Inwit valuta di tutelarsi su tutti i fronti legali, civili ma anche eventualmente penali, per le conseguenze del braccio di ferro in corso con Fastweb+Vodafone e Tim sulla joint venture per le torri annunciata pochi giorni fa dai due operatori per creare fino a seimila nuovi siti di proprietà, e sul contratto (master service agreement, msa) che regola i rapporti tra le società e il gestore dell’infrastruttura. Per Inwit i contratti con i due operatori sono cruciali, perché generano oltre l’85% dei ricavi annui.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Inwit dopo aver avviato un’analisi degli aspetti civili della vicenda, ha affidato a un noto penalista milanese l’incarico di valutare anche quelli eventualmente penalistici, pur non avendo ancora fatto passi formali. Un portavoce di Inwit ha specificato a MF-Milano Finanza che «il ricorso a querele o contenziosi è l’ultima opzione e il dialogo è la soluzione privilegiata, ma la società è pronta a tutelarsi in ogni sede».
In particolare, sono due i fronti su cui Inwit avrebbe acceso un faro con un corposo dossier. L’approfondimento riguarderebbe le posizioni dei dirigenti di Tim e Vodafone del periodo in cui furono negoziati e firmati i contratti di servizio (il «msa»), tra il 2019 e il 2020, che erano anche contestualmente amministratori di Inwit. Allora la towerco era sottoposta prima alla direzione e coordinamento di Tim e, post-fusione con la rete di Vodafone, a un controllo congiunto dei due operatori. La valutazione in corso riguarderebbe la posizione di chi allora, con la triplice veste di azionista di controllo-cliente-amministratore, ha partecipato alla definizione di quelle condizioni.
L’operazione basava la sua sostenibilità e profittabilità sulla durata a lungo termine dei contratti, è la ricostruzione più volte esplicitata da Inwit. Mentre ora, terminata la loro presenza nella governance o nell’azionariato di Inwit, gli accordi verrebbero messi in discussione dalle stesse società (e in alcuni casi dagli stessi dirigenti). Su questo primo aspetto, interpellata, Inwit non commenta.
Il secondo fronte riguarderebbe la presunta strategia adottata dagli attuali dirigenti di Tim e di Fastweb+Vodafone e della loro controllante Swisscom. Inwit avrebbe chiesto di valutare se le interpretazioni differenti sulla durata del contratto di servizio e la lamentata eccessiva onerosità dello stesso (entrambe ritenute pretestuose dalla towerco), a cui si è aggiunto settimana scorsa l’annuncio della jv sulle torri tra Tim e Fastweb, non costituiscano elementi di una presunta strategia per forzare Inwit alla rinegoziazione degli msa, che invece la towerco ritiene validi, a lungo termine e blindati.
L’analisi chiesta al legale milanese si estenderebbe al giudizio sulla configurabilità di profili penali nel comportamento delle controparti. Questa ricostruzione viene confermata dal portavoce di Inwit: «I fatti suggeriscono una volontà di esercitare una pressione al fine di ottenere squilibrate revisioni dell’msa».
Il giorno dopo l’annuncio della joint venture il dg di Inwit Diego Galli aveva dichiarato che l’msa prevede che Inwit possa pareggiare l’offerta per ogni nuova torre dei due operatori, e ciò varrebbe anche nei confronti della jv. Per il momento diffide a non procedere con il progetto non ne sarebbero state inviate, ma l’opzione sarebbe valutata.
A monte della contesa c’è l’interpretazione completamente opposta delle condizioni dei msa: per i due operatori i prezzi sono fuori mercato, per la towerco sono essenziali per garantire il ritorno dell’investimento complessivo da 10 miliardi.
Chi ha avviato un dialogo con Inwit per un’eventuale revisione dei termini economici è Swisscom, che ritiene di poter terminare il suo legame con la towerco nel 2028, con una pre-notifica entro fine marzo 2026. Inwit, invece, ritiene che i contratti con Fastweb+Vodafone e Tim siano blindati fino al 2038. L’esercizio della disdetta darebbe inevitabilmente il via a un contenzioso civile, con pressoché immediato ricorso urgente al tribunale della towerco per congelare la situazione.
Il tavolo per trovare un accordo con Fastweb+Vodafone al momento sarebbe pressoché fermo. Anche perché le posizioni di partenza, stando a quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, sarebbero lontanissime. La prima richiesta ufficiosa di sconto sui corrispettivi annuali arrivata dal fronte italo-svizzero sarebbe di circa 100 milioni di euro ma per Inwit sarebbe irricevibile per il pesante impatto sui bilanci. Stando a indiscrezioni, le richieste di Fastweb+Vodafone e Swisscom si sarebbero poi abbassate, ma le posizioni sarebbero ancora distanti. No comment da entrambi i gruppi.
Posizione diversa per l’msa con Tim, che recentemente avrebbe inviato una richiesta di risarcimento a Inwit da svariate decine di milioni, per il rimborso di diverse componenti che avrebbero fatto salire il costo per torre, dal recupero dell’inflazione al tema energia. Un portavoce della società delle torri chiarisce a MF-Milano Finanza che la società «è impegnata a dare un riscontro puntuale sulle contestazioni che risultano non fondate e nuovamente pretestuose». No comment di Tim. (riproduzione riservata)