Il primo round in aula tra Inwit e Fastweb+Vodafone sulla richiesta di un provvedimento cautelare per la disdetta del master service agreement (msa) è finito con un rinvio. La seduta di ieri è durata oltre un’ora, tempo in cui i legali delle parti hanno approfondito i motivi sulla base dei documenti depositati per cui sia necessario o meno concedere il congelamento della disdetta del msa a partire da marzo 2028, recapitata dall’operatore alla towerco a fine marzo.
Il giudice del Tribunale di Milano ha optato per un rinvio di oltre un mese, tempo che concederà a entrambe le parti di depositare nuove memorie, repliche scritte alle posizioni presentate dalla controparte.
Nei fatti questo consentirà al giudice di approfondire il materiale presentato e non dovrebbe consentire di arrivare a una decisione prima della fine di giugno. La scelta di concedere oltre un mese delle repliche potrebbe consentire anche l’allineamento delle tempistiche delle due richieste di cautelare depositate da Inwit. L’udienza relativa alla richiesta di congelamento della disdetta di Tim, infatti, è in calendario intorno alla metà di giugno.
In attesa dei conti arrivati dopo la chiusura di Piazza Affari, ieri per Inwit è stata una seduta difficile: -2,58% a 7,185 euro. I risultati del primo trimestre sono «in linea con la guidance dell’anno» ma «riflettono l’attuale fase di mercato e di incertezza nei rapporti con i principali clienti», ha detto il direttore generale Diego Galli. Il dg ha confermato «l’impegno a investire in soluzioni industriali che, valorizzando l’unicità della rete di Inwit, abilitino lo sviluppo efficiente della filiera».
Guardando ai numeri, i ricavi consolidati sono leggermente scesi a 264,1 milioni di euro (-0,8%), mentre l’ebitda si è attestato a 239,5 milioni (-1,9%) e l’ebitda after lease a 189,9 milioni (-2,2%). Molto più rilevante il calo dell’utile netto, sceso dell’11,1% a 81 milioni. Sostanzialmente stabili gli investimenti (-1,9%) per 81,9 milioni complessivi, mentre il recurring free cash flow è salito dell’11,5%.
A pesare sull’ultima riga di bilancio è stato l’incremento dell'indebitamento finanziario netto rispetto a fine marzo 2025 (da 4,44 miliardi a 5,02 miliardi) con una leva finanziaria salita da 4,6 a 5,2 volte: a generarlo l’aumento della remunerazione degli azionisti tra dividendi e buyback.
Confermata la guidance per il 2026: ricavi nel range 1,05 e 1,09 miliardi; ebitda margin attorno al 90%; ebitda after lease margin circa del 72%; recurring free cash flow tra 550 e 590 milioni; dividendo confermato a 0,55 euro per azione e leva finanziaria a 5,5 volte. (riproduzione riservata)