Seri Industrial, Invitalia porta in tribunale la società sui conti di Menarini Bus
Seri Industrial, Invitalia porta in tribunale la società sui conti di Menarini Bus
La ex Spac è alle prese con un delisting a sconto contestato dagli azionisti di minoranza. Ora si apre un nuovo fronte sui conti di Menarini Bus con Invitalia e Leonardo

di di Elena Dal Maso 12/08/2026 19:40

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La partita su Menarini Bus si sposta in tribunale e apre un nuovo fronte per Seri Industrial, società guidata dal ceo Vittorio Civitillo, proprio mentre l’ex Spac si prepara a lasciare Piazza Affari attraverso la fusione con Seri. Operazione a forte sconto, contestata dagli azionisti di minoranza e destinata a revocare le azioni dalla quotazione.

Al centro del contenzioso, i conti 2024 e 2025

Al centro del contenzioso ci sono i conti 2024 della storica azienda di autobus, le rettifiche effettuate dalla nuova gestione e le responsabilità per le perdite emerse dopo il cambio di proprietà.

Invitalia, che dopo la cessione ha mantenuto il 2% di Menarini, ha impugnato davanti al Tribunale di Napoli le deliberazioni relative all’approvazione del bilancio 2024, chiuso con una perdita di 50,6 milioni di euro. L'Agenzia aveva votato contro il bilancio e ha espresso voto contrario anche su quello relativo al 2025. Secondo quanto emerge dalle relazioni societarie e dai verbali assembleari, scrive Radiocor, Invitalia considera le rettifiche effettuate dalla nuova gestione «illegittime e ingiustificate» e le ritiene funzionali alla richiesta di indennizzi avanzata nei confronti dei precedenti soci.

Leonardo contro

Seri Industrial, che detiene il 98% di Menarini, ha infatti chiesto a maggio un risarcimento di 82 milioni di euro, chiamando in causa anche Leonardo, ex azionista venditore, per violazione delle dichiarazioni e garanzie previste dall'accordo di cessione. Leonardo, a sua volta, ha chiesto il rigetto della domanda e ha formulato domande riconvenzionali per circa 70 milioni di euro, oltre a un ulteriore risarcimento, contestando a Seri la violazione degli obblighi assunti nell'operazione.

Il nodo nasce dalle verifiche condotte dal nuovo management sui bilanci degli esercizi precedenti. Nel predisporre il bilancio 2024 sono state individuate sottostime di passività e sovrastime di attività già presenti nei conti: le rettifiche complessive sul patrimonio netto di apertura sono state quantificate in 61 milioni di euro, di cui 38 milioni riferiti al 2023 e 23 milioni agli esercizi precedenti. Il 2023, dopo le correzioni, evidenzia così una perdita di 101 milioni a fronte di 55 milioni di ricavi.

La vicenda ha portato anche all'avvio, deliberato dall'assemblea il 9 luglio con il voto contrario di Invitalia, di un'azione di responsabilità nei confronti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale in carica fino a luglio 2024. In precedenza era stato rimosso per giusta causa l'ex amministratore delegato Giancarlo Schisano, in relazione alle scelte contabili degli esercizi precedenti.

I nuovi conti e la posizione dei sindacati

I conti più recenti mostrano comunque una discontinuità rispetto al passato. Nel 2025 Menarini ha registrato 125,8 milioni di ricavi, con circa 350 autobus prodotti e venduti, e un margine operativo lordo positivo per 16,9 milioni. Il valore della produzione ha raggiunto 159 milioni, mentre il costo del venduto è salito a 140 milioni. Il risultato netto è rimasto negativo per 3,7 milioni.

La società considera il risultato un passo verso il riequilibrio economico, ma il recupero resta da consolidare. Secondo quanto segnalato dai sindacati, per il 2026 la produzione potrebbe fermarsi a 100-120 mezzi, contro i circa 350 del 2025. Menarini conta oggi circa 550 dipendenti tra Flumeri e Bologna: nello stabilimento campano 420 lavoratori sono in cassa integrazione da febbraio, mentre il sito emiliano è interessato da un riassetto organizzativo avviato alla fine del 2024.

La vicenda Menarini aggiunge un elemento alla valutazione del patrimonio di Seri Industrial. Al 30 aprile le partecipazioni nelle controllate valevano complessivamente 192,1 milioni, a fronte di un patrimonio netto di 160,4 milioni. (riproduzione riservata)