Se Elon Musk manterrà il proposito di portare in borsa SpaceX quando un raro allineamento di pianeti si incrocerà con il suo compleanno, gli investitori interessati devono segnare sul calendario la data del 28 giugno. Stravaganza a parte, le aspettative per il debutto sono alle stelle perché potrebbe trattarsi dell’ipo più grande della storia: 1.750 miliardi di dollari di valutazione e 75 miliardi di raccolta secondo alcune stime.
Un’altra quotazione molto attesa è quella di OpenAI, la società che ha lanciato ChatGpt. L’intenzione dell’amministratore delegato Sam Altman è di chiudere la pratica entro l’anno, anche se pare che sui tempi ci siano alcune divergenze interne. Ma chi volesse investire in queste aziende, senza essere vincolato ai cronoprogrammi delle ipo, può intanto prendere in considerazione alcuni fondi specializzati che hanno SpaceX e OpenAI tra le loro posizioni.
Al momento gli investitori possono optare per il Private Innovation Eltif di Ark Invest, la società di Cathie Wood. Il fondo, presentato a gennaio e autorizzato in diversi Paesi (Italia inclusa), è pensato per chi vuole accedere al capitale di società private innovative (in fase avanzata) attraverso un unico veicolo. Circa l’80% del portafoglio che sarà costruito nel corso dell’anno verrà investito in imprese non quotate, mentre una parte minore sarà allocata in titoli già scambiati in borsa.
Il veicolo ha una struttura che prevede sottoscrizioni continue con finestre di rimborso periodiche e al momento è accessibile sia agli investitori retail sia a quelli professionali. Tuttavia, in Europa i primi devono investire tramite un intermediario regolamentato (una banca, un consulente, una piattaforma o un gestore patrimoniale).
Per ora il fondo ha ufficializzato due investimenti, in SpaceX e Databricks, specializzata in piattaforme di AI aziendale. Altre società operanti soprattutto in settori come AI, robotica, stoccaggio di energia e tecnologie multi-omiche (tecniche avanzate usate in biologia per studiare contemporaneamente più livelli di un organismo) saranno aggiunte al portafoglio dell’Eltif nei prossimi mesi.
Inoltre, da un paio di settimane Ark Invest ha introdotto OpenAI in tre dei suoi Etf a gestione attiva negli Stati Uniti: Ark Innovation Etf (disponibile anche in versione Ucits per il mercato europeo), Ark Blockchain & Fintech Innovation Etf e Ark Next Generation Internet Etf. Nel complesso i veicoli detengono circa il 3% dell’azienda di Altman.
In alternativa serve pazienza fino alla quotazione. Per SpaceX l’attesa potrebbe finire a giugno 2026, mentre per OpenAI e la concorrente Anthropic (la società che ha sviluppato il modello di AI Claude) la finestra più plausibile sembra il quarto trimestre.
Per tutte e tre le società i numeri sono da record: il gruppo di Musk, che include anche i satelliti Starlink e la startup xAI, potrebbe ottenere una valutazione di 1.750 miliardi, mentre per OpenAI e Anthropic le stime oscillano intorno a 800-1.000 miliardi. In termini di raccolta SpaceX punterebbe a un bottino da 75 miliardi, le altre due società intorno ai 60 miliardi.
Inoltre OpenAI e SpaceX hanno intenzione di accogliere nel capitale un buon numero di investitori retail. La società di Altman ha già raccolto oltre 3 miliardi da investitori individuali nell’ultimo round di finanziamento da 122 miliardi complessivi e una valutazione di 852 miliardi. In più la direttrice finanziaria Sarah Friar ha dichiarato a Cnbc che OpenAI intende riservare una parte delle azioni dell’ipo proprio ai privati.
Anche SpaceX sta pianificando di destinare un pacchetto consistente al retail, secondo quanto riportato da Reuters. In un incontro con le banche che coordinano la quotazione il direttore finanziario Bret Johnsen avrebbe detto che «il settore retail sarà una parte fondamentale del processo e avrà un peso maggiore rispetto a qualsiasi altra ipo nella storia».
Secondo le indiscrezioni, Musk starebbe pensando di portare fino al 30% la quota da assegnare agli investitori al dettaglio, mentre la maggior parte delle aziende tende a fermarsi in un range tra il 5% e il 10%.
In conclusione, le due modalità di investimento si differenziano per modalità e tempistiche. L’esposizione tramite i fondi è di fatto indiretta e dà accesso a un portafoglio di aziende più ampio e da subito, consentendo di mettere un piede in società caratterizzate da una forte crescita. Entrare in fase di ipo, invece, presuppone la scelta della singola azienda e l’attesa del completamento dell’iter, le cui tempistiche possono variare. (riproduzione riservata)