Giorgia Meloni gioca d’anticipo sull’intelligenza artificiale e sui rischi, anche economici e reputazionali, legati al suo utilizzo fraudolento. La presidente del Consiglio ha depositato il 5 ottobre all’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, la domanda per registrare la propria voce come marchio sonoro. Al centro della richiesta c’è un audio di appena quattro secondi: «Io sono Giorgia Meloni», pronunciato due volte dalla premier.
La notizia, anticipata da Repubblica, viene confermata da fonti di palazzo Chigi.
La domanda non è ancora stata approvata ed è attualmente «oggetto di esame» da parte dell’ufficio europeo. La registrazione punta a tutelare la voce della presidente del Consiglio dal rischio di clonazione attraverso sistemi di intelligenza artificiale generativa e dalla conseguente diffusione di contenuti falsi o manipolati.
Non si tratta soltanto di una questione tecnologica. La voce, come il nome e l’immagine, è ormai un elemento dell’identità pubblica e può diventare un vero asset da proteggere sul piano della proprietà intellettuale. La mossa di Meloni arriva mentre i sistemi di IA rendono sempre più semplice replicare timbro, inflessione e cadenza di una persona per produrre contenuti apparentemente autentici.
La richiesta presentata all’Euipo riguarda categorie precise: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche. È dunque nell’ambito di questi prodotti e servizi che la tutela del marchio potrà produrre i suoi effetti una volta eventualmente concessa.
Per Meloni non è il primo confronto con il fenomeno dei deepfake. Nel 2024 la presidente del Consiglio aveva avviato un’azione civile per la diffusione di immagini pornografiche false realizzate utilizzando il suo volto. Ora la strategia cambia: dalla risposta giudiziaria a un abuso già avvenuto si passa alla costruzione preventiva di uno strumento di tutela della propria identità.
Il deposito è stato curato da professionisti specializzati in proprietà industriale e intellettuale.
La scelta di registrare una voce come marchio si inserisce in una partita più ampia, nella quale l’IA sta mettendo sotto pressione i tradizionali strumenti di tutela dell’identità personale e della proprietà intellettuale. Se la tecnologia consente di creare in pochi secondi una voce artificiale indistinguibile dall’originale, il confine tra comunicazione autentica e contenuto manipolato diventa sempre più sottile.
Per una figura politica come Meloni il problema è ancora più sensibile: una voce clonata potrebbe essere utilizzata per attribuirle dichiarazioni mai pronunciate, annunci falsi o messaggi costruiti ad arte. La registrazione del marchio sonoro punta quindi a rafforzare gli strumenti disponibili per difendersi da un uso non autorizzato.
La frase scelta non è casuale. «Io sono Giorgia Meloni» è uno degli elementi più riconoscibili della comunicazione della premier e diventa, attraverso il deposito europeo, anche un riferimento formale per la tutela della sua identità vocale nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)