Investimenti, dagli Etf ai pac ai titoli, che cosa offrono le piattaforme digitali più diffuse. E perché attirano tanto i giovani
Investimenti, dagli Etf ai pac ai titoli, che cosa offrono le piattaforme digitali più diffuse. E perché attirano tanto i giovani
Neo-banche e piattaforme digitali stanno trasformando il modo di investire grazie a semplicità d’uso e costi ridotti. In crescita ci sono i Pac con Etf, sempre più scelti dai giovani per muovere i primi passi sui mercati. Ecco chi offre le condizioni migliori

di di Paola Valentini 29/05/2026 20:00

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Il risparmio europeo sta attraversando una trasformazione profonda, guidata da due forze convergenti: convergenti: la digitalizzazione dei servizi finanziari e la crescente centralità degli Etf come strumento di investimento di lungo periodo. Al centro di questo cambiamento si trovano le neo-banche e i neo-broker, che negli ultimi anni hanno ridisegnato il modo in cui le persone entrano nei mercati finanziari, abbattendo barriere storiche di costo, complessità e accessibilità.

L'ascesa dei broker digitali in Europa

Il boom degli operatori digitali non è più un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del sistema finanziario europeo. Banche come Trade Republic, Scalable Capital, Revolut e N26 hanno contribuito a spostare il baricentro dell’intermediazione finanziaria verso il digitale. La logica di queste piattaforme fintech è rendere l’investimento semplice quanto utilizzare un social network. Interfacce intuitive, grafici immediati, apertura rapida dei conti, assenza di burocrazia, costi ridotti e un accesso diretto ai mercati globali hanno eliminato molte degli ostacoli psicologici che storicamente tenevano lontani i piccoli risparmiatori dagli investimenti finanziari.

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Questa trasformazione è stata favorita da un contesto macroeconomico particolare. Per anni, il livello molto basso dei tassi d’interesse ha reso poco remunerativi i tradizionali strumenti di investimento spingendo i risparmiatori a cercare alternative più efficienti. Parallelamente la diffusione di contenuti finanziari online ha contribuito a una maggiore consapevolezza, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. Il risultato è un nuovo profilo di investitore retail: digitale, autonomo e orientato alla gestione diretta del proprio capitale.

In questo scenario, gli Etf hanno assunto un ruolo centrale. Gli Exchange Traded Fund rappresentano una delle innovazioni più importanti della finanza moderna: strumenti a gestione passiva, e da qualche tempo anche attiva, che replicano indici azionari, obbligazionari o tematici, offrendo ampia diversificazione a costi contenuti. La loro struttura trasparente e la facilità di negoziazione li hanno resi particolarmente adatti all’ecosistema delle piattaforme digitali, che li hanno rapidamente integrati nelle proprie offerte. Tuttavia, la vera accelerazione del mercato si è verificata con la diffusione dei piani di accumulo in Etf, i cosiddetti pac. Questi strumenti permettono di investire somme periodiche, anche molto ridotte, in modo automatico e disciplinato favorendo un approccio più costante al risparmio.

Questo aspetto li rende particolarmente adatti ai risparmiatori meno esperti, ma anche agli investitori più strutturati che desiderano una componente sistematica nei propri portafogli. Di conseguenza, stanno diventando un prodotto finanziario di base, simile a un conto corrente o a un conto deposito, ma orientato alla crescita del capitale nel lungo termine.

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I dati più recenti mostrano la portata del fenomeno. Nell’Europa continentale nel 2025 sono stati eseguiti oltre 15 milioni di pac in Etf ogni mese (tabella in pagina), il 39% in più sul 2024, per un volume annuo superiore ai 20 miliardi di euro (+29%) con una media di 125 euro per rata. Parallelamente, gli asset complessivi detenuti in Etf presso broker online e banche digitali hanno raggiunto livelli record, superando i 340 miliardi di euro, +28% (tabella in pagina), in un mercato totale degli Etf che in Europa ha raggiunto i 3 mila miliardi di masse.

Si tratta di numeri che evidenziano come il segmento retail sta diventando uno dei principali driver di crescita del mercato europeo degli Etf, a fianco di quello degli investitori istituzionali che per ora hanno ancora la maggior quota di mercato, l’85% (si veda box). In Italia, rileva un’analisi di Blackrock, il 5% degli adulti possiede Etf, e questo rappresenta il 14% degli investitori attuali.

Uno degli elementi più rilevanti non è solo la crescita assoluta, ma la sua natura inclusiva.

