una cornice giuridica internazionale e il passaggio parlamentare. È il messaggio di cautela che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, hanno portato alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, riunite in audizione sulla crisi in Medio Oriente e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.

«Non siamo qui oggi per chiedervi di autorizzare nessuna missione nel Golfo», ha chiarito Tajani in apertura. Il titolare della Farnesina ha spiegato che l’eventuale partecipazione italiana a una coalizione internazionale per la sicurezza della navigazione nello Stretto potrà avvenire «solo dopo un accordo di pace» e comunque con il via libera delle Camere.

Il governo prova così a disinnescare in vista del viaggio del presidente americano Donald Trump in Cina e di una tregua nell’area del Golfo Persico che appare ancora troppo fragile. Tajani ha insistito sul fatto che «nessuna nave sarà impegnata a Hormuz senza che questo Parlamento abbia autorizzato» e che nessun militare italiano verrà dispiegato «in un tratto che non offra adeguate garanzie di sicurezza».

L’Italia lavora a misure preventive: due navi cacciamine nel Mediterraneo

Allo stesso tempo, però, l’esecutivo rivendica la necessità di prepararsi a uno scenario che considera strategico per gli equilibri economici globali. «Quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale», ha detto Tajani, sottolineando le possibili conseguenze sull’energia, sulle materie prime e sulla competitività delle imprese europee. Nel passaggio marittimo transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio, gas e fertilizzanti.

Crosetto ha ribadito la stessa linea politica, escludendo che il governo stia chiedendo «una nuova missione militare» o «un ampliamento del perimetro operativo» delle missioni già autorizzate. Il ministro della Difesa ha però confermato che l’Italia sta predisponendo misure preventive insieme ai partner internazionali, in particolare sul fronte della sicurezza marittima.

Secondo quanto riferito dal ministro, circa quaranta Paesi stanno valutando la possibilità di contribuire a future operazioni per garantire la libertà di navigazione nell’area di Hormuz. Ventiquattro avrebbero già dato una disponibilità preliminare, tra cui Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Canada e Australia.

L’ipotesi allo studio riguarda soprattutto capacità specialistiche: Crosetto ha spiegato che, proprio per i tempi necessari allo spostamento degli assetti, l’Italia starebbe valutando il preposizionamento di due unità cacciamine nel Mediterraneo orientale e successivamente nel Mar Rosso, restando comunque nell’ambito delle missioni internazionali già autorizzate dal Parlamento.

«Prepararsi oggi per intervenire domani, se sarà possibile», ha detto il ministro, definendo la scelta «prudenziale e responsabile». Un’eventuale partecipazione italiana, ha aggiunto, potrà avvenire solo a precise condizioni: «Una tregua vera, credibile e stabile», una cornice giuridica internazionale e l’accordo delle parti coinvolte. (riproduzione riservata)