Investire con Poste o investire in Poste? Il doppio volto del gruppo dopo la svolta Tim
Investire con Poste o investire in Poste? Il doppio volto del gruppo dopo la svolta Tim
L’evoluzione del business e l'opas su Tim cambiano lo scenario Dai buoni e libretti garantiti dallo Stato al titolo che corre in borsa, vantaggi, costi e prospettive delle due strade per investire nel gruppo

di di Paola Valentini 24/07/2026 20:00

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Investire con Poste Italiane o investire in Poste Italiane? La domanda torna d'attualità dopo l'operazione che vede il gruppo guidato da Matteo Del Fante protagonista nel riassetto delle telecomunicazioni italiane con l'opas su Tim. Una mossa che cambia il profilo industriale dell’azienda e può incidere anche sulle prospettive del titolo. Per il risparmiatore il tema è duplice. Da una parte c'è l'offerta tradizionale di BancoPosta e Poste Vita, che continua ad attrarre milioni di famiglie italiane. Dall'altra c'è una società quotata che negli ultimi anni ha incrementato utili e dividendi, trasformandosi progressivamente da operatore postale a conglomerato attivo nei servizi finanziari, assicurativi, nei pagamenti digitali, nella logistica e, ora, anche nelle telecomunicazioni.

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Nonostante la volatilità di breve periodo, il bilancio per il titolo Poste, in Piazza Affari dal 27 ottobre 2015, resta positivo: ha messo a segno un balzo di oltre il 300% dall’ipo, del +41% negli ultimi 12 mesi e dall'inizio dell'anno la crescita è del +22%. Il mercato sta premiando la visione strategica dell'opas da 13,4 miliardi partita il 20 luglio (conclusione prevista per l'11 settembre). L'obiettivo è creare un colosso nazionale da oltre 28 miliardi di ricavi e 150 mila dipendenti che integri logistica, finanza e tlc. L'impatto sull'utile per azione è atteso dal 2027, mentre il dividendo 2026 dovrebbe rimanere neutrale nonostante l'esborso per l'acquisizione. Secondo il consenso di otto analisti che seguono il titolo, il dividendo medio atteso per il 2026 è di 1,32 euro, un valore che a fronte dei circa 26 euro di prezzo attuale, si traduce in un rendimento del 5%, sopra il Btp decennale (4%) che però sconta una tassazione inferiore sulle plusvalenze (il 12,5% anziché il 26%).

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Le principali case d'affari hanno recentemente rivisto al rialzo le loro valutazioni, intravedendo un ulteriore spazio di crescita. Intermonte: ha alzato il target price a 33 euro con raccomandazione outperform (comprare), ipotizzando un upside del 20% circa rispetto ai valori attuali. Banca Akros ha un prezzo obiettivo di 32 euro con giudizio accumulate, Ubs ha fissato un obiettivo a 31,9 euro, prevedendo una crescita costante dell'utile e dividendi più alti grazie alla solida generazione di cassa.

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I vantaggi competitivi e l'offerta per le famiglie

Il principale vantaggio competitivo di Poste resta la fiducia dei risparmiatori. Per milioni di italiani il gruppo è sinonimo di sicurezza, una percezione legata alla presenza dello Stato nell'azionariato attraverso il Ministero dell'Economia e Cassa depositi e prestiti (Cdp), fattore che nei periodi di tensione finanziaria torna ad assumere valore. Le ultime crisi bancarie internazionali nel post Covid hanno riportato al centro dell'attenzione il tema della solidità degli intermediari e delle garanzie offerte ai risparmiatori, favorendo ancora una volta il marchio Poste agli occhi della clientela retail. L'offerta rimane focalizzata sui bisogni delle famiglie: conti BancoPosta, libretti, buoni fruttiferi postali, fondi comuni, polizze vita e previdenza complementare.

Una gamma meno sofisticata rispetto a quella delle principali banche commerciali, ma costruita per intercettare il risparmio diffuso.

Sul fronte dei costi, tuttavia, il vantaggio non è sempre evidente. Secondo le rilevazioni della Banca d'Italia, il conto BancoPosta si colloca nella fascia medio-alta del mercato in termini di spese complessive annue, pur prevedendo riduzioni del canone al verificarsi di determinate condizioni, come l'accredito dello stipendio o di un bonifico periodico. Dall’ultima indagine di Via Nazionale sui conti correnti emerge che il costo di gestione di un conto postale è stato pari a 71,6 euro nel 2024, in crescita di 4,3 euro rispetto all’anno precedente (nel 2023 e nel 2022 era salito rispettivamente di 7,7 e 1,6 euro). Per effetto di questi aumenti, il divario di spesa tra conti postali e delle banche, calcola Banca d’Italia, è sceso da 33,3 a 29,5 euro. Più competitivo appare invece il comparto del risparmio gestito. Le polizze di Poste Vita presentano commissioni generalmente inferiori alla media del settore, mentre il piano individuale pensionistico Posta Previdenza Valore si distingue per un indicatore sintetico di costo (1,45% a dieci anni) tra i più contenuti della categoria (che ha una media a dieci anni dell’1,87% per i comparti garantiti e del 2,14% per quelli bilanciati), un fattore destinato a incidere significativamente sui rendimenti nel lungo periodo.

