«Gli investitori non ci chiedono più se investire nell’acqua, ci chiedono come farlo». Così Goldman Sachs Asset Management mette il suo sigillo sull’evoluzione del mercato: la risorsa idrica ha ormai piena cittadinanza nei portafogli azionari. «Riteniamo che vi sia un chiaro trend economico alla base della tesi d’investimento nell’acqua», prosegue la banca d’affari nel suo report «Finding investment opportunities in the global response to water stress».
Ed eccoli i numeri dello stress idrico, quanto mai attuali nella morsa del caldo torrido di queste settimane. Il World Economic Forum stima in 13.200 miliardi di dollari il fabbisogno di investimenti nelle infrastrutture idriche entro il 2040, a fronte di una spesa attuale che dovrebbe più che raddoppiare per colmare il divario. A rendere il problema più urgente si è aggiunto un driver nuovo: la corsa ai data center per l’intelligenza artificiale, che per il raffreddamento richiedono volumi d’acqua enormi. Solo negli Stati Uniti, si stima che entro il 2030 serviranno fino a 5,5 miliardi di litri d’acqua al giorno di nuova capacità. È anche su queste basi che le banche d’affari hanno intensificato la copertura del settore, convergendo su alcune regole auree per scelte mirate. Se ne ricava un mini-vademecum: preferire le società in grado di migliorare l’utilizzo dell’acqua, sia quelle più esposte ai grandi investimenti in reti, trattamento e misurazione, sia le super specializzate in nuove tecnologie.
In Italia, il titolo più puro in tema idrico è Acea. Dopo la cessione di Acea Energia a Eni Plenitude, il gruppo ha rafforzato il profilo infrastrutturale, portando le attività regolate a circa il 95% dell’ebitda, diventando il primo operatore dell’acqua in Italia e il secondo in Europa, con investimenti per quasi 900 milioni di euro nel 2025. Equita ha confermato buy con target price a 26 euro per la società guidata dall’ad Fabrizio Palermo (che tratta intorno a 22 euro), accogliendo positivamente anche il debutto sul mercato dei blue bond: un’obbligazione da 500 milioni, durata sei anni e cedola del 3,375%, collocata il 23 giugno a un costo inferiore alle attese della sim, con ordini per oltre 1,8 miliardi per ribadire che il focus della strategia è sull’acqua. Quello di Acea è il secondo blue bond mai emesso sul mercato italiano, dopo l’operazione da 155 milioni di A2A, a ottobre 2025. Nel ciclo idrico figurano anche Hera e Iren, ma con un’esposizione più diversificata.
Le utility regolamentate come Acea agli occhi del mercato presentano un profilo generalmente più difensivo, grazie a ricavi relativamente stabili, programmi di investimento di lungo periodo e maggiore visibilità sulla remunerazione degli azionisti. Diverso il caso delle società specializzate in tecnologie per il ciclo idrico, chiamate a beneficiare della crescente domanda di soluzioni per ridurre le perdite delle reti, aumentare il riutilizzo delle acque e migliorare l’efficienza degli impianti. Un terzo filone è rappresentato infine dalle società di ingegneria e consulenza, che lavorano alla progettazione delle infrastrutture e sono destinate a intercettare una parte rilevante dei grandi programmi di investimento previsti nei prossimi anni.
È all’estero che il settore offre più scelta. In Francia, Bernstein ha confermato outperform su Veolia con target price a 40 euro, inserendola tra le proprie top pick europee. La banca cita uno studio di La Banque Postale e Sfil secondo cui gli investimenti idrici annui in Francia dovrebbero salire dai 6,7 miliardi del 2024 a 10-13 miliardi entro il 2040. A questo si aggiunge un nuovo motore di crescita: Veolia punta a portare a un miliardo di euro entro il 2030 i ricavi annui generati dai servizi destinati ai data center e ai produttori di semiconduttori. Berenberg ha portato il target price da 39,4 a 40,5 euro per azione.
Sempre Bernstein ha guardato anche in Gran Bretagna, dove il nuovo periodo regolatorio prevede investimenti per 104 miliardi di sterline fra il 2025 e il 2030, ben il 71% in più rispetto al ciclo precedente. Confermati i giudizi outperform su Severn Trent, con target price di 3.370 pence rispetto ai circa 3.000 delle attuali quotazioni, e su United Utilities, con prezzo obiettivo di 1.420 pence, trattata a 1.380. Bernstein classifica invece market perform il titolo Pennon, a 600 pence, in upside dai 500 attuali. Anche Bnp Paribas è tornata sul comparto: United Utilities resta il titolo preferito, con target price di 1.600 pence e un potenziale del 22%, sostenuto dall’aumento di 2,5 miliardi di sterline del piano di investimenti; su Pennon il prezzo obiettivo è di 560 pence, mentre su Severn Trent è di 3.260 pence. Anche per la banca francese il settore si avvicina a un punto di svolta: il quadro regolatorio sta migliorando e il rischio di una nazionalizzazione si sta attenuando.
