Non si placa il confronto tra Tim (-0,7% in chiusura) e Inwit (-3,8%) sul futuro del Master Service Agreement (MSA), il contratto che disciplina l'utilizzo delle torri di telecomunicazione da parte dell'ex incumbent. Dopo la nota di lunedì sera con cui Tim ha rivendicato una vittoria giudiziaria, Inwit è intervenuta qualche ora più tardi per chiarire che il Tribunale di Milano non si è ancora pronunciato sulla questione centrale della controversia, ossia la legittimità del recesso esercitato da Tim e la validità dell'opzione contrattuale esercitata dalla tower company nel 2022.
Finchè martedì sera la società delle torri ha annunciato che «proporrà tempestivamente reclamo avanti al Collegio di Milano nei termini previsti dalla legge e proseguirà nel giudizio di merito». Inwit quindi presenta una sorta di appello al gruppo composto da tre giudici dello stesso tribunale contro la decisione appena presa sull’urgenza. Non solo. Poiché il Tribunale si è espresso allo stesso modo sulla vicenda contro Fastweb, Inwit intende ora presentare un secondo reclamo. Nel frattempo, corrono su binari paralleli le cause ordinarie che entreranno nel merito delle controversie.
La disputa nasce dalla decisione di Tim di recedere dall'MSA, un contratto pluriennale che rappresenta uno dei principali pilastri del modello di business di Inwit. La società delle torri aveva quindi chiesto al Tribunale un provvedimento cautelare urgente per sospendere gli effetti del recesso.
Lunedì sera Tim ha annunciato che il Tribunale di Milano ha rigettato il ricorso cautelare di Inwit, sostenendo che il giudice ha «confermato la legittimità del recesso dal Master Service Agreement». Secondo il gruppo guidato dall’ad Pietro Labriola, il Tribunale avrebbe escluso sia i presupposti per l'accoglimento delle misure cautelari sia l'esistenza di un abuso di dipendenza economica nei confronti di Inwit, esprimendo soddisfazione per una decisione che, a suo giudizio, confermerebbe la correttezza del proprio operato.
Una lettura contestata da Inwit. La società guidata dal direttore generale Diego Galli ha infatti precisato che «non risulta corretto affermare che il Tribunale di Milano abbia confermato la legittimità del recesso dall'MSA». L'ordinanza, sottolinea la società, riguarda esclusivamente la fase cautelare del procedimento e il giudice si è limitato a rilevare che, allo stato attuale, non è stato dimostrato il requisito del periculum in mora, ossia il presupposto di urgenza necessario per concedere la tutela cautelare.
Secondo Inwit, lo stesso giudice avrebbe riconosciuto che le questioni decisive della controversia – in particolare la validità dell'opzione esercitata nel 2022 e la successiva disdetta notificata da Tim – richiedono un accertamento approfondito che potrà essere svolto soltanto nel giudizio di merito. Per questo motivo, aggiunge la società, «la questione centrale dell'interpretazione del contratto e del legittimo esercizio della disdetta è rimasta impregiudicata e rinviata espressamente al giudizio a cognizione piena».
Gli analisti di Citi giudicano la decisione del Tribunale un «piccolo elemento negativo» per Inwit, poiché un esito favorevole nella fase cautelare avrebbe rafforzato la posizione negoziale della società nei confronti di Tim. Allo stesso tempo, però, evidenziano che il provvedimento non entra nel merito della controversia contrattuale, destinata ora a proseguire con il procedimento ordinario, che potrebbe richiedere diversi anni prima di arrivare a una sentenza definitiva.
Secondo la banca d'affari, Inwit potrebbe presentare ricorso contro l'ordinanza, ma lo scenario ritenuto più probabile resta quello di una rinegoziazione commerciale tra le parti piuttosto che una separazione completa.
Nel frattempo, il rigetto della misura cautelare comporta che Inwit e i due principali clienti anchor – Tim e Vodafone Italia/Fastweb – dovranno definire entro marzo 2027 un piano di migrazione della rete, come previsto dal contratto. Il periodo di migrazione dovrà durare almeno tre anni e la sua durata definitiva sarà concordata tra le parti.
Citi ritiene tuttavia poco realistico che Tim e Vodafone possano trasferire integralmente le proprie infrastrutture su altre tower company. Alla luce dei piani di sviluppo della joint venture di rete annunciati dagli operatori e della limitata capacità disponibile presso concorrenti di Inwit, gli analisti faticano a immaginare una migrazione completa. Per questo continuano a considerare più probabile una soluzione negoziata rispetto a una rottura definitiva dei rapporti contrattuali.
Sul fronte delle stime, Citi ha rivisto al ribasso di circa l'1% le previsioni su ricavi ed ebitda per il periodo 2026-2028. Per il secondo trimestre gli analisti si attendono ricavi in calo dello 0,7% su base annua, sostanzialmente in linea con il primo trimestre, mantenendo una raccomandazione Neutral sul titolo e un target price di 7,20 euro. (riproduzione riservata)