Inwit, delisting in salita: debito e rating tra gli ostacoli che preoccupano Citi
Inwit, delisting in salita: debito e rating tra gli ostacoli che preoccupano Citi
L’attenzione resta concentrata sulla controversia con i clienti principali di Inwit. I risultati del terzo trimestre non dovrebbero sorprendere. Citi conferma neutral sull’azione

di Francesca Gerosa 20/10/2026 13:30

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Il titolo Inwit è salito contro corrente rispetto al mercato (+2,37% a 7,35 euro il 20 ottobre in chiusura) all’indomani della decisione del Tribunale di Milano di rigettare la domanda cautelare presentata dalla società delle torri in seguito alla disdetta del Master service agreement (Msa) da parte di Fastweb a causa dell'assenza del periculum in mora, ossia del presupposto dell’urgenza.

In particolare, il Tribunale ha evidenziato che il calo del titolo si era già verificato in concomitanza con l'annuncio dell'accordo non vincolante tra Tim e Fastweb per la costituzione di una joint venture e la costruzione di 6 mila nuove torri.

L’attenzione resta concentrata sulla controversia con i clienti principali

L'esito della sentenza era atteso, secondo Equita, che ha ricordato che il procedimento cautelare non entra nel merito della controversia, per il quale è necessario l'esito del giudizio di merito, atteso non prima del 2029. Per questo, «riteniamo che l’impatto della sentenza sia limitato per Inwit su cui abbiamo un rating hold e un target price a 7 euro». Anche per l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo (rating neutral e target price a 6,5 euro) l’esito non è inatteso, considerato che appena tre mesi fa era già stata respinta una richiesta analoga.

Mediobanca Research continua a ritenere che un compromesso tra Inwit e i suoi principali clienti (anchor tenant) rappresenti l’esito più razionale, nell’interesse di tutte le parti coinvolte e alla luce della necessità dell’Italia di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture digitali. «Confermiamo, quindi, la raccomandazione outperform su Inwit con un prezzo obiettivo di 10,7 euro per azione», precisa la banca d’affari.

Sebbene il Tribunale abbia evitato di pronunciarsi sul merito della controversia, per non anticipare il giudizio ordinario, la decisione per Citi potrebbe comunque essere interpretata come moderatamente negativa per Inwit. Un esito favorevole, infatti, avrebbe potuto rafforzare la posizione negoziale della società, che ora potrebbe essere percepita come leggermente più debole rispetto a quella dei clienti principali.

Ciò premesso, «considerata la difficoltà di replicare una rete con un’estensione territoriale comparabile e la capacità limitata disponibile nei portafogli degli altri operatori di torri di tlc, continuiamo a ritenere che una rinegoziazione concordata delle condizioni commerciali rappresenti l’esito più probabile», aggiunge Citi. Poiché una qualsiasi decisione preliminare nell’ambito del procedimento ordinario potrebbe richiedere mesi, se non anni, l’attenzione resterà concentrata sugli sviluppi delle trattative con i clienti principali. In particolare, il piano di migrazione dovrà essere definito entro marzo 2027.

I potenziali ostacoli a un’uscita dalla borsa

Ma per Citi proprio l’incertezza relativa ai contratti con i clienti principali continua a rappresentare il principale fattore di pressione sul titolo, insieme al contesto caratterizzato da tassi d’interesse elevati. Inoltre di recente si sono riaccese le speculazioni su una possibile operazione di take-private da parte degli azionisti di maggioranza di Inwit, ossia Ardian e Oak Holdings 1, sostenuta da Kkr, Gip e Vodafone, finalizzata a portare la società fuori dalla borsa.

Sebbene in passato siano circolate speculazioni analoghe, oggi quest’ipotesi appare più plausibile, alla luce della riduzione del multiplo di valutazione del titolo registrata quest’anno in seguito alle comunicazioni di recesso dai contratti da parte dei clienti principali. Un’eventuale proposta di take-private dovrebbe prevedere un premio per gli azionisti di minoranza e potrebbe quindi rappresentare un catalizzatore per il titolo nel breve termine.

«Sebbene un’operazione di questo tipo possa rappresentare un importante catalizzatore per il prezzo dell’azione, riteniamo che le preoccupazioni relative a potenziali esigenze di rifinanziamento del debito e a costi di finanziamento più elevati possano incidere negativamente sulla convenienza economica di un delisting», spiega Citi.