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La Covip sottolinea infatti che a un Isc del 2% rispetto a uno dell'1% corrisponde una riduzione del capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione al piano pensionistico di circa il 18% (se nel primo caso il capitale accumulato fosse di 100 mila euro, nel secondo sarebbe di 82 mila euro). Il gruppo, tramite Banco Posta Fondi Sgr, offre anche una gamma di fondi comuni: in tutto sono una ventina e prevalentemente bilanciati, obbligazionari e flessibili, mentre gli azionari sono soltanto due (un azionario internazionale e un azionario euro). Per alcuni comparti, soprattutto quelli più specialistici o multimanager, la gestione operativa può essere affidata, in tutto o in parte, a società di gestione esterne. Ad esempio per il fondo BancoPosta Bilanciato Multimanager c’è Anima sgr.

I buoni fruttiferi postali e i conti deposito

Il vero asset commerciale di Poste sono però i classici prodotti di risparmio: buoni fruttiferi postali e libretti. Si tratta di strumenti emessi dalla Cdp e garantiti dallo Stato italiano, una caratteristica che continua a rappresentare un elemento distintivo rispetto alla raccolta bancaria tradizionale. Per il risparmiatore prudente restano una soluzione difficilmente replicabile dal sistema bancario, anche se il profilo di rischio molto contenuto si traduce inevitabilmente in rendimenti inferiori rispetto agli investimenti finanziari più dinamici. Il gruppo propone attualmente diverse tipologie di buoni, sottoscrivibili sia allo sportello, sia online (tabella in pagina): il classico buono ordinario oggi in offerta ha una durata di 20 anni e rendimento lordo annuo a scadenza del 2,5%. Il vantaggio è l’assenza di costi di sottoscrizione e rimborso cui si aggiunge la tassazione agevolata sugli interessi, pari al 12,5% e l’esenzione dell’imposta di successione. Inoltre non pagano imposta di bollo i buoni di valore di rimborso non superiore a 5 mila euro, oltre la tassa è di 34,2 euro l’anno (come per i conti correnti). Di recente poi Poste ha lanciato i parcheggi per la liquidità con l’obiettivo di fare concorrenza ai conti di deposito delle banche e far fruttare le somme dei libretti (tabella in pagina). Lo strumento è il Deposito Supermart che oggi propone sette durate: ad esempio nella versione Plus con scadenza di 181 giorni il rendimento lordo annuo è del 3,25% (circa l'1,6% sul periodo di sei mesi), uno dei più alti sul mercato in questo orizzonte. Scontano l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sui capitali investiti e i rendimenti sono tassati con aliquota al 26% come quasi tutti gli strumenti finanziari tranne titoli di Stato e i buoni.

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Le prospettive per chi investe nel titolo azionario

Ben diverso è il ragionamento per chi valuta un investimento azionario. Negli ultimi esercizi Poste Italiane ha modificato il modello di business. I ricavi dipendono sempre meno dalla corrispondenza tradizionale e sempre di più dai servizi finanziari, assicurativi e dai pagamenti digitali, attività più redditizie e con ricavi più stabili. Questa trasformazione ha consentito al gruppo di incrementare la redditività, sostenere una generosa politica di dividendi e conquistare un ruolo stabile tra le blue chip italiane apprezzate dagli investitori istituzionali. L'operazione su Tim rappresenta probabilmente il passaggio strategico più importante degli ultimi anni. L'integrazione delle attività telefoniche consentirebbe infatti a Poste di accelerare la crescita nei servizi digitali, valorizzando la propria enorme base clienti e la capillarità della rete commerciale.

Naturalmente il mercato guarda anche ai rischi. Ogni operazione straordinaria, come lo è quella con Tim, comporta costi di integrazione, possibili ritardi nell'estrazione delle sinergie e la necessità di dimostrare che il nuovo perimetro industriale sarà in grado di creare valore per gli azionisti. Dal punto di vista finanziario, Poste Italiane continua a distinguersi per generazione di cassa elevata, una politica di dividendi stabile e crescente, una forte esposizione ai servizi finanziari e assicurativi, un business sempre più diversificato, il sostegno implicito derivante dalla presenza dello Stato nell'azionariato. Se l'operazione Tim riuscirà a produrre le sinergie attese, il mercato potrebbe attribuire a Poste un premio ulteriore rispetto a quello già incorporato nelle attuali valutazioni. (riproduzione riservata)