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Democratizzazione e nuovi profili di investitori

L’aumento del numero di pac procede più rapidamente rispetto ai volumi investiti, segnalando l’ingresso di nuovi investitori con capitali iniziali ridotti. Secondo lo studio di Blackrock tra gli italiani che intendono investire in Etf nei prossimi 12 mesi, il 56% ha meno di 44 anni (tabella in pagina). Questo fenomeno è reso possibile anche da innovazioni come il micro-investing, le formule di cash-back investito automaticamente e i meccanismi di arrotondamento delle spese, che integrano l’investimento nella quotidianità degli utenti.

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Il ruolo delle neo-banche è stato decisivo in questa evoluzione. A differenza degli intermediari tradizionali, queste piattaforme hanno costruito un’esperienza utente basata sulla semplicità: pochi clic per attivare un piano di investimento, interfacce intuitive e completa automazione dei processi. In questo modo, l’investimento in Etf non è più percepito come un’attività complessa, ma come un servizio finanziario di base.

La competizione nel settore si intensifica. Banche tradizionali tradizionali e grandi gestori stanno progressivamente adattando le offerte per rispondere alla pressione competitiva dei nuovi operatori digitali. Il focus si sposta su tre leve principali: riduzione dei costi, automazione degli investimenti e maggiore accessibilità dei prodotti finanziari. In questo contesto, i pac in Etf stanno diventando lo standard di riferimento per l’investimento retail di lungo periodo.

Le prospettive di crescita restano molto solide. Le stime indicano che entro il 2030 il numero di pac in Etf potrebbe più che triplicare, superando i 50 milioni di esecuzioni mensili (tabella in pagina), mentre il volume annuo potrebbe avvicinarsi ai 70 miliardi di euro. Contestualmente, il patrimonio complessivo investito in Etf presso piattaforme digitali potrebbe avvicinarsi ai 1.000 miliardi di euro (tabella in pagina), segnando un cambiamento strutturale nel modo in cui gli europei risparmiano e investono. Questo sviluppo non è uniforme, ma interessa in modo particolare i principali mercati europei, tra cui Germania, Francia, Italia e Spagna, dove la penetrazione delle piattaforme digitali è in rapida crescita.

In Italia la storia dei broker inizia nel 1993 quando per la prima volta Borsa Italiana introduce il collegamento con le Sim per rendere più rapida l’esecuzione degli ordini. Grazie a questa evoluzione, nel 1995 Directa Sim è diventato il primo operatore che ha introdotto in Italiauna piattaforma di trading online. All’inizio questi operatori si rivolgevano ai trader di professione, poi man mano si sono evoluti.

Con il passare del tempo e la crescita del mercato degli investimenti, sempre più broker hanno aumentato e concentrato la propria offerta di intermediazione online. E l’offerta man mano è cresciuta. Accanto agli Etf, le fintech offrono anche la possibilità di compare e vendere azioni, obbligazioni societarie e titoli di Stato, oltre che fondi, criptovalute e derivati. Moneyfarm ad esempio, ha iniziato nel 2011 con una gestione patrimoniale e poi nel 2023 si è aperta al fai-da-te con il lancio del Conto Trading che nel 2025 ha visto l’avvio del primo pac in Etf e sempre lo scorso anno, a novembre, l’offerta si è ampliata con le azioni Usa, che oggi rappresentano una componente imprescindibile di ogni broker.

Scalable Capital e Trade Republic propongono anche fondi di private equity, quest’ultima a partire da un euro. Alcune sono partite dall’offerta di conti correnti per poi espandersi all’ecosistema degli investimenti. Nata principalmente come app per pagamenti e viaggi, Revolut si sta rapidamente evolvendo e viene usata per ricevere lo stipendio, depositare fondi, risparmiare, investire e gestire le finanze famigliari. Revolut ha annunciato di aver superato i 5 milioni di clienti in Italia, un mercato che è ora il suo quinto più grande a livello globale e al ritmo di crescita attuale potrebbe, spiega la società, entrare nella top tre entro i prossimi 12 mesi. Revolut ha sede in Lituania ed è vigilata dalla Banca centrale del Paese e dalla Bce, ma ha di recente chiesto la licenza bancaria in Francia e sta lavorando per aprire una sede a Parigi in modo da essere più vicina ai mercati dell’Europa Occidentale.