Senza contare che qualsiasi nuovo investitore cercherà di ottenere più chiarezza sull’esito della controversia legale in corso con i clienti principali prima di impegnare il suo capitale. La disputa genera incertezza sulla durata e sulla redditività dei flussi di ricavi provenienti dai clienti principali, che rappresentano una quota significativa dei flussi di cassa del gruppo. L’incertezza relativa ai flussi di cassa può dunque costituire un ostacolo significativo all’ingresso di nuovi azionisti.

Un altro fattore può limitare la possibilità di realizzare un’operazione di take-private: il rischio di un declassamento del rating creditizio. Attualmente, S&P e Fitch mantengono, rispettivamente, i rating di Inwit a BB+ (outlook stabile) e BBB- (con rating watch negative, ossia sotto osservazione per un possibile declassamento). Fitch ha mantenuto Inwit sotto osservazione negativa dopo le comunicazioni di recesso da parte di entrambi i clienti principali.

«Riteniamo che diversi fattori potrebbero determinare una revisione al ribasso dei rating creditizi e, di conseguenza, rendere necessario il rifinanziamento del debito. Un eventuale declassamento non sarebbe necessariamente riconducibile a un singolo fattore, ma alla combinazione di più elementi, tra i principali figurano: il superamento delle soglie di leva finanziaria, in particolare in caso di acquisizione finanziata mediante un elevato ricorso al debito; per Fitch, la soglia indicata è pari a 6 volte il rapporto tra debito netto ed ebitda after lease; la fine eventuale del contratto Msa; qualsiasi impatto sui flussi di cassa futuri derivante da un possibile accordo con i clienti principali», spiega Citi.

In caso di un accordo transattivo e di ripercussioni sui flussi di cassa, «riteniamo che assumerebbero un ruolo centrale un percorso graduale di riduzione dell’indebitamento e la capacità di sostenere la distribuzione dei dividendi. E nell’attuale contesto caratterizzato da tassi d’interesse più elevati, ciò potrebbe aumentare in modo rilevante i costi di finanziamento e compromettere la convenienza economica dell’operazione», avverte la banca d’affari.

Anche il passaggio della società dallo status di società quotata a quello di società non quotata potrebbe influire sul rating, poiché il cambiamento di status comporterebbe modifiche a diversi elementi sottostanti, tra cui la governance societaria e la struttura del consiglio di amministrazione.

Qualsiasi operazione che comporti un cambio di controllo potrebbe attivare opzioni di vendita (put option) previste in alcuni contratti di finanziamento e rendere potenzialmente necessario un rifinanziamento. Questo rischio potrebbe essere particolarmente rilevante in caso di variazioni significative delle partecipazioni degli azionisti attuali.

Questo fattore sarebbe rilevante soltanto nello scenario in cui gli azionisti attuali intendessero acquistare le partecipazioni di minoranza, anche solo parzialmente. La questione centrale è se Vodafone, che detiene indirettamente circa il 20% di Inwit, sia disposta a investire ulteriormente nella società, considerato che ha già abbandonato il mercato italiano. Una delle soluzioni possibili consiste nel finanziare l’investimento attraverso un maggior ricorso al debito. Tuttavia, l’attuale contesto di tassi d’interesse elevati rappresenta un deterrente importante.

I risultati del terzo trimestre del 2026 non dovrebbero sorprendere

Nel breve Citi guarda ai conti del terzo trimestre del 2026. «Ci aspettiamo un calo dei ricavi dello 0,5% rispetto al -0,8% del secondo trimestre, e un margine ebitda del 90%, in linea con le indicazioni fornite dalla società», indica il broker che si attende anche un flusso di cassa ricorrente dopo gli oneri finanziari pari a 148 milioni di euro.

In attesa della trimestrale, Citi ha aggiornato le stime sui ricavi e l’ebitda after lease per l’esercizio 2026 a 1,070 miliardi e a 770 milioni, rispettivamente, ma in modo marginale, mentre le ha riviste al rialzo dell’1-2% nel medio termine. Le stime di utile per azione, invece, sono state aumentate del 6-9% a 0,38 euro nel 2026, a 0,34 euro nel 2027 e a 0,35 euro nel 2028 grazie a un ebitda after lease più elevato e a un numero più basso di azioni in circolazione. Il target price sul titolo resta 7,20 euro (rating neutral). (riproduzione riservata)