Inwit corre a Piazza Affari dopo le indiscrezioni su una possibile uscita dalla borsa. Il titolo della società delle torri per le telecomunicazioni sale lunedì mattina poco dopo l’apertura in ralzo del 3,13% a 7,245 euro, dopo che Reuters ha riferito che i principali azionisti stanno valutando un’offerta per rilevare le quote di minoranza e hanno avviato interlocuzioni con le banche per organizzare il finanziamento dell’operazione.
Secondo l’agenzia, Ardian, che detiene il 32% di Inwit, e Oak Holdings 1, titolare del 39% e sostenuta da Gip (Global Infrastructure Partners), Vodafone e Kkr, stanno esplorando una possibile acquisizione. Nell’operazione potrebbe entrare anche il fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala, che dovrebbe rilevare una partecipazione nella società. Le valutazioni sono ancora in corso e non è stata annunciata un’offerta formale. Inwit ha dichiarato di non avere informazioni sulla vicenda.
L’ipotesi di delisting si inserisce in una fase delicata per il gruppo, alle prese con il contenzioso contrattuale con i suoi due principali clienti, Tim e Fastweb, che hanno avviato procedure per interrompere i rispettivi accordi e rinegoziarli a condizioni più favorevoli. Una possibile uscita dalla borsa potrebbe, secondo gli analisti di Banca Akros, facilitare la ricerca di nuovi accordi con i principali clienti.
Barclays mantiene su Inwit la raccomandazione overweight e un prezzo obiettivo di 8,60 euro. Secondo la banca d’affari, il titolo è stato penalizzato da una combinazione di fattori: investimenti contenuti degli operatori mobili, consolidamento del settore europeo delle telecomunicazioni, incertezza sui rinnovi contrattuali e tassi d’interesse più elevati. Le quotazioni, osserva Barclays, incorporerebbero una riduzione superiore al 25% dei corrispettivi contrattuali in fase di rinnovo, uno scenario giudicato eccessivamente negativo.
Sul fronte industriale, Banca Akros richiama le dichiarazioni dell’amministratore delegato Diego Galli in un’intervista a la Repubblica. Galli ha espresso disponibilità a confrontarsi con Poste Italiane, nuovo azionista di controllo di Tim, sulla strategia infrastrutturale, precisando tuttavia che non ci sono ancora stati contatti. Inwit intende inoltre difendere in sede legale la propria posizione dopo la disdetta degli accordi da parte di Tim e Fastweb, pur restando aperta a una soluzione reciprocamente vantaggiosa.
Secondo Galli, in Italia servono almeno 7.000 nuove torri e valorizzare le infrastrutture già esistenti di Inwit sarebbe più efficiente rispetto alla costruzione di fino a 6.000 siti alternativi prospettata dagli operatori. Il manager ha anche sostenuto il rinnovo delle licenze per le frequenze senza asta, a fronte di impegni d’investimento, a condizione che siano tutelati gli investimenti infrastrutturali già realizzati.
Equita conferma la raccomandazione hold e il prezzo obiettivo di 7 euro. Secondo gli analisti, l’ipotesi di un’opa è credibile perché consentirebbe ad Ardian di abbassare il prezzo medio di carico: Inwit tratta a circa 14 volte il rapporto Ev/Ebitda al netto dei canoni di locazione (Ev/Ebitdaal) atteso per il 2026, contro un intervallo di 18-25 volte pagato dal fondo. La valutazione è sostanzialmente in linea con quella di Cellnex, a 13,8 volte, e con il multiplo implicito nel target price di Equita.
Un’eventuale operazione di delisting, tuttavia, presupporrebbe una forte fiducia nella soluzione della controversia con Tim e Fastweb e nella tenuta dei rispettivi contratti di servizio (Master Service Agreement, Msa). Resta inoltre da verificare la disponibilità delle banche a finanziare l’operazione in un quadro di incertezza contrattuale. Per Equita, le valutazioni contenute del titolo riflettono proprio le minori prospettive di crescita e i rischi legati alle richieste degli operatori di rivedere al ribasso i canoni.
Sul fronte industriale, la sim vede nella disponibilità di Poste Italiane al dialogo un possibile fattore favorevole per negoziati più costruttivi con Tim, di cui il gruppo è diventato azionista di controllo. Tra le possibili soluzioni figurano un limite agli adeguamenti dei canoni legati all’inflazione e condizioni economiche più favorevoli per le nuove torri necessarie alla densificazione della rete.