La Consob, autorità di vigilanza dei mercati finanziari in Italia, mette a disposizione sul proprio sito una sezione dedicata in cui è possibile verificare quali intermediari online siano autorizzati a operare nel Paese. La garanzia dei depositi è infatti un elemento essenziale per la tutela dei risparmiatori e nell’Ue vige il sistema di protezione fino a 100 mila euro. Se si apre quindi un conto in una filiale italiana di una banca con sede in un altro Paese Ue (come ad esempio Revolut che è in Lituania), il deposito è coperto dal sistema di garanzia del Paese d'origine della banca ma sempre con i medesimi massimali europei di 100 mila euro.

Dopo l’affidabilità, il fattore più importante da valutare sono i costi: i broker online risultano più economici delle banche tradizionali. La convenienza di un broker dipende dal profilo dell’investitore, in particolare dalla frequenza delle operazioni e dall’importo medio delle transazioni.

Un’analisi di Just Etf (tabelle in pagina) mostra che i broker, come Scalable Capital e Trade Republic, tendono ad applicare costi mediamente più bassi. Commissioni ridotte possono migliorare i rendimenti, permettendo di risparmiare diversi euro su ogni operazione. Le diverse piattaforme di investimento online si distinguono tra loro per le funzionalità offerte e per il livello di innovazione ed esperienza utente.

Tutto questo a fronte dell'assenza di consulenza personalizzata o una qualche forma di educazione finanziaria che questi operatori non mettono in generale a disposizione perché fanno solo da tramite. In generale uno dei punti deboli è la mancanza di un servizio che aiuti il risparmiatore ad orientarsi. Soprattutto per capire non soltanto i costi, ma quali rischi ci si assume quando si investe. Ma qualcosa inizia a cambiare.

Un passo avanti lo ha fatto Moneyfarm che in aprile ha lanciato Bastian, un’intelligenza artificiale sviluppata internamente che per ora non consente all’utente di porre qualsiasi richiesta ma è impostata su un sistema di domande e risposte predefinite. Fideuram Direct, la piattaforma digitale di Intesa Sanpaolo, che ha debuttato in Italia nel 2022 e ha appena avviato la sua attività anche in Belgio e Lussemburgo, ha in programma di lanciare servizi di consulenza a distanza.

La sfida, per tutti, sarà accompagnare questa crescita con maggiore educazione finanziaria, regole trasparenti e infrastrutture in grado di sostenere e tutelare un numero sempre più alto di risparmiatori che vogliono investire in autonomia.

Spence (Jp Morgan Am), focus su cedole e protezione

L’industria degli Etf ha 36 anni ma sta vivendo una sorta di «nuova adolescenza: una fase di trasformazione rapida, con nuovi strumenti, nuove piattaforme digitali e nuovi comportamenti di investimento», osserva Travis Spence, global head degli Etf di Jp Morgan Am. E il protagonista di questa trasformazione è il pubblico retail che sta iniziando solo ora a entrare davvero nel mercato. «Oggi circa l’85% degli investitori Etf in Europa è ancora composto da professionisti — asset manager, fondi pensione e assicurazioni — ma il segmento retail sta crescendo rapidamente grazie alla diffusione di smartphone, piattaforme digitali e social media finanziari», spiega.

Portafogli diversificati

Secondo Spence, uno dei motivi principali del successo degli Etf presso il pubblico retail è la semplicità di accesso: «Con un Etf ottieni un portafoglio diversificato che viene negoziato come un’azione». In particolare in questa fase si mettono in evidenza gli Etf attivi, che stanno crescendo molto più velocemente degli Etf tradizionali passivi. «Negli Stati Uniti ora ci sono più Etf attivi che passivi», aggiunge Travis, «gli Etf attivi stanno attirando una quota sempre maggiore dei flussi globali perché consentono di combinare gestione professionale, trasparenza e facilità di utilizzo».

Reddito e controllo della volatilità

Per il retail europeo, uno dei temi più forti è quello del reddito. «Gli investitori cercano sempre più strumenti capaci di generare flussi cedolari in modo relativamente stabile. In questo contesto stanno avendo successo le strategie basate su opzioni e derivati, come gli Etf equity premium income». Questi prodotti cercano di offrire entrate periodiche e una minore volatilità rispetto ai tradizionali investimenti azionari. Spence evidenzia anche altro elemento chiave: il cambiamento culturale in Europa: «Stiamo vedendo risparmiatori trasformarsi in investitori». E questo grazie anche ad alcune riforme pensionistiche, «come quelle in Germania, che stanno favorendo un maggiore utilizzo degli Etf da parte dei privati grazie a costi contenuti e trasparenza». (riproduzione riservata)