Negli Stati Uniti, fra le utility American Water Works resta la maggiore realtà quotata del listino ed è considerata anche la più difensiva del comparto, grazie alla prevalenza di attività regolate. Il consensus degli analisti è hold, con un target price medio intorno a 138 dollari e un potenziale di rialzo limitato rispetto alle quotazioni attuali di circa 134: un segnale che il mercato considera già incorporata nelle valutazioni una parte consistente della crescita attesa. La società ha intanto confermato per il 2026 una guidance sull’utile per azione adjusted compresa fra 6,02 e 6,12 dollari.
Ma negli Usa il settore idrico assume anche una connotazione più tecnologica, ed è sempre qui che si concentra buona parte della domanda legata ai consumi dei data center. Il nome su cui c’è forte l’attenzione da parte degli analisti è Xylem, specializzata nelle tecnologie per la gestione dell’acqua dopo l’acquisizione di Evoqua. A fine giugno Jefferies ha alzato il giudizio da hold a buy, portando il target price da 130 a 140 dollari (il titolo tratta a 125). La banca punta sul recupero della crescita organica e sull’espansione dei margini, attesi al 23% prima del previsto e intorno al 25% entro il 2028. Il titolo tratta inoltre a circa 13 volte l’ev/ebitda atteso, con uno sconto superiore al 20% rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Accanto a Xylem gli analisti seguono Watts Water Technologies, che produce valvole e sistemi per la gestione dei flussi utilizzati anche nei data center. Nel primo trimestre il gruppo ha registrato ricavi record per 677 milioni di dollari, in crescita del 21% su base riportata e del 12% a livello organico, con l’espansione dei data center fra i principali motori dell’aumento. Il mercato continua ad apprezzarne la qualità, ma i giudizi degli analisti restano divisi e riflettono una valutazione già impegnativa dopo il forte rialzo del titolo: a metà luglio le azioni viaggiano intorno a 353 dollari. Per i prezzi obiettivo si va da una media di 350 dollari del consenso ai 414 dollari di Barclays (che partiva da 317).
Fra i nomi da monitorare c’è anche Pentair, specializzata nella filtrazione e nel trattamento delle acque. Il 14 luglio, però, il gruppo ha sorpreso negativamente il mercato annunciando risultati preliminari del secondo trimestre inferiori alle attese e tagliando la guidance 2026. L’annuncio, accompagnato dall’uscita del direttore finanziario, ha fatto perdere al titolo il 17% in una seduta e spinto Rbc a tagliare il target price da 101 a 74 dollari. Attualmente il titolo quota intorno ai 66 dollari.
Tetra Tech rappresenta un ulteriore modo di investire nel settore. Più che sulla gestione diretta della risorsa idrica, il gruppo punta su progettazione, consulenza e ingegneria per grandi opere infrastrutturali e ambientali. Dopo il rialzo della guidance 2026 sui ricavi, il consenso si attesta sui 40 dollari dai 32 circa delle quotazioni attuali, con una forchetta ampia che va da 35 a 48 dollari.
Più volatile invece Badger Meter, che produce contatori intelligenti, puntando sulla digitalizzazione delle reti e la crescente domanda di sensori, software di monitoraggio e sistemi per l’individuazione delle perdite idriche. In attesa dei risultati del secondo trimestre, che saranno pubblicati il 22 luglio, il consenso, appena aggiornato, si mantiene prudente su 153 dollari, allineato alle quotazioni del titolo che si aggirano sui 151 dollari.
Molto attivo il versante Etf, ma con qualche distinguo. I prodotti quotati in Europa sono più esposti alle utility regolamentate e ai grandi gestori del servizio idrico, offrendo un profilo generalmente più difensivo. Quelli statunitensi, invece, assegnano un peso maggiore alle società industriali e tecnologiche che sviluppano pompe, valvole, sistemi di filtrazione, software e componenti per le reti.
Tra gli Etf tematici (un altro megatrend è l’energy storage) i più liquidi in Europa sono iShares Global Water (IH2o), L&G Clean Water e Amundi Msci Water Esg Screened. Sui listini statunitensi i riferimenti sono Invesco Water Resources (Pho) e First Trust Water (Fiw). (riproduzione riservata)